Redazione

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29 dicembre

Proclamato il cessate il fuoco in Siria dalle ore 00.00 del 30 dicembre (le 23 italiane): a darne comunicazione è stato il ministro della Difesa russo, Serghei Shoigu, precisando che la tregua è finalizzata all'avvio di colloqui di pace ed "è stata firmata da unità composte da 60 mila effettivi" tra forze governative di Assad e "principali gruppi dell'opposizione armata", esclusi però i jihadisti dell'Isis e i miliziani di Jabhat Fateh al-Sham, già Fronte al-Nusra, con le fazioni loro alleate. 

Subito dopo le parole del suo ministro, il presidente Vladimir Putin ha poi annunciato una riduzione della presenza militare russa in Siria: "Sono d'accordo con la proposta formulata dal ministero della Difesa a proposito di una riduzione della nostra presenza militare in territorio siriano", ha dichiarato il n°1 del Cremlino, ribadendo il pieno sostegno di Mosca ad Assad. Da Mosca è poi anche arrivata la notizia che l'Egitto potrà unirsi ai negoziati di pace fra governo siriano e opposizione armata in programma ad Astana (capitale del Kazakistan) e ai quali si aggiungeranno Arabia Saudita, Qatar, Iraq e Giordania, con la presenza su invito anche di "un rappresentante dell'Onu". 

19 dicembre

Secondo quanto riferito da una fonte medica, tra le 1.200 e le 1.300 persone hanno lasciato nella mattinata di oggi la zona di Aleppo Est, ultima enclave ribelle nella città siriana, mentre l'Osservatorio siriano per i diritti umani riferisce che altre 500 persone sono state fatte uscire da Fua e Kefraya, le due località sciite assediate dai ribelli jihadisti nel nord-ovest della Siria.

Mentre sul terreno di guerra le procedure di evacuazione proseguono a singhiozzo, sul fronte delle relazioni internazionali il presidente russo Vladimir Putin e quello turco Recep Tayyip Erdogan hanno discusso della situazione in Siria in generale e ad Aleppo in particolare: lo ha fatto sapere ieri notte il Cremlino, riferendo di una conversazione telefonica tra i due leader, nella quale si è anche affrontato il tema dei colloqui tra il governo siriano e la cosiddetta opposizione moderata ad Astana, in Kazakistan. "Le parti hanno espresso reciproca soddisfazione per lo stretto coordinamento tra Russia e Turchia nel promuovere una soluzione del conflitto siriano. I due presidenti si sono detti d'accordo per continuare i contatti su questo tracciato", è quanto si può leggere nella nota.

16 dicembre

Il ministero della Difesa russo sostiene che si sia conclusa l'operazione per l'evacuazione da Aleppo dei miliziani e dei membri delle loro famiglie. Secondo Mosca, sono state portate via dalla città siriana oltre 9.500 persone, tra cui più di 4.500 miliziani e 337 feriti. Sempre Mosca riferisce che sarebbero stati evacuati tutte le donne e i bambini dalle zone controllate dai miliziani. Altre fonti, tra cui la Croce Rossa internazionale e la tv di stato siriana, affermano che l'evacuazione è solo sospesa e durerà ancora giorni.

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Mosca afferma inoltre che, "secondo gli evacuati con l'ultimo convoglio, i quartieri di Aleppo est nell'ultimo giorno sono stati lasciati da tutti coloro che lo volevano" e "in alcuni quartieri sono rimasti gruppi di miliziani delle bande radicali irriducibili che conducono attacchi a fuoco sulle truppe siriane".

15 dicembre

Un migliaio di persone ha lasciato Aleppo est sotto il controllo dell'ONU e in virtù dell'accordo per l'evacuazione raggiunto tra Damasco e le forze di opposizione.

A riferire la stima è una fonte militare governativa: "951 persone, tra cui 200 miliziani e 108 feriti" sono salite a bordo del primo convoglio, adesso fuori dalle zone assediate. "Il convoglio della Mezzaluna rossa è arrivato e i feriti sono stati trasferiti negli ospedali vicini", ha confermato Ahmad al-Dbis, l'uomo che coordina medici e volontari impegnati nell'evacuazione. Un'altra conferma dell'uscita del convoglio da Aleppo est è stata fornita dalla ong Osservatorio siriano dei diritti umani.

Bashar Assad si è congratulato con i siriani per quella che ha definito la "liberazione" di Aleppo. La presa della seconda città siriana da parte dell'esercito, ha detto in un filmato trasmesso sugli account social del capo dello Stato, "è storica, e il suo valore merita molto più che il termine congratulazioni".

Si attende, intanto, l'evacuazione di decine di feriti e civili anche da Fua e Kefraya, le due località a maggioranza sciita e assediate dai ribelli anti-Assad nella provincia di Idlib, nel nord-ovest del paese mediorentale devastata da cinque anni di guerra civile. Il numero delle persone evacuate sarebbe identico (15mila persone) a quello che uscirà da Aleppo.

L'evacuazione da Fua e Kefraya è parte dell'accordo che, in queste ore, sta permettendo l'evacuazione nella seconda città siriana: è stata una condizione imposta dal regime di Damasco e i suoi alleati come parte dell'accordo di tregua in quella che un tempo era la seconda città siriana. I ribelli anti-Assad assediano dal 2015 le due località.

Questa mattina le prime ambulanze che si stavano allontanando da Aleppo sono state respinte proprio per via degli spari. Secondo la televisione panaraba Al Jazira ci sono stati diversi morti e feriti. Tra loro anchedue membri dei cosiddetti "elmetti bianchi", gli operatori della difesa civile ad Aleppo est.

14 dicembre

Sono ripresi stamani i bombardamenti governativi siriani sulla piccola enclave di Aleppo est ancora nelle mani degli insorti, nonostante un cessate il fuoco annunciato ieri sera. Lo riferiscono attivisti dell'opposizione citati dall'agenzia Ap.

La notizia arriva dopo che era stato annunciato anche un ritardo - per motivi imprecisati - nell'evacuazione da Aleppo est di civili e ribelli, prevista nell'accordo di tregua.

La ripresa delle ostilità segue a brevissima distanza l'annuncio che l'operazione "antiterrorismo" dei militari siriani "era finita" e che le forze fedeli al presidente Bashar al Assad avevano "il pieno controllo della zona orientale di Aleppo", dove si trovavano le ultime sacche di resistenza dei ribelli in città.

L'annuncio era stato dato dall'ambasciatore russo alle Nazioni Unite, Vitaly Churkin, nel corso della seduta straordinaria del Consiglio di sicurezza convocato proprio sulla situazione di Aleppo.

"Ora inizia la fase delle azioni umanitarie concrete", aveva detto il diplomatico, spiegando che la situazione "era sotto controllo" e che essendo l'operazione militare terminata era improprio parlare di cessate il fuoco con i ribelli, che hanno accettato di lasciare la città nel corso della giornata.

