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Sinai, una bomba sull’aereo e i sospetti su Ibrahim Al Asiri

Se, come sostengono Uk e Usa, si è trattato di attentato, la saldatura Al Qaeda-Isis dimostrerebbe il salto di qualità della jihad internazionale

 

Per Lookout news

“Non siamo obbligati a svelarvi il modo in cui abbiamo abbattuto l’aereo – recita la voce – ma ve lo diremo solo quando e come vorremo noi. Voi controllate le scatole nere, visionate il relitto e provate a confermare che non è stato abbattuto, se ci riuscite”. Il messaggio è intitolato “Noi l’abbiamo abbattuto, voi morirete di rabbia” e proviene dallo Stato Islamico. Per la prova della verità c’è ancora d’attendere il responso della scatola nera, sul cui contenuto altre presunte anticipazioni sono state diffuse ancora una volta da ISIS attraverso un messaggio audio postato sul web e rilanciato su Twitter da diversi siti jihadisti, ma ormai è dato per assodato che l’esplosione sopra i cieli dell’Egitto sia dovuto a un attentato di matrice terroristica. Almeno secondo gli esperti di Washington e Londra. 

Sarebbe stata una bomba piazzata a bordo del velivolo a far esplodere lo scorso 31 ottobre l’Airbus 321 della compagnia russa Metrojet mentre era in volo da Sharm el-Sheikh verso San Pietroburgo, sopra la penisola del Sinai. Lo affermano fonti dell’intelligence USA citate dalla CNN, secondo cui l’aereo sarebbe esploso a causa della deflagrazione di un ordigno introdotto probabilmente all’interno della stiva. Quella che fino a pochi giorni fa era solo un’ipotesi, adesso appare invece la ricostruzione più probabile del disastro aereo. Gli USA si dicono anche convinti del fatto che dietro l’attacco di matrice jihadista ci sia lo Stato Islamico, e a dimostrarlo sarebbero almeno due elementi.

I controlli blandi
Il primo rimanda alla presenza, radicata ormai da anni, di cellule del Califfato nel Sinai, riunite sotto l’ombrello della “Wilayat”, ossia la Provincia del Califfato nel Sinai. Si tratta di un aspetto molto rilevante, che spiegherebbe la possibilità per ISIS di disporre di complici all’interno dell’aeroporto di Sharm el-Sheikh, utilizzati per eludere i controlli di sicurezza e introdurre l’ordigno a bordo dell’aereo.

 A rafforzare l’ipotesi sono i resoconti per nulla positivi sugli standard di sicurezza all’interno dell’aeroporto egiziano. Funzionari citati sempre dalla CNN hanno parlato di controlli morbidi, di un atteggiamento mediamente lassista da parte degli agenti delle forze dell’ordine e, dunque, di una situazione che nulla avrebbe a che vedere con i rigidi protocolli adottati negli aeroporti del dirimpettaio Israele, a cominciare dal Ben Gurion di Tel Aviv.

 La cellula di ISIS che ha organizzato l’attentato avrebbe dunque sfruttato questo “clima favorevole” servendosi di qualcuno all’interno dello scalo, il quale avrebbe fatto passare l’ordigno o eludendo i controlli al passaggio nel metal detector oppure caricandolo all’interno della stiva in pista al momento del decollo.

  IL VIDEO DI RIVENDICAZIONE DELL'ISIS

Sinai, per l'intelligence Usa sull'aereo c'era una bomba - Foto

 

Il ruolo di Al Qaeda e di Al Asiri
Il secondo elemento rimanda invece ai video di rivendicazione diffusi da ISIS in questi giorni. Sempre secondo i funzionari dell’intelligence USA, i filmati sarebbero stati fatti circolare sul web non tanto per rivendicare l’attentato, quanto piuttosto per far passare sottotraccia la reale dinamica dell’attentato e disorientare l’opinione pubblica internazionale. I funzionari USA non ne parlano, ma resta ovviamente apertissima anche la pista che conduce ad Al Qaeda. Pista motivata anche in questo caso da almeno due segnali.

 Il primo rimanda alla dichiarazione rilasciata dal numero uno di Al Qaeda, Ayman Al Zawahiri il quale, dopo mesi di accuse e prese di distanza, inaspettatamente ha lanciato un messaggio distensivo all’ISIS, incitando i musulmani a creare un fronte comune dei jihadisti dalla Turchia all’Africa per contrastare Russia e Occidente sia in Siria che in Iraq.

 Il secondo, molto più concreto, conduce invece al comprovato background di conoscenze tecniche e logistiche di cui dispone Al Qaeda e che avrebbe permesso all’organizzazione di far esplodere un aereo in volo, portando a compimento un attentato che difficilmente sarebbe stato realizzato da ISIS.

 I sospetti ricadrebbero allora su Ibrahim Al Asiri, classe 1982, ingegnere di Al Qaeda per lo Yemen. Al Asiri è colui che ha confezionato le microbombe per due attentati aerei, per fortuna evitati: nella notte di Natale 2009 confezionò una sostanza al plastico che poi un kamikaze nigeriano mise dentro le mutande sul volo Northwest Airlines 253 senza però riuscire a farla esplodere sopra Detroit; l’anno seguente due microbombe da 300 grammi al plastico furono rintracciate su aerei cargo provenienti dallo Yemen e dirette negli Stati Uniti.

 Una saldatura di questo calibro tra Al Qaeda e Stato Islamico sarebbe l’inquietante conferma che la jihad internazionale ha raggiunto livelli estremamente preoccupanti.

 

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