Senegal, prossima frontiera del terrorismo islamico

Novecento arresti tra la capitale Dakar e Thies. Si temono attacchi nei centri turistici, come quelli avvenuti in Mali e Burkina Faso

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Islamisti armati nella città di Gao, in Mali, al confine col Senegal – Credits: ISSOUF SANOGO/AFP/GettyImages

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A meno di due settimane dagli attacchi nella capitale Ouagadougou, resta altissima la tensione in Burkina Faso. Il rischio che il terrore generato dagli attentati rivendicati da AQIM (o AQMI, Al Qaeda nel Maghreb Islamico) possa mettere a repentaglio la tenuta del nuovo governo guidato dal presidente Roch Marc Christian Kaboré, insediatosi dopo la destituzione dell’ex presidente Blaise Compaoré, è reale.

 In quest’ottica va inquadrato il blitz dell’esercito che nei giorni scorsi ha arrestato circa 40 persone sospettate di aver prelevato lanciarazzi e fucili da un deposito di armi situato a Yimdi, in una zona periferica occidentale della capitale. Nel dare la notizia ai media il portavoce dell’esercito, il colonnello Williame Yameogo, ha affermato che il furto è opera di un gruppo di ex membri della guardia presidenziale, corpo sciolto dopo il golpe del settembre 2015 e che in questi mesi di transizione ha tentato in diverse occasioni di prendere il potere senza però riuscirvi. Alcuni di loro sarebbero riusciti a fuggire. Tra questi vi sarebbero nove ex ufficiali, i cui nomi e le cui foto sono stati diffusi dalle autorità nella capitale e in altre città del Paese.

 

La situazione in Senegal
L’attentato in Burkina Faso, e quello che a novembre si era verificato nella capitale del Mali Bamako, stanno avendo ripercussioni anche negli altri Paesi di quest’area dell’Africa Occidentale. In Senegal, tra i Paesi più stabili della regione, le forze di polizia hanno effettuato negli ultimi giorni 900 arresti nell’ambito di una maxi operazione ordinata dal governo di Dakar per garantire la massima sicurezza nel Paese, soprattutto nella capitale e nelle altre località maggiormente frequentate da turisti. Il turismo rappresenta per il Senegal una delle principali fonti di entrate e subire un attentato terroristico, come quelli che si sono registrati a Bamako e Ouagadougou, sarebbe un colpo durissimo per la sua economia.

 

Gli arresti, effettuati nello scorso fine settimana tra Dakar e Thies, non sarebbero però legati al terrorismo ma ai traffici locali di droga e al possesso di documenti non in regola. Questa, almeno, è la versione fornita dalle autorità. Ma il Senegal, soprattutto per via dei confini che condivide con il Mali – Paese martoriato dall’inizio del 2013 da attacchi jihadisti e spinte separatiste – non può essere considerato immune dalla minaccia di Al Qaeda. Nel Sahel i qaedisti continuano infatti a guadagnare terreno e visibilità attirando nelle loro fila sempre più giovani, come quelli che non hanno esitato ad andare incontro alla morte all’hotel Radisson di Bamako e ai locali del centro di Ouagadougou frequentati da occidentali.

 

La strategia di Al Qaeda nel Sahel
AQIM punta su queste nuove leve per dare sostanza alla sua nuova strategia nel Sahel. Una strategia che risponde all’appello alle forze jihadiste dell’area a coadiuvare gli sforzi, lanciato dall’Emiro del Sahara di AQIM, l’algerino Djamel Okacha (nome di guerra Yahya Abou Hamam), ex membro del Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento.

  Le sue parole hanno confermato l’alleanza tra AQIM, Ansar Eddine, il Fronte di Liberazione del Macina e il gruppo Al Mourabitoun (o parte di esso, dal momento che una branca avrebbe giurato fedeltà al Califfato islamico) fedele a Mokhtar Belmokhtar. Un’alleanza motivata da due necessità: serrare i ranghi e rispondere con nuove offensive all’eliminazione di diversi capi jihadisti uccisi dalle forze militari francesi presenti in Africa con l’Operazione “Barkhane”, e contrastare l’avanzata dello Stato Islamico in Nord Africa.

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