La Sarajevo siriana: così è stata ribattezzata Aleppo, teatro della "madre di tutte le battaglie" tra l'esercito fedele al presidente Bashar al Assad e l'ampia gamma di formazioni ribelli presenti in città, comprese quelle di ispirazioni qaedista.

Sei anni di guerra e morte
Il conflitto per il controllo della città inizia ufficialmente nel luglio del 2012, quando i ribelli attaccano la zona sudest della città.

I violenti combattimenti vanno avanti per mesi, durante i quali i ribelli si assicurano il controllo della zona orientale e di gran parte di quella meridionale.

A nord, villaggio dopo villaggio le forze anti-Assad si aprirono il varco per avere rifornimenti dalle zone frontaliere con la Turchia.

Il 2013 è invece caratterizzato da offensive e controffensive, che alla fine si trasformano in insuccessi per i ribelli e i governativi che tentano un accerchiamento senza riuscirci e sono costretti a ritirarsi. Ma l'assedio si avvicina e scatta nei mesi successivi.

L'andamento altalenante delle vittorie e delle sconfitte contribuisce a far saltare i tavoli di pace, con le parti avverse pronte al dialogo solo sulla base di condizioni che vengono puntualmente rigettate.

Nel 2015 e nel 2016 l'avanzata delle forze siriane è resa micidiale dall'intervento russo, che spazza via le postazioni nemiche.

Imprecisato il numero dei civili rimasto ucciso nei bombardamenti aerei.

Le forze di Assad riescono a isolare la zona orientale di Aleppo e tagliare i rifornimenti. L'enclave ribelle capitola il 13 dicembre. Con un bilancio terribile di almeno 100 mila morti.

7 dicembre

Dopo aver riconquistato nella notte i quartieri vicini di Bab al-Hadid e Aqyul, le forze governative siriane hanno preso il controllo della totalità della Città Vecchia di Aleppo dopo il ritro dei ribelli: lo riferisce l'Osservatorio siriano per i Diritti umani.

Ceduto il controllo della Città Vecchia, gli stessi ribelli hanno quindi chiesto il "cessate il fuoco" immediato e l'evacuazione dei civili che vogliono lasciare Aleppo verso le aree orientali della provincia omonima, dove esercitano ancora il controllo di alcune porzioni di territorio. "L'iniziativa è stata approvata da tutte le fazioni in città", ha riferito una fonte appartenente a uno dei gruppi firmatari.

Nello specifico, è stata sollecitata "una tregua umanitaria immediata di cinque giorni", oltre che l'evacuazione medica, sotto il monitoraggo dell'Onu, delle persone (circa 500) che hanno bisogno di cure sanitarie urgenti. E' stata poi anche chiesta l'attenzione della comunità internazionale nel timore di quello che l'esercito siriano potrà fare ai civili dei quartieri assediati, dal momento che - secondo quanto denunciato dai ribelli - centinaia di giovani sarebbero già stati catturati dalle truppe governative e portati in luoghi sconosciuti, mentre numerose donne sarebbero state stuprate.

19 novembre

Dopo 5 giorni di raid aerei su Aleppo, ripresi martedì, come ha scritto il Financial Times, dopo il primo colloquio tra il presidente eletto Usa Donald Trump e il russo Vladimir Putin, non resta più alcun ospedale funzionante ad Aleppo Est, la parte ancora controllata dai ribelli anti-Assad.

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Lo riferisce l'Organizzazione Mondiale della Sanita (Oms) citata dalla Bbc mentre altre fonti sostengono che alcuni ambulatori sarebbero ancora in grado di accogliere malati ma la pura dei civili di essere vittima di bombardamenti li tiene chiusi nelle loro case. Secondo l'Osservatorio siriano per i diritti umani solo oggi si contano 27 vittime dei raid nella zona orienrale di Aleppo. Negli ultimi 5 giorni le vittime sarebbero in totale 100.

Aleppo, una volta la seconda città siriana e "capitale economica" del Paese, è di fatto divisa in due dal 2012 tra la zona orientale controllata dalle forze anti-Assad ed il resto dal regime di Damasco.

Il 22 settembre, due settimane dopo aver circondato la zona est e imposto un assedio in un'area dove si stima vivano 275.000 persone, le truppe di Assad hanno lanciato un assalto, aiutate dalle milizie sciite, sostenute dagli iraniani, e con il supporto dei jet russi. Mosca ha però tenuto a sottolineare che continua i raid in altre parti della Siria ma non su Aleppo. 

L'Onu ha espresso "costernazione" per l'escalation di violenze in Siria e ha chiesto accesso immediato ad Aleppo. "Le Nazioni Unite sono estremamente rattristate e costernate dalla recente escalation nei combattimenti in diverse parti della Siria e chiedono alle parti di fermare gli attacchi indiscriminati contro civili e infrastrutture" hano detto il coordinatore umanitario per la Siria Ali al-Zaatari e il coordinatore umanitario regionale Kevin Kennedy.

8 novembre.

Il gruppo navale guidato dalla portaerei russa Admiral Kuznetzov e dall'incrociatore Pietro il Grande si sta preparando a colpire entro le prossime 24 ore i miliziani dislocati nella provincia di Aleppo. Lo dice una fonte del ministero della Difesa citata da Gazeta.ru. L'annuncio cade nel giorn in cui Mosca è stata accusata di aver ucciso almeno sette bimbi e due donne incinte in un raid  dove è stata presa di mira Khan Shaykhoun, nella provincia nord-occidentale di Idlib, a ridosso del confine amministrativo con quella centrale di Hama. Mosca ieri aveva annunciato il mantenimento del cessate-il-fuoco "umanitario" proclamato unilateralmente il 18 ottobre e poi di nuovo venerdì scorso ad Aleppo, che però è  valido solo per quell'area urbana. "È stata colpita una strada dove c'erano bimbi che stavano giocando", ha riferito una fonte secondo cui quattro delle giovanissime vittime erano femminucce, le altre maschietti. Tre erano fratellini "in visita al nonno". Khan Shaykhoun è una roccaforte di Jaish al-Fatah, o Esercito della Conquista, un cartello di formazioni insurrezionali islamiste che comprende anche gli ex qaedisti di Jabhat Fateh al-Sham, già noto come Fronte al-Nusra


28 ottobre

Il più grave dei tanti bombardamenti subiti dalle scuole siriane nel conflitto civile. Così l'Unicef ha descritto l'attacco aereo del 26 ottobre su due istituti scolastici nella regione di Idlib, nel nord-ovest del Paese, controllata dagli insorti, che secondo un nuovo bilancio avrebbe ucciso 22 bambini. E ieri, 27 ottobre, altri 6 studenti sono morti quando una scuola è stata colpita da razzi lanciati dai ribelli nell'ovest di Aleppo, controllata dai governativi.

