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Siria, perché gli Alawiti dicono basta ad Assad

Il documento di alcune delle principali famiglie della setta - alla quale appartiene anche il presidente - potrebbe rappresentare la svolta

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Redazione

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Assad se ne deve andare per salvare la Siria: il messaggio importante che potrebbe cambiare il destino del paese - da oltre 5 anni in guerra - è contenuto in un documento analizzato e pubblicato domenica 4 aprile da alcuni principali media europei (in Italia dalla Repubblica).

Il documento in 35 punti, titolato "Dichiarazione di riforma dell'Identità", sarebbe riconducibile ad alcune delle principali famiglie alawite della Siria che prendono le distanze dal presidente Bashar al Assad, annunciando di essere pronte ad accettare anche un presidente sunnita, purché in uno Stato laico che rispetti tutte le religioni.

Ginevra
Tra una settimana a Ginevra torneranno a sedersi al tavolo dei colloqui indiretti mediati dall'Onu rappresentanti delle opposizioni e del regime siriani. Al centro dei negoziati, sostenuti da Russia e Stati Uniti, c'è proprio la questione del destino politico della famiglia Assad, che è ai vertici del potere in Siria da quasi mezzo secolo.

 

Assad è alawita e per questo da più parti il regime di Damasco è identificato con l'intera comunità originaria della costa mediterranea che da cinque anni è in prima linea, assieme a Iran e Russia, nel difendere il regime siriano minacciato dalla rivolta interna sostenuta anche da Turchia e Arabia Saudita. Una settimana fa le forze governative hanno riconquistato - col cruciale sostegno russo - la città di Palmira, patrimonio Unesco dell'umanità e per dieci mesi in mano all'Isis.

Anche in questo caso Assad e i suoi alleati si sono mostrati all'Occidente come l'unica soluzione al "terrorismo jihadista", facendo passare in secondo piano la quantità di crimini commessi dal regime non solo dal 2011 a oggi ma anche dall'avvento del potere baathista nel 1963.

I nuovi Alawiti
In questo contesto, il documento in inglese e in arabo firmato da "i nuovi alawiti" e timbrato col logo "Gruppo dell'iniziativa alawita", rappresenta davvero un passagio che potrebbe rivelarsi cruciale.

Non si conoscono le generalità dei firmatari né il loro numero: per motivi di sicurezza, affermano gli autori dell'"inchiesta" firmata da Lena, la Leading European Newspaper Alliance creata l'anno scorso tra Repubblica, il tedesco Die Welt, il francese Le Figaro, il belga Le Soir, lo spagnolo El Pais e gli svizzeri La Tribune de Geneve e Tages Anzeiger.

Gli autori del documento invocano una "riforma dell'identità" della comunità alawita auspicando che si abbandoni la mentalità della "minoranza" e della "discriminazione" che caratterizza da secoli l'alawismo siriano.

Rispetto dei diritti fondamentali
Inoltre, questi "nuovi alawiti" chiedono che "la nuova Siria" sia fondata su principi di fatto contrari all'attuale statu quo incarnato dagli Assad: rispetto dei diritti fondamentali, libertà, pari opportunità, democrazia, cittadinanza. Secondo Repubblica, "i promotori dell'iniziativa dichiarano che dietro di loro c'è la maggioranza degli alawiti... Non propongono un golpe, ma una trasformazione dall'interno".

"Non siamo contro Assad come persona - si legge - ma siamo contro l'attuale sistema. Non possiamo salvare lo Stato se lui si dimette subito. Ma con lui al potere non ci saranno riforme. Nei loro propositi - prosegue il documento - l'iniziativa può essere una via d'uscita per il regime. I nostri capi religiosi possono negoziare un accordo e garantire la protezione della famiglia Assad'".
(Ansa)

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