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Siria, Ghouta: attacco chimico su Duma. Cosa sappiamo finora

Damasco avrebbe sganciato una bomba al cloro. Almeno 70 morti e 500 persone intossicate. Trump pronto a lanciare missili

Duma

Simona Santoni

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Nuova ennesima vergogna in Siria. Il governo siriano avrebbe effettuato un attacco chimico su Duma, ultima città da strappare ai ribelli nella martoriata regione del Ghouta orientale. Almeno almeno 70 persone sarebbero morte e almeno 500 sarebbero rimaste intossicate. 

L'Occidente condanna il regime di Bashar al Assad. Trump definisce Assad un "animale", attacca il suo alleato Putin e, dopo aver convocato una riunione urgente Onu, minaccia il lancio di missili. Mosca e Teheran negano l'uso di armi chimiche e rispediscono l'accusa al mitttente, additandola come un tentativo dei ribelli e dell'Occidente di impedire la pace in Siria. 

Ecco cosa sappiamo finora.

Il presunto attacco chimico

La durissima e mortifera offensiva lanciata il 5 febbraio dal governo siriano su Ghouta orientale stava per chiudersi con la conquista di Duma, ultima roccaforte in mano ai ribelli. Ma qualcosa è andato storto nelle trattative.

Nella regione a est di Damasco la tregua durava da dieci giorni, con l'evacuazione di miliziani e dei loro familiari da diverse aree dell'enclave ribelle per anni sotto assedio dell'esercito siriano. La "liberazione" di Douma, la più grande città dell'area, si è però interrotta bruscamente il 5 aprile. Secondo i mezzi d'informazione governativi, è saltato l'accordo preso tra forze siriane e russi loro alleati con l'ultimo gruppo ribelle rimasto, Jaish al Islam: ci sarebbero stati dissidi all'interno dellla formazione ribelle, con la frangia più estrema che ha rifiutato di proseguire nell'evacuazione e di rilasciare molti civili filo-governativi, soldati e miliziani lealisti fatti prigionieri.

Da qui l'attacco delle forze di Damasco. I caschi bianchi, soccorritori nelle aree ribelli, denunciano l'uso di "gas di cloro tossico". Moayed al-Dayrani, un residente di Douma e medico volontario, ha riferito Al Jazeera di "persone che hanno difficoltà a respirare dopo che una bomba al cloro è stata sganciata sulla città".

In un comunicato diffuso sui social network, la milizia Jaysh al Islam, sostenuta dall'Arabia Saudita, afferma che "il regime criminale di Assad e i suoi alleati continuano a compiere i loro odiosi crimini contro il popolo siriano".

La nuova tregua

Dopo il presunto attacco chimico, l'8 aprile i miliziani ribelli si sono piegati a un nuovo ultimo accordo che prevede "la partenza di tutti i cosiddetti terroristi di Jaish al-Islam per Jarablus entro 48 ore", secondo quanto riferito dall'agenzia di stampa ufficiale Sana. 

I miliziani siriani saranno deportati nel nord della Siria insieme ai loro familiari mentre altri civili della zona del Ghouta si consegneranno alle autorità governative. 

La replica di Trump e dell'Onu

Il presidente degli Stati Uniti reagisce all'orrore con rabbia. "Il presidente Putin, Russia e Iran sono responsabili per il sostegno all'animale Assad", tuona su Twitter Donald Trump. Che poi minaccia: "La Russia si prepari, i nostri missili stanno arrivando, belli, nuovi e 'intelligenti'!".  Al Pentagono si attende ormai solo l'ordine di lancio.

La tensione è alle stelle perché il Cremlino ha fatto sapere che risponderà colpo su colpo, abbattendo ogni razzo sparato dagli americani e riservandosi il diritto di "distruggere le fonti di lancio" in caso di aggressione. 

Nove dei 15 membri del Consiglio di sicurezza Onu (Francia, Stati Uniti, Regno Unito, Kuwait, Svezia, Polonia, Perù, Paesi Bassi e Costa d'Avorio) hanno chiesto una riunione d'emergenza, tenutasi il 9 aprile. Gli Usa premono per una nuova inchiesta indipendente sull'uso di armi chimiche in Siria. "Molti stati hanno accusato il governo siriano di essere responsabile" del presunto attacco chimico a Duma, "mentre altri inclusa la Siria hanno respinto le accuse definendole una provocazione", e questa "è una ragione in più per condurre un'inchiesta indipendente sull'accaduto", ha detto l'inviato speciale dell'Onu, Staffan de Mistura. "Le Nazioni Unite non sono nella posizione di verificare le segnalazioni dell'attacco chimico, ma non possono ignorarle". 

"Non dobbiamo trascurare il ruolo della Russia e dell'Iran nel consentire la distruzione omicida da parte del regime di Assad": ha rampognato l'ambasciatrice americana al Palazzo di Vetro, Nikki Haley. "La Russia ha nelle mani il sangue dei bambini siriani".

Trump, durante una riunione di governo, ha ribadito che tutti i responsabili pagheranno. Sta valutando quali misure prendere. Contro Mosca potrebbero scattare altre sanzioni, contro Teheran idem, accompagnate dalla cancellazione dell'accordo sul nucleare, mentre nei confronti di Damasco sono attese rappresaglie militari, molto probabilmente assieme alla Francia di Emmanuel Macron, con cui ieri il presidente americano ha concordato "di coordinare una forte risposta comune". 

Come si difendono gli alleati di Assad

Gli alleati di Assad negano che ci sia stato un attacco chimico.

"Neghiamo fermamente queste informazioni", dice il generale Yuri Yevtushenko, capo del Centro russo per la riconciliazione siriana, che propone l'invio di specialisti di Mosca in radiazioni, chimica e biologica per raccogliere dati "che confermeranno che queste affermazioni sono state fabbricate".

Il presidente russo Vladimir Putin ha anche parlato al telefono con la cancelliera tedesca, Angela Merkel, mettendo in guardia dalle "provocazioni e congetture".

"Tali accuse da parte degli americani e di alcuni Paesi occidentali segnalano una nuova cospirazione contro il governo e il popolo siriani e un pretesto per l'azione militare", è la posizione del ministero degli Esteri iraniano.


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