Su Idlib tra Washington e Mosca è guerra di dichiarazioni. La Russia respinge le accuse di aver compiuto i raid. "Non abbiamo nulla a che fare" con l'attacco, ha detto la portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova. E il presidente Vladimir Putin ha rincarato la dose: è "indecente" dare la colpa Mosca di quanto sta accadendo in Siria, ha affermato il capo del Cremlino, aggiungendo che "a tutto c'è un limite". Per Mosca, inoltre, gli Usa hanno fatto "di tutto" per far "fallire" gli accordi che avevano portato a una tregua, rifiutando di separare "dall'opposizione moderata i terroristi". Cioé i qaedisti del Fronte Fatah ash Sham (ex Al Nusra), presenti sia ad Aleppo sia nella provincia di Idlib. E a sostegno delle sue accuse, la Russia ha preso la decisione di diffondere al Consiglio di Sicurezza dell'Onu un documento in cui, afferma, sarà evidenziata la mancata esecuzione da parte di Washington degli accordi presi.

Il duello è continuato quando Washington ha attaccato: del bombardamento di Idlib sono responsabili sia il governo siriano sia la Russia, ha detto Josh Earnest, portavoce della Casa Bianca. Ma per il ministero della Difesa russo, i droni non hanno registrato i "danni tipici" di un raid aereo alle scuole. Le stesse immagini, ha aggiunto, possono essere confermate dai droni Usa attivi nell'area: le immagini apparse in alcuni media stranieri sono state "pesantemente editate" con "dieci clip" messe insieme.

Nick Finney, direttore di Save the Children nel nord-ovest della Siria, ha detto che delle 60 scuole supportate dall'organizzazione a Idlib e nella vicina Aleppo, solo nel 2016 sono state 44 quelle colpite da bombardamenti e molte sono state gravemente danneggiate. La maggior parte di questi attacchi sono avvenuti negli ultimi mesi, con l'intensificarsi delle violenze in tutto il Nord-ovest della Siria. Mentre oggi si riuniranno a Mosca i ministri degli Esteri siriano, iraniano e russo, il capo della Farnesina Paolo Gentiloni è tornato a sottolineare "non solo la possibilità ma anche l'obbligo di cercare ancora una soluzione diplomatica", attraverso "il lavoro di russi e americani". "Il primo messaggio per Assad e la Russia - ha aggiunto - è che la comunità internazionale non può accettare l'idea che la soluzione di Aleppo sia di conquistarla, radendola al suolo".

20 ottobre

IL PUNTO - Nessuno si muove da Aleppo, malgrado la "pausa umanitaria" di 11 ore concessa dalla Russia e dal governo siriano per favorire l'evacuazione di feriti e malati, oltre che l'abbandono della zona orientale da parte delle milizie jihadiste. I cecchini sono infatti pronti a sparare su chiunque pensi di avventurarsi lungo i corridoi umanitari per lasciare la città, come accadde a Sarajevo dal 1992 al 1996. E come allora la diplomazia internazionale non riesce a sbrogliare una situazione che si fa sempre più complicata.

A dissuadere la popolazione non solo i franchi tiratori, ma anche le minacce delle fazioni armate che controllano i quartieri assediati: "I terroristi di Al Nusra minacciano di sparare a chiunque si sposti verso il corridoio umanitario", ha raccontato all'agenzia russa Ria Novosti uno dei residenti, che vive vicino a un quartiere controllato dai ribelli, che in giornata hanno aperto il fuoco con colpi di mortaio ed armi leggere lungo il corridoio umanitario aperto nei pressi del quartiere di Bustan al Qasr, vicino al mercato di Sour Al Hal.

La situazione è invece tranquilla nel secondo corridoio umanitario, quello della strada del Castello che - inquadrata da telecamere web e droni delle forze russe - mostra però solo lunghe file di autobus verdi presumibilmente in attesa di evacuare chi in realtà è impossibilitato a raggiungerli.

La speranza, dopo che la Russia ha annunciato il prolungamento della tregua per altri tre giorni, per 11 ore al giorno, è quella di riuscire a trasferire da domani i 200 feriti e malati gravi presenti ad Aleppo: "Confidiamo che le prime evacuazioni sanitarie possano aver luogo da domani", ha dichiarato Jan Egeland, che dirige il gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sugli aiuti umanitari in Siria, nel corso di un punto stampa a Ginevra.

Sul fronte politico internazionale, invece, l'Unione Europea "sta considerando tutte le opzioni, comprese ulteriori misure restrittive contro individui ed entità che sostengono il regime di Assad, se le attuali atrocità continueranno". Questo almeno quanto si legge nell'ultima bozza di conclusioni del vertice UE di Bruxelles nel capitolo dedicato alla crisi siriana. Per la prima volta si fa esplicito riferimento a "ulteriori" sanzioni, senza però specificare se riguarderanno solo l'attuale governo siriano o anche la Russia. Che da parte sua si difende attaccando proprio l'Occidente per le precedenti decisioni: "Vorrei ricordare che il degrado della situazione in Siria, in gran parte, è causato dall'effetto delle sanzioni unilaterali contro la Siria", ha infatti affermato la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova.


Ore 15 - Mentre la situazione odierna continua a essere sotto scacco, con i corridoi umanitari non utilizzati per la presenza di cecchini e minacce di morte a chi pensa di lasciare la zona orientale di Aleppo, la Russia ha offerto all'Onu di fermare per quattro giorni, per undici ore al giorno, i bombardamenti, così da riuscire a effettuare le evacuazioni mediche urgenti e assicurare l'entrata degli aiuti umanitari in città. "La Russia ci ha confermato che abbiamo undici ore al giorno per 4 giorni", ha annunciato il coordinatore degli aiuti umanitari per la Siria, Jan Egeland. "Prima ci hanno detto che che sarebbero state otto ore, ma abbiamo spiegato loro che era un lasso di tempo troppo breve e quindi hanno accettato di aumentarle".

Sono più di 200 le persone, malate o ferite, che hanno bisogno di essere portate al più presto portate via dalla zona sotto assedio. L'inizio delle evacuazioni è previsto per domani.

Ore 13 - A quanto si apprende dall'Osservatorio siriano per i diritti umani, nessuno ha sinora attraversato i corridoi umanitari per lasciare la zona Est della città di Aleppo per la presenza di franchi tiratori. L'agenzia russa Ria Novosti ha riferito che il Fronte della Conquista del Levante (già Fronte al Nusra) ha minacciato di giustiziare gli abitanti del settore orientale di Aleppo che tenteranno di andarsene. Quest'ultima notizia non è però stata confermata da nessun'altra fonte, mentre sempre l'Osservatorio e la Tv siriana hanno riferito che ci sono stati scontri tra forze lealiste e gruppi ribelli e islamici nell'area di Bustan al Qasr, dove sono caduti vari razzi che hanno ferito tre cittadini, e nel quartiere di Al Mashariqa.

