“Poco fa è partito l’ultimo pick up. Ci abbiamo caricato sopra i corpi e i brandelli delle vittime, ma anche i feriti. I vivi, insieme ai morti, diretti all’ospedale da campo”. È la drammatica testimonianza di Ahmad K., un giovane del quartiere assediato di Al Sukkari, ad Aleppo, raccolta con Skype.

La terribile offensiva congiunta dell’esercito di Assad e di quello russo sta provocando in questi giorni la peggiore crisi di sempre. Gli ospedali sono al collasso e i medici sono ormai impotenti di fronte al numero crescente di feriti e mutilati. “Qui non ci sono postazioni di Daesh – aggiunge Ahmad - questo è un quartiere residenziale, ma Assad ci considera tutti terroristi, compresi i nostri bambini, perché siamo suoi oppositori. In tre giorni ci sono state più di 400 offensive aeree. Moriremo tutti”.

Anche la sede della Protezione Civile nel quartiere Hanano è stata colpita dagli ordigni. I volontari hanno annunciano che sono stati distrutti i loro mezzi e che non possono più operare, se non a mani nude. In tutta la città manca l’acqua potabile a seguito dell’ennesimo bombardamento dell’acquedotto e migliaia di civili sono costretti a bere acqua putrida.

Rabbia e impotenza sono i sentimenti che predominano tra quelli che possono essere considerati a tutti gli effetti, i superstiti di Aleppo, che affidano a foto, video, lettere e post su Facebook le loro denunce, lanciando l’hashtag #HolocaustAleppo.

Proprio come ha fatto Jafar Kahil, direttore dell’ente per la Medicina legale nella città assediata di Aleppo, che ha affidato a un video virale il suo appello-denuncia: “Vi dico che gli ospedali non sono più in grado di accogliere nemmeno un caso a causa dell’altissimo numero di feriti e mutilati. Gli aerei russi e siriani non si fermano nemmeno un attimo; contro di noi vengono usate bombe a grappolo, al fosforo, barili e missili a lunga gettata. Nemmeno la Protezione Civile è più in grado di intervenire. Ci sono decine di incendi che scoppiano a seguito dei bombardamenti al fosforo. Nessuno può spegnerli. Si contano numerose vittime e centinaia di feriti. Rivolgiamo un appello a tutti: salvate Aleppo, Aleppo sta esalando i suoi ultimi respiri. Perché questo silenzio? Aleppo sta morendo e non c’è più tempo, nessuno dica che non sapeva”.

Nelle zone non assediate, dal cielo non piovono bombe, ma spesso arrivano colpi di mortaio.

La città è divisa come uno scacchiere ed essere dalla parte “giusta” significa avere qualche possibilità in più di sopravvivere.

“Nella nostra zone sembra di vivere in un mondo diverso rispetto alle zone assediate” racconta Akram, che vive nel quartiere Mogambo, “il Parioli di Aleppo”. “Qui la vita va avanti, ma non è più vita. Aleppo è la nostra città, tutta Aleppo, non solo i quartieri lealisti. Non possiamo nemmeno andare ad aiutare i nostri familiari che vivono in altre zone perché ci sono posti di blocco. È tutto disumano e non possiamo accettare che siano le potenze straniere a decidere per noi, a stabilire chi deve vivere e morire, perché così stanno uccidendo tutta la Siria”.

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