Esteri

Siria, come e perché l'Iran aiuta Assad

Teheran si rafforza nel paese con una nuova base militare e forniture di armi. Cresce la tensione con Israele, mentre lo scontro tra sunniti e sciiti è sempre più duro

IRAN IN SIRIA

Eleonora Lorusso

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L'Iran è sempre più protagonista della Guerra in Siria.

L'ultima prova della crescente spinta espansiva della Repubblica islamica guidata da Rouhani è la scoperta di una base iraniana alle porte di Damasco, documentata da foto satellitari.

La base iraniana

Si tratterebbe di un nuovo insediamento permanente militare nelle immediate vicinanze della capitale siriana, ad appena 8 miglia da Damasco, meno di 15 km. Secondo fonti militari orientali, citate da Fox News che ha pubblicato immagini satellitari esclusive, al suo interno si trovano hangar che ospitano missili a corto e medio raggio in grado di colpire Israele. Fatti che aumenteranno la tensione nella regione e in particolare rendono molto rischioso il confronto continuo proprio fra l'Iran e Israele.

Di stanza nella base iraniana ci sarebbero gli Islamic Revolutionary Guard Corps (IRGC), corpi speciali dell'esercito di Teheran. L'allarme è stato confermato anche da fonti del Pentagono: secondo il comandante delle forze statunitensi in Medio Oriente, l'Iran sta aumentando il numero e la qualità dei propri missili balistici dispiegati nella regione e ne ha già dislocati diversi in Siria.

Il sostegno di Teheran ad Assad

A partire dalla firma dell'accordo sul nucleare iraniano nel 2015, che ha allentato l'embargo alla Repubblica Islamica, Teheran ha incrementato i propri finanziamenti a sostegno delle forze "alleate"  Medio Oriente, inviando missili, combattenti e altri armamenti sia in Siria che in Yemen.

Su interrogazione della repubblicana Liz Cheney (figlia dell'ex vice del Presidente Bush, Dick Cheney), il Generale Joseph L. Votel, capo del U.S. Central Command, ha confermato le manovre iraniane, spiegando però che al momento Teheran non rappresenta uno degli obiettivi della missione della coalizione a guida americana in Siria, che conta ufficialmente 2.000 uomini sul campo impegnati nella lotta all'Isis.

Ciononostante, Votel ha ammesso che negli ultimi 5 anni l'Iran ha creato e sostenuto una rete in Yemen, del tutto analoga a quella degli Hezbollah in Libano, nati come braccio armato filo-iraniano e "nemico" di Israele, poi entrati in Parlamento a Beirut.

Quanto spende l'Iran per la Siria

Da 7 anni, da quando cioè è iniziata la guerra in Siria, Teheran si è schierato al fianco di Assad, sostenendolo finanziariamente e sul campo. Secondo alcuni dati, forniti dall'inviato speciale dell'Onu per la crisi siriana, Staffan De Mistura, la spesa si aggirerebbe intorno ai 6 miliardi di dollari all'anno in aiuti a Damasco, che però secondo altre fonti potrebbe essere arrivata a 12/15 miliardi di dollari già nel 2013-2014.

Agli aiuti finanziari si aggiungono poi quelli in termini di presenza militare sul campo. Secondo le autorità iraniane, in Siria sarebbero presenti solo "consiglieri strategico militari", ma i media britannici già nel 2016 riferivano di almeno 700 soldati iraniani morti in combattimento nei pressi di Aleppo. Un numero che comprendeva sia militari regolari che membri di forze speciali come Al Quds e Guardie della Rivoluzione.

Un'ulteriore prova del coinvolgimento militare di Teheran è l'istituzione della Fondazione dei martiri, che sostiene economicamente i familiari dei caduti in guerra, compresa quella in Siria.

In modo indiretto, poi, il regime degli Ayatollah appoggia i militanti sciiti libanesi di Hezbollah, alleati di Teheran e anch'essi impegnati nel teatro siriano, che avrebbero perso almeno 1.000 uomini nel corso di questi anni di conflitto.

Il rafforzamento navale

È stato Mohammad Bagheri, Capo di Stato Maggiore delle forze armate iraniane, ad annunciare alla fine del 2017 l'intenzione di costruire anche una base navale in Siria. Questo per controllare il mare davanti al Libano, creando un ulteriore motivo di preoccupazione per il vicino Israele e non solo. L'idea di una presenza iraniana in un punto strategico come le acque adiacenti Beirut potrebbe non piacere a Putin, che conta una propria base a Tartus, vero avamposto russo nel Mediterraneo.

Altre fonti vicine all'Ayatollah Khamenei, invece, parlano di una possibile base, anche sottomarina, in un'area ancora più occidentale, tra Cipro o alcune isole greche del Dodecanneso. In entrambi i casi l'effetto immediato sarebbe un innalzamento della tensione nell'intera area mediorientale.

Prove di guerra Israele-Iran ai confini siriani

L'insediamento militare vicino Damasco, appena scoperto, potrebbe avere come conseguenza una imminente reazione israeliana, come già accaduto a dicembre, quando un attacco missilistico delle forze di Tel Aviv ne aveva distrutta un'altra del tutto simile a sud di Damasco.

Il raid era stato preannunciato dal Primo Ministro Netanyahu senza giri di parole: "Israele non tollererà che accada", aveva affermato, riferendosi alla realizzazione di altri insediamenti militari in Siria.

Ad alimentare nuovi venti di guerra è stato anche il caso del drone iraniano penetrato nei territori israeliani, abbattuto dai caccia con la Stella di David, che poi hanno colpito anche la base iraniana in Siria dalla quale era partito. Nel raid un F16 israeliano è stato a sua volta colpito e abbattuto.

Una settimana dopo, in occasione del Summit per la Sicurezza di Monaco, in Germania, Netanyahu ha mostrato un pezzo di quel drone, chiedendo provocatoriamente al ministro degli Esteri iraniano: "Lo riconoscete? E' vostro. Non ci faremo intimidire". Immediata la risposta di Zarif: "Una sceneggiata".

Segno che la presenza dell'Iran in Siria ha il duplice scopo di tenere alta la tensione con il nemico numero 1, ovvero proprio Israele.

La Mezzaluna sciita in Medio Oriente

Il rafforzamento della presenza iraniana in Siria ha poi un altro scopo: quello di riaffermare la propria influenza (sciita) in chiave anti Arabia Saudita, che invece da tempo finanzia in modo più o meno esplicito le forze sunnite non solo in Siria, ma in tutto il mondo.

Mentre Teheran ha dovuto subire anni di sanzioni, Riad ha invece investito in armamenti al punto tale da risultare il primo paese per spesa militare nell'area del Golfo.

A contribuire al caos siriano c'è proprio la "spartizione" dell'area tra sunniti e sciiti. Il Paese è a maggioranza sunnita, ma governato dalla famiglia Assad e da un ristretto gruppo di potenti funzionari, tutti sciiti della setta alawita. La rivolta contro il regime siriano, scoppiata nel 2011, è stata da subito appoggiata dall'Iran sciita, in contrapposizione rispetto a una galassia di combattenti che per la maggior parte è proprio di fede sunnita e che va dai curdi, appoggiati dagli Usa, all'Isis.

Si spiega così l'asse Iran-Siria-Libano (dove Hezbollah è sciita), che costituisce la colonna della cosiddetta "Mezzaluna sciita" che lotta per affermarsi in Medio Oriente.

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