Ore 10 - Allungata di tre ore (da 8 a 11) e iniziata questa mattina come preannunciato dalla Russia, la "pausa umanitaria" per evacuare feriti e malati da Aleppo Est, consentendo anche alle milizie jihadiste (qualora ne abbiano l'intenzione) di abbandonare la città, pare essere stata subito spezzata da una serie di colpi di mortaio e di armi leggere sul corridoio umanitario del quartiere Bustan al Qasr. In particolare, secondo quanto riportato dall'agenzia russa Ria Novosti, sei colpi di mortaio sono stati fatti esplodere "da alcuni terroristi" lungo la strada, mentre altri hanno aperto il fuoco contro un posto di controllo "da una distanza di circa 200 metri", "con il ferimento di alcune persone". Secondo alcuni attivisti, inoltre, cecchini starebbero prendendo di mira i corridoi umanitari per impedire l'uscita della popolazione. 

L'intenzione è però ovviamente quella di portare avanti le operazioni, con il ministero della Difesa russo che ha anche deciso di mettere online sul suo sito Internet ufficiale le immagini in diretta (riprese con una telecamera nella zona della Strada Castello e da altre due nella zona del checkpoint di Masharka, oltre che con un paio di droni) dei due corridoi dai quali i miliziani possono eventualmente lasciare Aleppo.

In attesa dello sviluppo degli eventi, va intanto registrata la comunicazione nella notte del Comando generale dell'esercito turco, secondo cui sono stati uccisi tra i 160 e i 200 curdi siriani del Pyd-Ypg nel corso di 26 raid aerei condotti contro le loro postazioni dall'aviazione della mezzaluna. Anche se la replica dei curdi parla di solo una decina di combattenti uccisi, la notizia fa comunque risalire la tensione tra Ankara e Washington, dal momento che i curdi siriani del Pyd-Ypg sono considerati alleati dagli Stati Uniti, mentre la Turchia di Erdogan li considera terroristi vicini al partito curdo dei lavoratori del Pkk.

18 ottobre

?Il ministro della Difesa russo, Serghei Shoigu, ha annunciato l'interruzione dei raid aerei siriani e russi su Aleppo a partire dalle ore 10 locali di oggi (le 9 in Italia) per poi applicare la preannunciata "pausa umanitaria" di 8 ore in programma giovedì 20 ottobre.

Shoigu ha quindi spiegato che le truppe siriane sul terreno si ritireranno a buona distanza per permettere durante tale pausa ai miliziani di lasciare la parte orientale della città sotto assedio attraverso due corridoi appositamente creati ("il primo sulla strada di Castello e il secondo vicino al mercato Souk el Khai"), con il contemporaneo impegno "di garantire la sicurezza dell'uscita della popolazione civile, lungo sei corridoi umanitari, e di preparare l'evacuazione dei malati e dei feriti da Aleppo est".

Dalla comunità internazionale arrivano però dubbi sul fatto che in sole 8 ore possa essere portato a termine l'intero piano di evacuazione. Dopo che già l'Onu aveva bollato come "troppo breve" la tregua annunciata dai russi, è infatti arrivata anche una comunicazione di Medici senza frontiere, secondo cui saranno necessarie 72 ore per trasferire "in sicurezza" da Aleppo i feriti e i malati, portando al contempo in città i necessari aiuti umanitari. 

14 ottobre - Il punto

"Non c'è alcun piano di presenza Nato in Siria". Lo ha affermato il segretario generale dell'Alleanza atalantica, Jens Stoltenberg, intervenendo alla Nato Defense College a Roma, alla presenza del ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni. "Continueremo a sostenere gli sforzi della coalizione a guida Usa" contro l'Isis, ha aggiunto, "ma anche a fare quello che possiamo per trovare una soluzione politica e diplomatica" alla crisi. Per Stoltenberg, il "primo passo è giungere a una cessazione delle ostilità e a un accordo per l'accesso umanitario".

Al contrario "l'approccio della Nato con la Russia deve essere "difesa e dialogo", non "difesa o dialogo". La Russia ha investito pesantemente nella Difesa. Hanno triplicato la spesa in termini reali dal duemila, mentre gli alleati europei dell'Alleanza la tagliavano. I Paesi della Nato devono ora tendere tutti a una spesa per la Difesa pari al 2% del pil".

Quanto al "dialogo" si apre domani il vertice di Losanna sulla Siria a cui è attesa la partecipazione dei capi delle diplomazie di Usa, Russia, Iran, Turchia, Arabia Saudita e forse Qatar. E le premesse non sono buone: "Non ho particolari attese" ha dichiarato il ministro degli Esteri russo, Serghiei Lavrov, citato dalla Tass. "Vogliamo lavorare concretamente e vedere quanto sono pronti i nostri partner ad eseguire le risoluzioni del Consiglio di sicurezza".

Sulla "difesa" invece, la Nato ha deciso di schierare nel 2018 4 battaglioni nei paesi baltici che comprendono anche un contigente di soldati italiani al confine europeo con la Russia ha dichiarato Stoltenberg in una intervista a La Stampa. L'Italia sarà la "nazione guida" della Task Force di azione ultrarapida, "in grado di intervenire in 5 giorni in caso di emergenza" e schierata sulla frontiera est.

L'aviazione russa in Siria

Dal canto suo il presidente russo Vladimir Putin ha firmato la legge federale, con cui si ratifica l'accordo tra Mosca e Damasco sul dispiegamento "a tempo indeterminato e gratuito" dell'aviazione russa nella base aera di Hmeymim, nella provincia di Latakia, su richiesta della parte siriana. Il testo era stato siglato ad agosto 2015 e poi approvato questo mese sia dalla Duma, che dal Consiglio della Federazione, i due rami del parlamento russo. Lo riporta l'agenzia Tass.

Nella base aerea di Hmeymim è dispiegato gran parte del contingente russo, stimato intorno ai 4.000 - 4.300 uomini. La Russia dispone anche di una base navale a Tartus. Proprio a protezione di Tartus e delle navi russe che operano nella zona, Mosca ha da poco inviato una batteria di missili terra-aria S-300. Il portavoce del ministero della Difesa russa, Igor Konashenkov, ha assicurato che il dispiegamento dei missili "è di natura puramente difensiva e non rappresenta una minaccia per nessuno". Ciononostante, la mossa del Cremlino ha sollevato un coro di critiche e preoccupazioni visto che nè i terroristi, nè i ribelli utilizzano aerei nel conflitto siriano.

L'intervista di Assad

Il presidente siriano, Bashar Assad, ha avvertito del rischio dello scoppio di un conflitto globale a causa della Siria. In una lunga intervista al giornale russo Komsomolskaya Pravda, il leader di Damasco sostiene che l'attuale situazione nel mondo assomiglia alla "guerra fredda nella sua fase di sviluppo". "È qualcosa, però, che non è apparso di recente - ha spiegato - perchè penso che l'Occidente e specialmente gli Usa non abbiano fermato la guerra fredda, neppure dopo il crollo dell'Unione sovietica".

