Sean Penn è indagato dalle autorità messicane per la sua intervista esclusiva a El Chapo, il barone della droga messicano, pubblicata su Rolling Stone. Lo rivela la Abc citando fonti del governo messicano.  

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Penn ha incontrato segretamente El Chapo il 2 ottobre scorso, prima del suo arresto e mentre era ancora un superlatitante cercato ovunque, per una intervista, la prima dopo tanti anni. Nell'intervista, organizzata dall'attrice messicana Kate Del Castillo, che ha interpretato una drug queen messicana in una soap opera, Penn racconta che il boss del cartello di Sinaloa, considerato il più grande narcotrafficante del mondo, voleva far girare un film sulla sua vita.

L'incontro segreto tra l'attore e il boss di Sinaloa avrebbe aiutato le autorità messicane a trovare El Chapo. 

Le ricerche del boss
Indagata anche Kate del Castillo, l'attrice messicana che ha organizzato l'incontro tra Penn e il narcotrafficante e che, secondo il racconto dell'attore, ha fatto da interprete durante il colloquio tra i due. Le autorità messicane ora vogliono sapere tutto: ogni passo di quel rapporto speciale che legava la 43enne  al boss del cartello di Sinaloa, nato da uno scambio di tweet nel 2012 e diventato un patto di fiducia tale da indurre il megatrafficante a concedere l'intervista, a ricevere i due in un luogo segreto nel cuore della giungla, certamente una delle tappe nella latitanza durata dall'evasione a luglio fino alla cattura nei giorni scorsi.

Il business e il racconto nell'intervista
Penn e El Chapo si sarebbero dovuti rivedere ma poi l'appuntamento è saltato perché l'esercito messicano aveva intensificato le ricerche del boss proprio nella zona in cui era avvenuto il primo incontro.

I due hanno "mangiato, bevuto e parlato" circondati dalle guardie del corpo del boss per sette lunghe ore. Penn ha riferito anche del livello di "sicurezza" imposto all'operazione, rivelando che durante la preparazione dell'intervista era costretto "a usare telefonini una sola volta e poi bruciarli, indirizzi e-mail anonimi, messaggi criptati". Ciononostante l'attore era convinto di essere pedinato: "Sono convinto che la Dea (l'agenzia anti-droga americana) e le autorità messicane seguissero ogni mio movimento in Messico. Fin dal momento in cui sono atterrato, sono diventato sospettoso di tutto".  

L'intervista è stata finita al telefono e con un video in cui El Chapo risponde alle domande che Penn gli aveva rivolto. "Sono quello che vende più eroina, metamfetamine, cocaina e marijuana al mondo". Così El Chapo si è vantato del suo business. "Ho una flotta di sottomarini, aerei, camion e barche", ha proseguito il boss, che ha persino chiesto all'attore se negli Usa il nome di El Chapo fosse famoso. Parlando della violenza nel business degli stupefacenti ha persino tentato di giustificarsi. "Io cerco solo di difendermi. Non attacco mai briga per primo". 

Donald Trump
Tra i tanti temi toccati nell'intervista di Sean Penn, c'è anche Donald Trump. A ottobre, dopo le esternazioni del candidato repubblicano contro gli immigrati messicani, era uscita la notizia che il super boss di Sinaloa aveva offerto una taglia da cento dollari per la testa del milionario, vivo o morto. "Gli ho chiesto di Trump", ha raccontato Penn. "Lui mi ha sorriso e poi ha esclamato, 'Ah! Mi amigo!".

La reazione degli Usa
In Messico sono determinati a fare massima chiarezza. Mentre Washington si infuria per il tono con cui il narcotrafficante racconta le sue gesta nella "cosiddetta intervista": "Il modo spocchioso con cui parla di quanta eroina fa circolare nel mondo, compresi gli Stati Uniti, fa andare su tutte le furie", ha detto il chief of staff della Casa Bianca Denis McDonough intervistato dalla Cnn. Interpellato poi nello specifico sul ruolo di Sean Penn e sulla sua posizione, McDonough non si è sbilanciato ma ha osservato che la situazione "solleva diversi quesiti interessanti per lui e per gli altri coinvolti".

Già prima dello scoop di Sean Penn e all'indomani della cattura di El Chapo, Usa e Messico erano tornati a parlarsi sul destino del narcotrafficante, per il quale a più riprese Washington aveva richiesto l'estradizione in Usa. Adesso, dopo rigide resistenze, il Messico sembra disposto a considerare le richieste americane, con la possibilità che El Chapo venga processato negli Stati Uniti in tribunali federali e per almeno sette rinvii a giudizio per accuse di traffico di droga e omicidio.

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