Esteri

Greta e Vanessa sono in Italia

Dopo la liberazione, le due cooperanti italiane rapite in Siria il 31 luglio scorso sono arrivate a Ciampino con un aereo militare

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Lo sguardo quasi perso nel vuoto e un sorriso appena abbozzato: i volti di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, le due ragazze rapite in Siria lo scorso 31 luglio, denunciano tutte le sofferenze e le paure di più di sei mesi di prigionia.

A riportarle in Italia è stato un Falcon della nostra Aeronautica militare, atterrato a Ciampino dopo tre di volo dalla Turchia: subito dopo l'arrivo, al quale era presente il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, c'è stato come ovvio un lungo e commosso abbraccio delle due cooperanti con i rispettivi genitori, parenti ed amici giunti dalla Lombardia, avvenuto in una saletta dell'aeroporto, lontano da giornalisti, fotografi e telecamere.

 

Le famiglie delle due ragazze - a quanto si è appreso - sono giunte in auto, un po' in ritardo a causa di una foratura: per Vanessa i genitori e il fratello; per Greta, oltre ai genitori, il fratello e la sua fidanzata, anche due amiche, compagne delle scuole medie, impegnate a loro volta nel volontario. Concluse le procedure di rito, Greta e Vanessa hanno lasciato laereoporto senza rilasciare dichiarazioni, ma già nella giornata di oggi saranno ascoltate dalla Procura di Roma, che ha aperto un'inchiesta sul rapimento.

La prima notizia della liberazione delle due ragazze era stata data, via twitter, da @sadeer1, una fonte del'opposizione siriana che già in passato avevano dimostrato una qualche credibilità, prima della conferma ufficiale di Palazzo Chigi. La stessa fonte riferisce anche che padre Paolo Dall'Oglio, rapito il 29 luglio, è vivo e si troverebbe attualmente "nelle prigioni dello Stato islamico a Raqqa", in Siria.

 

La loro vicenda è intrecciata con quella della guerra civile che insanguina il Paese da due anni. Era il 31 luglio 2014 quando si persero le tracce di queste due ragazze, rapite in Siria ad Alabsmo, vicino ad Aleppo. Le due volontarie  avevano fondato il Progetto Horryaty ed erano entrate tre giorni prima in Siria da Atma, a pochi chilometri di distanza dal campo profughi omonimo.

Originarie una di Brembate, nel bergamasco, e l'altra di Besozzo, in provincia di Varese, Vanessa  e Greta  erano al loro secondo viaggio in Siria in poco meno quattro mesi: a marzo, la prima tappa del 'progetto Horryaty', le aveva portate a compiere un sopralluogo per capire il da farsi. Marzullo, 21 anni, studia mediazione linguistica e culturale all'Università di Milano, dove ha cominciato a imparare l'arabo oltre all'inglese. Sulla sua pagina Facebook racconta la guerra, mette foto di bombe e bimbi dilaniati, descrive la sua esperienza in Siria: l'ultimo 'post' risale al 16 luglio scorso. Il 20 settembre la notizia, mai confermata, che sarebbero state vendute due volte ad altri gruppi ma senza finire finite nelle mani degli jihadisti sunniti dello Stato Islamico (Isis).

La notizia veniva dal quotidiano libanese 'Al-Akhbar' (anti-israeliano e considerato vicino alle milizie sciite di Hezbollah), che ricostruisce come le due giovani siano state attirate con l'ingano nella "casa del capo del Consiglio rivoluzionario di Alabsmo" con il giornalista de Il Foglio, Danielere Ranieri, che riuscì a scappare. Il 31 dicembre scorso, in un video di 23 secondi pubblicato su YouTube, le due volontarie supplicavano il governo italiano: "Siamo Greta Ramelli e Vanessa Marzullo. Supplichiamo il nostro governo e i loro mediatori di riportarci a casa prima di Natale. Siamo in grande pericolo e possiamo essere uccise. I nostro governo ed i mediatori sono responsabili delle nsotre vite". Poche ore dopo la diffusione del video, il ramo siriano di al Qaeda, al Nursa, aveva confermato di tenere in ostaggio le due ragazze. 

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