A suo dire, "l'obiettivo principale è mantenere l'egemonia americana nel mondo, non permettere a nessuno di essere loro partner nell'arena politica e internazionale, si tratti di Russia o degli alleati in Occidente". Rivolgendosi all'intervistatrice che gli chiede se non tema un degenerare del conflitto siriano in una "terza guerra mondiale", il presidente siriano risponde: "Questo odore di guerra, che lei descrive come terza guerra mondiale, si sente nell'aria, ma non è ancora uno scontro militare diretto. Anche se vi è una componente militare, terroristica e politica. Pertanto la sua sensazione è giusta, ma la Siria è solo una parte di questa guerra".

Secondo Assad la vittoria ad Aleppo sarà un "trampolino" per il lancio di ulteriori azioni per la liberazione del paese dai "terroristi". A suo dire, la liberazione della città sarebbe "una vittoria politica a livello strategico e nazionale". "Da un punto di vista militare e strategico - ha aggiunto - non possiamo isolare al Nusra, ma questo sarà un trampolino di lancio per avanzare verso altre citta' e liberarle dai terroristi. Ecco in cosa consiste l'importanza di Aleppo".

13 ottobre - Il punto - L'Unione europea cerca di fare tutto il possibile per riaprire lo spazio di dialogo politico per la Siria. Ma molto dipende dall'esito del nuovo vertice di sabato prossimo a Losanna, con John Kerry e Serguei Lavrov che torneranno a parlare di possibile cessate-il-fuoco con i ministri degli esteri di Iran, Turchia, Arabia Saudita e forse Qatar.

Mentre la tensione è ai massimi livelli, il massacro ad Aleppo continua e Boris Johnson arriva ad ipotizzare un possibile, quanto per ora "irrealistico", intervento militare britannico assieme agli americani. Lunedì prossimo il capo del Foreign Office sarà a Lussemburgo con gli altri 27 colleghi europei per un Consiglio in cui il minimo comune denominatore - secondo quanto riferiscono fonti diplomatiche europee - dovrebbe essere una dichiarazione di forte "condanna dei bombardamenti su Aleppo" e che chiarisca che "non ci sarà spazio di impunità" per i crimini contro l'umanità, anche se è già fallita alle Nazioni Unite l'iniziativa per una denuncia alla corte internazionale dell'Aja.

Nei giorni scorsi intanto Federica Mogherini ha preparato il terreno con una serie di telefonate ai capi delle diplomazie di Usa e Russia, ma anche con Turchia, Arabia Saudita e Iran, con l'obiettivo di riuscire ad alleviare almeno l'emergenza umanitaria. Nel pranzo a porte chiuse, che sarà interamente dedicato alla situazione in Siria, i 28 avranno uno scambio di vedute anche sull'ipotesi di nuove sanzioni economiche contro la Russia, per l'azione in Siria.

Non è un punto specificamente all'ordine del giorno, ma alti funzionari europei indicano che la discussione toccherà "tutti gli aspetti" ed il tema di un nuovo giro di vite verso Mosca sarà probabilmente trattato politicamente anche nel vertice dei leader europei di giovedì e venerdì prossimi.

Berlino, anche se ancora non ufficialmente, nell'ultimo mese - dopo l'escalation in Siria e lo schieramento dei missili Iskandar a Kalininigrad - ha preso una linea che viene descritta come "più punitiva" verso Putin. Ma l'ipotesi di nuove sanzioni economiche non convince l'Italia. Ed anche la Francia, per ora, frena.

In Siria bisogna "fermare una strage che è in atto", ha detto oggi Paolo Gentiloni a Radio Anch'io sottolineando che il "responsabile principale è il regime siriano". Damasco, ha osservato, "ha l'idea di poter conquistare Aleppo Est di fatto distruggendola, bombardandola continuamente". "Questo - ha scandito il ministro degli esteri italiano - è inaccettabile ed è inaccettabile che la Russia dia copertura". Ma in Siria "la soluzione non puo' essere militare", è tornato a ribadire Gentiloni aggiungendo che "non ci convincono anche proposte che sentiamo di nuove sanzioni alla Russia": "Non dobbiamo indulgere nell'idea che l'Ue sia un rubinetto per sanzioni e che le sanzioni risolvano tutti i problemi".

E "non credo - ha concluso - che l'Europa si metterebbe mai d'accordo su sanzioni sul tema siriano, sarebbe solo un modo per introdurre elementi divisivi nella Ue".

7 ottobre

?Il punto - A dispetto della riunione del Consiglio di sicurezza dell'Onu per analizzare la situazione in Siria, non paiono al momento esserci soluzioni praticabili per ridurre gli scontri ad Aleppo, la cui zona est - secondo un allarme lanciato dall'inviato delle Nazioni Unite Staffan de Mistura - potrebbe essere totalmente distrutta nei prossimi mesi dai bombardamenti aerei russi e siriani.

Per scongiurare tale eventualità, proprio Staffan de Mistura ha proposto un cessate il fuoco nella zona, che è stato accolto dalla Russia per bocca del capo della Diplomazia Sergei Lavrov, ma solo a patto che i miliziani del Fronte Fatah al-Sham (ex al Nusra) lascino la città con i loro armamenti. Ipotesi subito azzerata dagli stessi jihadisti, che hanno respinto la proposta dell'Onu di abbandonare Aleppo in cambio appunto della fine dei raid russo-siriani. Anzi, un portavoce del gruppo, Hossam al-Shafai, ha proclamato via Twitter che i suoi miliziani - circa 900 - sono "determinati a spezzare l'assedio" nella parte orientale della città.

Se sul campo la situazione rimane così in piena fase di stallo, sul piano politico si registra invece una dura presa di posizione del governo americano, che attraverso John Kerry ha pubblicamente chiesto che sia avviata un'indagine per crimini di guerra nei confronti della Russia e della Siria proprio in relazione alle stragi di Aleppo. "La notte scorso il regime ha attaccato ancora un ospedale e 20 persone sono state uccise, altre 100 ferite. La Russia e il regime devono al mondo più di una spiegazione sui motivi per cui non cessano di colpire ospedali, infrastrutture mediche, donne e bambini. Quelli che commettono questi atti, devono essere considerati responsabili per le loro azioni", ha dichiarato ai media il segretario di Stato degli Usa, con a fianco il collega francese Jean-Marc Ayrault.

3 ottobre

Il portavoce della Casa Bianca, Josh Earnest, ha dichiarato che "la pazienza di tutti con la Russia in Siria è finita".

La fragile tregua tra le due potenze siglata nella prima settimana di settembre è saltata. La spiegazione la fornisce il Dipartimento di Stato americano, secondo il quale Mosca e Damasco hanno scientemente deciso di sabotare l'accordo sullo stop ai bombardamenti nelle aree civili, alle infrastrutture e agli ospedali, impedendo al contempo l'arrivo degli aiuti umanitari internazionali nelle aree sotto assedio.

