Luigi Gavazzi

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Come si prevedeva da qualche giorno, il presidente eletto degli Stati Uniti ha scelto proprio Rex W. Tillerson (nato nel 1952) per il ruolo cruciale di Segretario di Stato.

Steve Coll sul New Yorker sostiene che la nomina alla Segreteria di Stato di Tillerson - un uomo totalmente identificato con una multinazionale del petrolio - sembra fatta apposta per dimostrare al mondo che il potere degli Stati Uniti deve essere interpretato come “impegno e attività di carattere neocoloniale per assicurarsi le risorse naturali”.

Trump ha dunque ignorato i pareri e le preoccupazioni - manifestate sia in campo democratico sia in quello repubblicano - per le caratteristiche di Tillerson, chief executive di Exxon Mobil, e uomo dalle relazioni molto forti con Vladimir Putin.

Ma perché ha fatto questa scelta? Perché, scrive l’editorial board del New York Times, scegliere un uomo le cui decisioni verranno sempre investite dal sospetto che stia capitolando agli interessi della Russia e a quelli dell’industria del petrolio, o a entrambi contemporaneamente?

L’amministrazione di Trump si troverà ad affrontare Putin sullo scacchiere internazionale, a guidare la Nato davanti all’aggressività russa in Europa orientale, e misurarsi con la capacità diplomatica di far fronte a un paese fortemente segnato dal nazionalismo, dall’autoritarismo del suo governo; e contemporaneamente a cercare la normale collaborazione diplomatica che però può esercitarsi solo da una posizione di forza.
A questo punto nel governo di Trump ci saranno due filo russi in due posti decisivi: Michael Flynn come Consigliere per la Sicurezza Nazionale e Tillerson al Dipartimento di Stato.

Gli affari di Exxon Mobil con Rosneft
Il problema con Tillerson ha una sua evidenza superficiale e simbolica nel riconoscimento che nel 2013 ha ricevuto dalla Russia: l’Ordine di Amicizia; e una sua notevole sostanza negli affari lucrosi che la Exxon Mobil fa con i russi.

Come nota il New York Times, la nomina di Tillerson sarà probabilmente sottoposta a una analisi critica da parte del Senato, in entrambi gli schieramenti.

Exxon Mobil ha in corso contratti per miliardi di dollari con la Russia che però dipendono in buona misura dal fatto che gli Stati Uniti tolgano le sanzioni contro Mosca, deliberate dopo l’aggressione all’Ucraina e l’annessione illegale della Crimea. Sanzioni - sia quelle americane, sia quelle europee - che Tillerson ha apertamente ed esplicitamente criticato.

In sostanza, difficile valutare dove sia il confine fra gli interessi privati di Tillerson e di Exxon, da una parte, e quelli degli Stati Uniti, dall’altra, tenuto conto che per il titolare della diplomazia questi ultimi dovrebbero essere sopra tutto il resto.
Nel 2011, Tillerson a Sochi, ospite di Putin - ha firmato un importante accordo con una delle aziende petrolifere russe a partecipazione di Stato, Rosneft, per esplorare nuovi giacimenti nell’Artico, valutati potenzialmente decine di miliardi di dollari. Rosneft è guidata da Igor Sechin, uno dei più potenti alleati di Putin.

Secondo il New York Times, Trump è stato convinto in parte dalle indicazioni di James Baker, che era stato Segretario di Stato con Bush padre e ancora prima con Reagan, e di Robert Gates, ex Segretario alla difesa con Bush e poi riconfermato da Obama nella sua prima amministrazione.

Ma anche Stephen K. Bannon, il controverso capo della strategia di Trump, ex boss del sito di estrema destra Breitbart News Network, è stato uno sponsor convinto di Tillerson.

Tillerson, dice Coll, è un uomo professionalmente integro. Sotto la sua guida, Exxon Mobil ha dimostrato un comportamento aggressivo ma rispettoso delle leggi, anche in fatto di sicurezza del lavoro, e fino a oggi non è mai stata coinvolta dalle indagini del Foreign Corrupt Practices Act - la legge degli Stati Uniti che vieta la corruzione di funzionari stranieri per fare affari.

Vive però nella convinzione che il capitalismo non vada mai limitato.
L’esplorazione e lo sfruttamento dei giacimenti dell’Artico, oggetto di uno dei grandi accordi con la Russia, nota Coll - che su Exxon Mobil ha pubblicato un libro nel 2012, Private Empire: ExxonMobil and American Power - è stato reso possibile dallo scioglimento dei ghiacci del mare Artico, regalo del riscaldamento globale.

Sul tema ambientale tuttavia, dice invece il New York Times, a merito di Tillerson va detto che ha interrotto il tradizionale sostegno economico di Exxon Mobil ai gruppi di destra attivi nel negare “il global warming” e addirittura potrebbe essere un fattore convincente su Trump per evitare che gli Stati Uniti rigettino il trattato di Parigi sulle emissioni dei gas serra.

Tillerson possiede azioni Exxon in grandi quantità. Ha lavorato sempre per questa azienda e essa lo ha ricambiato con una grande ricchezza.
Soprattutto, Exxon Mobil si è sempre comportata come un’entità trasnazionale sovrana e indipendente dal governo americano, con una propria “politica estera”. Tanto è vero che, ricorda Coll, ha spesso avuto un maggior peso sui paesi dove opera di quanto ne abbia avuto il governo degli Stati Uniti.

Coll sostiene anche che i dirigenti di Exxon Mobil considerino con un certo disprezzo i “burocrati liberal” del dipartimento di Stato, colpevoli soprattutto di avere pregiudizi nei confronti dell’industria del petrolio e incompetenti in proposito.

In sostanza, con Tillerson il Dipartimento di Stato sarà ora guidato da un uomo che per buona parte della sua vita ha guidato una sorta di stato parallelo, che ha instaurato relazioni con altri paesi sulla base di interessi e strategie spesso diverse da quelle del governo degli Stati Uniti.

Sicuramente in grado di maneggiare la complessità di un lavoro come questo, resta difficile pensare alla possibilità che applichi queste capacità a una visione della politica estera non basata sui semplici interessi privati a favore di quelli generali e soprattutto conformi agli ideali liberali del paese che si appresta a servire.

Nelle mani di John Bolton
Un’altra preoccupazione riguarda l’inesperienza diplomatica di Tillerson, in particolare con un presidente ancora più inesperto, come Trump. Potrebbe conferire un ruolo decisivo al vice di Tillerson, che probabilmente sarà John Bolton, già ambasciatore all’Onu e sottosegretario di Stato per il controllo degli armamenti con Bush. Il Nyt lo dipinge come un ideologo conservatore che ha sostenuto con tutte le sue forze la necessità della guerra in Iraq nel 2003 e la fine del trattato del 1994 che aveva congelato il programma nucleare della Corea del Nord. Lo scorso anno mostrò grande ostilità nei confronti dell’accordo raggiunto da Obama che ha fermato la proliferazione nucleare dell’Iran.
Bolton è ostile all’Onu e al rispetto dei trattati internazionali. Ha inoltre definito “false” le accuse - sostenute da un rapporto della Cia - sull’intervento degli hacker russi nel processo elettorale americano del 2016.

In generale, la nomina di Tillerson sembra in linea con i due schemi che Trump sembra seguire nelle scelte della sua squadra: orientamento marcatamente a destra ma anche ostilità esplicità e/o forte diffidenza nei confronti dell’agenzia governativa che il nominato andrà a guidare. È successo con la sanità, l’istruzione, l’ambiente, i diritti civili, il lavoro, e ora con il Dipartimento di Stato.

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