Luigi Gavazzi

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Proteggere i civili in Siria. Sono 30 le organizzazioni umanitarie internazionali, che — insieme a organizzazioni della società civile siriana —  hanno lanciato, venerdì 11 marzo, un appello alla protezione dei civili nel quadro della campagna #WithSyria.

L’appello è sostenuto da Ong come Oxfam, Save the Children, Norwegian Refugee Council, Care International, The Syrian-American Medical Society (SAMS), Big Heart e Syria Relief and Development e si fonda sugli argomenti esposti in un rapporto, Siria: benzina sul fuoco. Come i Membri Permamenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite disattendono i propri impegni sulla Siria. Il rapporto sintetizza il caos e la frammentazione in cui è ulteriormente piombata la Siria a cinque anni dall’inizio del conflitto.

“Il 2015, spiegano le organizzazioni umanitarie che lanciano l’appello, è stato l’anno più tragico dall’inizio della guerra siriana, con oltre 50 mila morti, su 250 mila stimati dall’Onu nei 5 anni di guerra” (ci sono altre stime che parlano addirittura di mezzo milione di morti).

Ormai 12 milioni di siriani all’interno del Paese non hanno accesso all’acqua potabile e 9 milioni sono costretti a vivere in condizioni insicurezza alimentare. 

“Un contesto atroce, in cui le grandi potenze mondiali, membri permanenti del Consiglio di Sicurezza ONU — come Russia, Stati Uniti, Regno Unito e Francia (4 su 5) — non hanno risolto l’emergenza umanitaria in atto, ma al contrario hanno contribuito a esacerbare la crisi: attraverso pressioni diplomatiche inadeguate, minando le risoluzioni da loro stesse approvate, fornendo sostegno politico e militare alle diverse parti in conflitto o mediante la stessa azione militare sul territorio siriano”.
 
“Di fronte alla peggiore tragedia umanitaria dalla seconda guerra mondiale — continua l’appello — è necessario che i leader mondiali trovino la strada per rafforzare l’unico barlume di speranza rappresentato dal fragilissimo cessate il fuoco appena raggiunto”.

Il quadro umanitario catastrofico
Nonostante il fragile cessate il fuoco, entrato in vigore a fine febbraio, la situazione umanitaria è catastrofica. Ecco come viene sintetizzata:
–oltre 50 mila vittime, anche per effetto degli attacchi aerei dei Paesi membri del Consiglio di Sicurezza; (esclusa la Cina), che secondo le Nazioni Unite hanno portato alla morte di circa 2.300 persone solo lo scorso novembre;
–la distruzione parziale o totale di oltre 200.000 abitazioni (con un aumento del 20% rispetto al 2014), che ha costretto oltre 1 milione di persone ad abbandonare le proprie case;
–oltre 1,5 milioni di persone in più dipendenti dagli aiuti umanitari;
–un aumento del 44%, rispetto al 2014, degli attacchi contro ospedali e strutture sanitarie;
–oltre 500 mila civili costretti a vivere in zone sotto assedio, secondo le stime più recenti dell’ONU;
–oltre 400 mila bambini che non possono andare a scuola, portando il totale ad oltre 2 milioni;
–circa 500 mila persone costrette a vivere in aree sotto assedio (la comunità assediata più estesa è quella di Deir Ez Zor, con 200 mila persone ancora intrappolate senza alcun aiuto);
–un blocco pressoché totale degli aiuti umanitari: le Nazioni Unite, per esempio, sono riuscite a garantire assistenza sanitaria soltanto al 3,5% della popolazione in zone assediate, mentre meno dell’1% è riuscito, nell’ultimo anno, a ricevere cibo.

La campagna #WithSyria #Adessobasta
A cinque anni dall’inizio del conflitto Oxfam, al lavoro in Siria, in Libano e Giordania dall’inizio della crisi per portare aiuto a centinaia di migliaia di profughi siriani ed alle comunità ospitanti nei paesi limitrofi, ribadisce l’urgenza di un impegno immediato per garantire la protezione delle donne, degli uomini e dei bambini vittime del conflitto.
Per questo motivo ha lanciato una petizione rivolta al Governo italiano, ai leader e alle istituzioni europee e internazionali a cui è possibile aderire su https://act.oxfam.org/italia/adesso-basta
 
Dall’11 al al 16 marzo Firenze ospiterà, grazie alla collaborazione tra Oxfam e il Comune del capoluogo toscano, una serie di iniziative che avranno lo scopo di accendere l’attenzione sulla crisi siriana: dall’installazione Appesi ad un filo in piazza della Repubblica, a rappresentare la drammatica condizione di precarietà e insicurezza a cui sono costretti milioni di civili in Siria ogni giorno; all’illuminazione della Fontana del Nettuno di piazza della Signoria, che resterà accesa per cinque giorni, uno per ogni anno di guerra, in segno di vicinanza e solidarietà con chi è costretto a fuggire dalla guerra.

Le organizzazioni firmatarie del rapporto Benzina sul fuoco sono:
ActionAid
Alkawakibi Organisation for Human Rights
Baytna Syria
BINAA
 
Big Heart Foundation
Bihar Relief Organisation
 
CARE International
Emessa
 
Ghiras Alnahda
IHSAN Relief and Development
 
Dawlaty
UOSSM
Khayr/Watan
Human Appeal
 
Non c’è Pace senza Giustizia
Norwegian Refugee Council
 
Mercy Corps
Oxfam
 
People in Need
Physicians Across Continents
 
Save the Children
SAWA for Development Aid
 
SEMA
Sham Humanitarian
 
Social Development International
Syria Relief
 
Syria Relief Network
Syria Relief and Development 
 
Syrian American Medical Society
Syrian NGO Alliance

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