"La Russia e il regime siriano - scrive in una nota il Dipartimento di Stato - hanno deciso di seguire la strada militare, non in linea con la fine delle ostilità, come dimostrato dagli attacchi nelle aree civili, mirando su infrastrutture essenziali come gli ospedali e prevenendo l'arrivo degli aiuti umanitari ai civili, incluso l'attacco del 19 settembre a un convoglio di aiuti umanitari".

Secondo quanto riferisce la Casa Bianca il presidente Barack Obama "valuterà una serie di opzioni" nei prossimi giorni, compresa - ma non esclusivamente - la possibilità di sanzioni contro la Russia alla luce degli ultimi sviluppi circa gli sforzi diplomatici sulla Siria.

Non si è fatta attendere la risposta di Mosca secondo la quale gli Stati Uniti stanno cercando di addossare le responsabilità del fallimento della tregua a quelli che dovrebbero essere loro alleati. "Tutti i contatti fra le forze militari russe e quelle americane sono stati recentemente interrotti" ha detto il vice ministro degli Esteri russo Gennady Gatilov citato dalla Tass.

Gatilov ha anche sottolineato che Mosca sta cercando di ripristinare l'accordo con gli Usa sulla tregua in Siria. Il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov ha comunque ribadito che la Russia crede che sia importante evitare il "collasso" dell'accordo Usa-Russia.

1 ottobre

Almeno due barili bomba hanno colpito il maggior ospedale di Aleppo, in un quartiere controllato dai ribelli anti Assad. Lo afferma Adham Sahloul dell'organizzazione sanitaria Syrian American Medical Society. Il Segretario generale dell'Onu, Ban Ki Moon, aveva definito i bombardamenti sugli ospedali "crimini di guerra".

E altri 16 morti si registrano nelle ultime ore ad Aleppo, tra cui 5 bambini e 6 donne, per il lancio di razzi. Lo rende noto l'Osservatorio siriano per i diritti umani, che ha sede a Londra. Secondo l'Ong, i missili hanno colpito i quartieri di Al Aziziya, Al Midan e Al Izaa. Ieri l'agenzia ufficiale siriana Sana aveva parlato di quattro morti per alcuni razzi caduti nel quartiere di Al Midan. È salito, invece, a 17 il bilancio dei morti per i bombardamenti aerei nei quartieri di Al Helik, Al Zeitunat e Al Sheij Fares.

PER APPROFONDIRE: 
--> Siria: la drammatica contabilità delle morti
--> Siria: le incognite della tregua

--> Siria, le voci da Aleppo
--> Siria: l'appello dei medici per i diritti umanitari--> Siria: Perchè nessuno può rinunciare ad Aleppo


30 settembre

Ore 15:00 - Secondo l'Osservatorio siriano per i diritti umani (Ondus), un anno di bombardamenti in Siria da parte dell'aviazione russa hanno ucciso 9.364 persone. Di questi, 3.804 sono civili, dei quali, 906 bambini e 561 donne.

Nel conto rientrano poi 2.746 miliziani dell'Isis e 2.814 delle fazioni ribelli, di alcune milizie islamiche, oltre a quelli del Fronte per la conquista del Levante (Fath al-Sham Front, ex al-Nusra).

L'Osservatorio sostiene anche che la Russia abbia usato bombe a grappolo incendiarie con termite, una sostanza di polvere alluminio e ossido di ferro che causa ustioni e continua a bruciare 180 secondi dopo l'esplosione.

Ai numeri dell'Osservatorio, la Russia risponde dicendo che il dato dei 3.804 civili morti nei raid dell'aviazione di Mosca "non è attendibile".

"Noi non riteniamo attendibile l'informazione di questa organizzazione, che ha base in Gran Bretagna, su cosa sta avvenendo in Siria", ha detto il portavoce di Putin, Dmitri Peskov, citato dalla Tass.

I governi di Mosca e di Damasco, inoltre, sostengono che i bombardamenti sono diretti contro le organizzazioni terroristiche, ma l'Osservatorio e gli avversari dicono che aerei russi hanno preso di mira anche le zone residenziali e le basi delle squadre di opposizione, come quella dell'Esercito siriano libero.

Ore 13:00 - L'Oms (Organizzazione mondiale della sanità, una delle agenzie speciali dell'Onu) chiede di garantire in Siria l'evacuazione dei feriti e delle persone malate e di interrompere i bombardamenti di strutture e personale sanitario nei territori interessati dal conflitto, a partire da Aleppo.

Secondo l'Oms nella sola parte est della città, 270mila persone sono intrappolate senza cibo, farmaci e altri bene di prima necessità.

"La situazione è esasperante e spezza il cuore - afferma Margaret Chan, direttore generale dell'Organizzazione, in un comunicato.

Con gli incessanti attacchi ad operatori e ospedali i pochi medici ancora vivi non possono operare. Ci sono pochi posti letto, l'equipaggiamento è stato distrutto e i medicinali essenziali sono finiti. Molti dei pazienti che hanno bisogno di soccorso di emergenza sono bambini".

Nella parte di Aleppo devastata dal conflitto, spiega la nota, sono rimasti appena 30 medici, e solo sei ospedali sono parzialmente utilizzabili. Circa un terzo dei quasi 900 feriti fatti dai bombardamenti negli ultimi giorni sono bambini. Fra le richieste dell'Oms c'è anche il rispetto della neutralità degli operatori sanitari, l'autorizzazione all'invio nell'area di medicinali essenziali e la fine dei saccheggi operati negli ospedali e ai danni degli operatori.

Nelle ultime settimane secondo l'Oms, 338 persone sono rimaste uccise nella zona assediata dai governativi di Assad ad Aleppo est.

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Ore 10:00 - Mentre è in corso una violenta battaglia a nord di Aleppo tra le forze governative siriane e i ribelli, dopo essersi consultati telefonicamente la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente americano Barack Obama hanno fatto sapere in una nota della Casa Bianca di "condannare con forza i barbari raid aerei di Russia e Siria ad Aleppo", che hanno causato tra l'altro la morte di 96 bambini e il ferimento di altri 223.

La dura presa di posizione non pare comunque aver minimamente turbato la Russia, che - sottolineando di non aver ricevuto da Washington "alcun avviso di sospensione della cooperazione in Siria" - attraverso una fonte del ministero degli Esteri ha rilasciato la seguente dichiarazione a Interfax: "Sia i contatti bilaterali diretti a diversi livelli sia il lavoro a Ginevra che coinvolge i rappresentanti di Russia e Usa continuano".  

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29 settembre

Secondo l'Unicef, da venerdì scorso, nella sola parte orientale di Aleppo sono stati uccisi almeno 96 bambini e 223 feriti.

"I bambini di Aleppo sono intrappolati in un incubo", ha dichiarato Justin Forsyth vice direttore generale dell'organizzazione Onu per l'infanzia. "Non ci sono parole per descrivere le sofferenze che questi bambini stanno vivendo", ha aggiunto.

