Egitto: la carneficina ha la firma dell'Isis

Gli attacchi nel Nord del Sinai che hanno causato la morte di decine di agenti dimostrano il fallimento delle politiche antiterrorismo del generale Al Sisi

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Un'operazione antiterrorismo a Rafah – Credits: Getty Images

Una spaventosa ondata di attacchi coordinati con colpi di mortaio e autobombe in tre diverse località egiziane nel Sinai settentrionale ha causato la morte di almeno una trentina di agenti di sicurezza e il ferimento di centinaia di persone in quella che è stata la più sanguinosa giornata di sangue del Paese, fin dalla svolta politica che ha portato al potere al Cairo l'ex generale Abdel Fattah al-Sisi.

Ad essere colpiti è stata di nuovo Sheikh Zuwaid, già teatro di una spaventosa carneficina nell'orrobre 2014, dove sono stati centrati una decina di obiettivi, oltre alle località di Arish e della parte egiziana di Rafah, al confine con la striscia di Gaza palestinese e guardata con crescente sospetto dall'amministrazione Sisi. Nel mirino dei terroristi,  appartenenti a una fazione operativa nel Sinai considerata vicina all'Isis,  una base militare, il vicino quartier generale della polizia e un complesso residenziale per gli uomini in divisa. Ma sono stati anche colpiti  posti di blocco, la redazione di un giornale governativo e un museo. 



Il marchio è quello del famigerato gruppo 'Ansar Bait al-Maqdis', i Partigiani di Gerusalemme, il principale gruppo jihadista egiziano basato nella penisola che si è da poco ribbattezzato Stato del Sinai nel quadro di una sorta di confluenza con l'Isis annunciata in novembre. Il numero di attentati nel nord del Sinai è aumentato molto dacché è stato deposto l'ex presidente Mohamed Morsi nel luglio del 2013. Morsi, sostiene infatti il Guardian, aveva persuaso i gruppi islamisti operanti nella zona ad adottare un approccio meno violento. Gli attentati dimostrano insomma, secondo gli analisti, il fallimento delle politiche anti-terrorismo adottate finora dal governo, tra cui lo stato di emergenza, il coprifuoco, la limitazione del traffico in entrata e uscita e la demolizione di centinaia di case nella città di Rafah. Una vasta porzione del Paese rimane fuori controllo dalle forze di sicurezza.

Basta qualche dato per capire le difficoltà in cui versa il governo a riportare ordine in Egitto: da domenica scorsa, quando fu commemorato il quarto anniversario della caduta di Mubarak, sono state uccise dalla polizia almeno 27 persone nel corso di una serie di manifestazioni di piazza, quasi sempre animate dai Fratelli musulmani. Nell'ultimo anno, sempre in scontri di piazza, sono state invece uccise almeno 3.000 persone, mentre gli arresti hanno superato le quarantamila unità.  

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