Esteri

Siria e Obamacare: Trump a testa bassa contro Hillary

Costretto a rincorrere il tycoon attacca la rivale sulla riforma sanitaria ("La cancellerò") e sulla Siria ("Ci trascina in una terza guerra mondiale")

Clinton e Trump, Alfred E. Smith Dinner

Quando mancano soltanto 13 giorni alle elezioni presidenziali, con le vele spiegate e un vantaggio nei sondaggi che dovrebbe ormai metterla al riparo da qualsiasi sorpresa, la democratica Hillary Clinton - che oggi compie 69 anni - mette le mani avanti, come in un ultimo gesto di scaramanzia.

«Non do nulla per scontato. È un'elezione incerta, non credete ai sondaggi»  ha ammonito  durante un comizio in Florida, cruciale stato in bilico dove gode di un vantaggio marginale ma può contare sull'early voting, il voto anticipato che sta registrando un'affluenza record e che ha segnalato una grande  partecipazione di elettori preiscritti nelle liste del Partito democratico. 

Hillary continuerà anche oggi a fare campagna in Florida prima di passare il testimone al presidente Barack Obama, venerdì ad Orlando seguito, sabato a Miami, dalla popstar star Jennifer Lopez. Alla vigilia del voto, il prossimo 5 novembre, scenderà in campo in Florida per la Clinton anche Bon Jovi con un concerto a Tampa.

Per il repubblicano Donald Trump, perdere il Sunshine state con i suoi 29 grandi elettori (su 270 necessari per aggiudicarsi la presidenza) significherebbe perdere la Casa Bianca.

Per tentare un recupero che appare al momento assai improbabile,  il miliardario continua a dire che la Clinton, con le sue politiche per la Siria, ci trascinerebbe «in una terza guerra mondiale». In un'intervista a Reuters pubblicata sul sito dell'agenzia Trump ha attaccato duramente la politica di Hillary in Siria, sostenendo che che ha avuto l'unico effetto di esacerbare le tensioni con la Russia, conclamata potenza nucleare che appoggia il regime del presidente Assad. «La priorità dovrebbe essere la lotta all'Isis e non l'uscita di scena di Assad, come reclama l'attuale amministrazione Usa» ha detto strizzando l'occhio a Vladimir Putin, un leader che non ha mai smesso di apprezzare contrariamente alla storica linea di questa amministrazione e di molti pezzi grossi del GOP. 

Ma è sull'aumento imprevisto dei costi dell'Obamacare che il miliardario di New York sta puntando tutte le carte, nella convinzione che un certo tipo di retorica - in un Paese dove la classe media  vede come fumo negli occhi un ulteriore aumento dell'imposizione - continua ad avere una sua efficacia.

«Le tariffe stanno arrivando alle stelle» ha dichiarato Trump durante un intervento Sanford, in Florida, sfruttando a suo favore l'aumento medio del 25% dei costi dell'Affordable Care Act. «Cancellare l'Obamacare e impedire a Hillary di assumere il controllo della sanità è la ragione principale per cui dobbiamo vincere il prossimo 8 novembre», ha avvertito il candidato del Grand Old Party (Gop). Per la Clinton, Trump vuole semplicemente «togliere l'assistenza sanitaria a 20 milioni di persone»

La grande affluenza nel voto anticipato, in vista delle elezioni del prossimo 8 novembre, sta comunque giocando a favore della democratica Hillary, secondo le indicazioni emerse a livello locale in Florida, Carolina del Nord, Nevada, Arizona e perfino in Texas, roccaforte repubblicana dove un candidato democratico alla presidenza non vince dai tempi di Jimmy Carter, nel 1976. Oltre 10 milioni di americani hanno già espresso la loro preferenza, via posta o di persona in seggi dedicati.

Hillary incassa intanto anche un altro endorsement eccellente: quello dell'ex segretario di stato di George W. Bush, Colin Powell, l'ultimo di 13 pezzi grossi dell'amministrazione Bush che hanno fatto sapere di sostenere la candidata democratica. Powell ha definito il miliardario una «disgrazia per la nazione». La defezione di molti leader importanti del GOP - dai fratelli Jeb e George Bush fino a Paul Ryan, ex speaker del Congresso - è un altro fattore che gioca a sfavore di un, sempre più improbabile, rovesciamento dei pronostici della vigilia. (AGI, ANSA)


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