Il sistema sanitario ad Aleppo Orientale è al collasso, sono rimasti circa 30 medici, ci sono pochissime attrezzature o medicine d'emergenza per curare i feriti, mentre cresce il numero di casi di traumi.

Un medico sul campo ha detto all'Unicef che i bambini con poche possibilità di sopravvivenza troppo spesso vengono lasciati morire perche' le scorte sono poche e limitate. "Niente può giustificare un tale violenza sui bambini e una tale non curanza del valore della vita umana. La sofferenza, e il suo impatto sui bambini, è sicuramente la cosa peggiore che abbiamo visto", conclude l'Unicef.

La Russia ritiene "inaccettabile" la tregua di 7 giorni ad Aleppo, in Siria, perché si tratta di "un lasso di tempo sufficiente per i gruppi terroristici per prendere le misure necessarie a reintegrare le provviste, e riordinare le forze": lo dichiara il vice ministro degli Esteri di Mosca, Serghiei Riabkov. "Noi - ha detto Riabkov, citato dalla Tass - abbiamo ripetutamente suggerito pause di 48 ore, ma gli Usa, per ragioni che sanno solo loro, sono rimasti attaccati alla richiesta di tregua di sette giorni".

Questa mattina il Papa è intervenuto ancora a proposito della guerra in Siria e Iraq. "Al di là dei necessari aiuti umanitari, ciò che oggi i nostri fratelli e sorelle della Siria e dell'Iraq desiderano più di tutto è la pace. Non mi stanco perciò di chiedere  alla comunità internazionale - ha detto Bergoglio - maggiori e rinnovati sforzi per giungere alla pace in tutto il Medio Oriente e di chiedergli di non guardare dall'altra parte". Il Papa nell'incontro con le organizzazioni caritative che operano nei due paesi. 

28 settembre - IL PUNTO - Sangue e distruzione senza fine in Siria e soprattutto ad Aleppo. Dopo il fallimento dell'Onu per una soluzione al conflitto, Russia e America continuano in un ping-pong di accuse senza fine mentre le truppe russe e quelle di Assad continuano a bombardare la città.

Il cessate il fuoco, infatti, è stato violato 25 volte nelle ultime 24 ore "da parte delle formazioni armate illegali" come sostenuto dal ministero della Difesa russo in una nota pubblicata ieri notte precisando che 13 violazioni sono state registrate nella provincia di Damasco, otto in quella di Aleppo e quattro in quella di Latakia.

Almeno 17 persone sono state uccise solo oggi in bombardamenti governativi sulla parte orientale di Aleppo controllata dai ribelli, che hanno colpito anche due ospedali come riferito dalla tv panaraba Al Jazeera citando fonti degli attivisti.

Inoltre truppe siriane lealiste si starebbero preparando dentro e fuori Aleppo per condurre una vasta offensiva di terra, la più massiccia dalla fine della tregua come riferito dalla televisione araba Al Jazeera citando testimoni locali nella città. Le fonti affermano che anche le forze di opposizioni armate si starebbero preparando alla battaglia all'interno della città.

Dal Vaticano intanto arriva l'urlo del Papa che ha ricordato Aleppo, in Siria, "città dove muoiono bambini, anziani ammalati, giovani vecchi, tutti. Rinnovo - ha detto - a tutti l'appello a impegnarsi con tutte le forze nella protezione dei civili, quale obbligo imperativo e urgente e appello alla coscienza dei responsabili dei bombardamenti che dovranno dare conto davanti a Dio".

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26 settembre

Mentre Gran Bretagna e Francia sparano sulla Russia accusandola di crimini di guerra, e Mosca difende la "moderazione invidiabile" di Damasco constatando comunque l'impossibilità della pace, ad Aleppo si continua a morire sotto le bombe. I ribelli anti-Assad, che hanno riconquistato in meno di 24 ore il  campo palestinese di Handarat nel nord della città, denunciano  che i bombardamenti del 25 settembre hanno fatto almeno 23 vittime.

L'inviato dell'Onu Staffan de Mistura, deluso per il mancato accordo sulla ripresa del cessate il fuoco deciso il 9 settembre da Usa e Russia, constata che "questi sono giorni agghiaccianti, tra i peggiori da quando èiniziato il conflitto in Siria. Il deterioramento della situazione ad Aleppo sta raggiungendo nuove vette di orrore". Il diplomatico ricorda che ad Aleppo "270 mila persone sono di fatto sotto assedio da 20 giorni" e avverte che sono rimaste solo "piccole finestre di  opportunità" per evitare che il conflitto peggiori ancora.

Il  segretario generale Ban Ki-moon è ancora più vago. Esorta "tutti  i soggetti coinvolti a lavorare di più per porre fine all'incubo" e si chiede "che scuse ci sono per non intraprendere un'azione decisa che fermi il caos". La partita si gioca altrove e, a partire da oggi, anche sul  tavolo dei "crimini di guerra" di cui è accusata la Russia.

I "crimini di guerra" della Russia
È stato il titolare del Foreign Office, Boris Johnson, ad aprire il nuovo fronte: la  Russia "è colpevole di prolungare questa guerra e di renderla di  gran lunga più orribile" ha detto Johnson e, riferendosi al  bombardamento del convoglio umanitario di una settimana fa ha lanciato l'affondo: "se è stato fatto sapendo che si trattava di obiettivi civili assolutamente innocenti, quello è un crimine di  guerra".

L'ambasciatore britannico Matthew Rycroft, durante la  riunione del Consiglio di Sicurezza, è stato ancora piu' diretto. "La Russia è in partnership con il governo di Damasco nel commettere crimini di guerra". Dalla stessa parte è schierato il ministro degli Esteri francese Jean-Marc Ayrault che tira dentro anche l'Iran, chiedendo a Mosca e Teheran "di mostrare senso di responsabilità, ponendo uno stop" all'escalation militare scelta da Assad. "In caso contrario - scandisce - Russia e Iran saranno complici dei crimini di guerra commessi ad Aleppo". Gli Stati Uniti parlano di "barbarie" della Russia che, insieme a Damasco, ha lanciato "150 attacchi nelle ultime 72 ore". La Russia non si spaventa. E l'ambasciatore alle Nazioni Unite Vitaly Churkin sentenzia: "Portare la pace in Siria è un  compito quasi impossibile ora".

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24 settembre

Due milioni di abitanti della città, sia nella parte orientale in mano ai ribelli sia in quella occidentale controllata dai governativi, sono nuovamente senza acqua corrente ed elettricità a causa dei combattimenti, come era già avvenuto il mese scorso. Lo ha reso noto la rappresentante di Unicef in Siria, Hanaa Singer.

Oggi almeno 25 persone (ma altre fonti locali parlano di 50) tra le quali bambini e donne, sono morte sotto i bombardamenti aerei sui quartieri orientali della città. E la cifra potrebbe aumentare a causa delle decine di feriti, alcuni gravissimi. Lo riferisce l'Osservatorio siriano per i Diritti Umani.

Questi attacchi fanno seguito a quelli di venerdì quando, per il secondo giorno consecutivo, la massiccia offensiva aerea russa e governativa siriana ha colpito i quartieri in mano agli insorti della città nel nord della Siria causando oltre 150 morti tra cui 90 bambini.

I quartieri colpiti sabato sono quelli in mano alle fazioni dell'opposizione, gli stessi del venerdì. Gli aerei da combattimento, che l'ong non chiarisce se appartenenti alla Siria o alla Russia, hanno avuto come obiettivo i quartieri di Al Kalasa, Bustan al Qasr, Al Marya, Bab al Nairab, Tariq al Bab e Ard al Hamra.

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23 settembre

Sarebbero stati oltre 150 i raid e 90 i morti, tra cui molti bambini.
Colpiti diversi edifici civili e la protezione civile locale denuncia il bombardamento e la distruzione di tre dei quattro centri dell'organizzazione. Distrutti anche cinque veicoli di soccorso, tra cui un'ambulanza.

Il bilancio degli uccisi è impreciso e in continuo aggiornamento: oltre 90 morti, secondo la tv panaraba al Jazira, 70 per Reuters, mentre l'Osservatorio siriano per i diritti umani (Ondus) ne contava oltre 30 a metà pomeriggio. Tra le vittime si contano diverse donne e minori, tra bambini e adolescenti.

Secondo l'Onu, tra i 250mila e i 300mila civili rimangono ad Aleppo est, assediata dalle forze governative e dalle milizie iraniane.

Il governo di Damasco, che considera "terroristi" i miliziani ribelli, ieri aveva annunciato l'avvio dell'offensiva su Aleppo e da ieri si registrano raid aerei con bombe incendiare e cluster bombs, armi proibite dalle convenzioni internazionali e particolarmente letali per la popolazione civile.

Questo mentre a New York continuano a incontrarsi a più riprese - ma finora senza esito - il segretario di Stato Usa John Kerry e il ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov.

Giovedì sera non si era registrato nessun progresso sul piano diplomatico dopo il fallimento della riunione del 'Gruppo di sostegno alla Siria' capeggiato dai rappresentanti di Washington e Mosca.

L'agenzia Sana - controllata da Damasco - ha dato rilievo a una riunione ad Aleppo ovest, sotto controllo governativo, di una riunione di dignitari e figure istituzionali locali per rilanciare l'idea della "riconciliazione" tra le due parti della città come "unico modo per sconfiggere i terroristi" e "riportare la gente tra le braccia della patria".

Per attivisti civili ad Aleppo est, raggiunti via Internet dall'Ansa, "si tratta di propaganda, perché la riconciliazione del regime vuol dire la nostra resa incondizionata".

Secondo Maher Kassar, uno pseudonimo, "una pioggia di fuoco e distruzione sta colpendo la città per costringerci a lasciare la zona".

Finora non ci sono notizie dell'impiego di truppe di terra governative o russe o di miliziani filo-iraniani per sfondare le linee ad Aleppo est.

Almeno 15 quartieri della parte orientale della città, in mano agli insorti, sono stati colpiti nei raid, secondo un reporter di Al Jazeera presente in città. Abdul Rahman al Hassani, un responsabile degli operatori della difesa civile conosciuti come "gli elmetti bianchi", ha detto che tre dei quattro centri dell'organizzazione sono stati bombardati. "Due di questi sono ora fuori servizio", ha aggiunto Al Hassani, sottolineando che negli attacchi sono stati anche distrutti cinque veicoli, tra i quali un'ambulanza

Venerdì mattina si è celebrato anche il secondo anniversario dell'avvio dei raid in Siria della Coalizione anti-Isis a guida Usa. Secondo il conteggio dell'Ondus, più di seimila persone - in larghissima parte miliziani jihadisti - sono state uccise dal 2014. Dei 6.213 uccisi si contano 5.357 miliziani jihadisti e 611 civili. Di questi, 163 sono minori e 90 sono donne.

Sul piano umanitario infine si è appreso dall'Onu a Ginevra che un convoglio "inter-agenzie" di 23 camion carichi di aiuti ha potuto trasportare assistenza umanitaria urgente per 35.000 persone a Muaddamiye, sobborgo di Damasco assediato dalle forze governative. (Ansa)

Ore 10:00 - La riunione del Gruppo di supporto internazionale sulla Siria è terminata a New York ma "non è stato trovato l'accordo sul cessate il fuoco" dopo che il governo di Assad ha annunciato una nuova offensiva su Aleppo: lo confermano all'ANSA fonti diplomatiche.

Il ministro degli esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier lasciando l'incontro ha confermato che i colloqui "non hanno prodotto ancora alcun risultato. È necessario raddoppiare gli sforzi". Usa e Russia non sono riusciti a trovare un punto comune.

Per il segretario di stato Usa John Kerry "l'unico modo per rilanciare la tregua in Siria è che la Russia sia seria" mentre con inusitata franchezza, il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, ha detto che "non è successo niente".

L'obiettivo della riunione, che si è svolta in un albergo di New York, era far rivivere la tregua che era stata raggiunta il 9 settembre e che è rimasta in piedi una settimana in Siria.

L'incontro è coinciso con l'annuncio di Damasco di voler riprendere l'offensiva contro la città di Aleppo: il regime ha consigliato ai residenti di rimanere lontani dalla posizioni dei ribelli.

Nelle prossime ore si terrà un nuovo incontro tra Usa e Russia a New York per cercare di rilanciare l'ipotesi del cessate il fuoco: lo ha annunciato proprio Kerry che  ha aggiunto di non essere "meno determinato" di prima nel cercare di rilanciare la tregua, ma di essere anche "molto frustrato" dalla mancata intesa.

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20 settembre

È cominciata stamani ad Aleppo est una massiccia offensiva di terra delle forze governative siriane e delle milizie filo-iraniane alleate di Damasco, sostenute dalla copertura aerea russa.

Lo riferiscono fonti sul terreno a conferma di quanto annunciato in precedenza da attivisti sui social network. Le fonti precisano che raid aerei russi sono in corso contro il campo profughi palestinese di Handarat, ad Aleppo nord-orientale, mentre le forze di terra tentano di sfondare le linee di resistenza degli insorti che controllano quell'area.

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19 Settembre

Le forze armate siriane hanno proclamato la fine della tregua. Damasco ha accusato i ribelli di aver sabotato l'accordo tra le parti che ha fatto scattare il cessate il fuoco, esattamente una settimana fa.

Lo Stato maggiore delle forze armate siriane, proclamando la fine del cessate il fuoco, ha affermato che "il regime di tregua doveva essere una reale occasione per fermare lo spargimento di sangue ma i gruppi terroristi armati non ne hanno tenuto conto. Non hanno rispettato l'applicazione di nessun punto (dell'accordo) e hanno invece commesso numerose violazioni. Ne sono state documentate 300 in varie zone". L'annuncio è stato diffuso tramite i media controllati dal governo.

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