Scuole nel mondo, dal pisolino sottozero alle lezioni di ebraico a Gaza

Gli asili svedesi parcheggiano i bambini a -10 gradi, mentre Hamas fa studiare la "lingua del nemico"

Una mamma porta il suo bambino a fare un pisolino nella neve (Credits: Flickr/Lyutik966)

Anna Mazzone

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Paese che vai, scuole che trovi. Dal nord al sud del mondo gli insegnanti si adattano alle situazioni contingenti e così saltano fuori i pisolini sottozero per i bambini degli asili nordici, e le lezioni di ebraico per gli studenti che vivono a Gaza City.

Se da noi il Generale Inverno è temuto dai genitori che infagottano i loro bambini per preservarli da influenze e raffreddori di stagione, a Nord sembra che da tempo abbiano risolto il problema: i passeggini vengono lasciati "al fresco" nella neve per il pisolino pomeridiano. Coperte di pile, guanti e berretti e via, i bambini dormono sotto la neve e per qualche ora stanno all'aria aperta.

Potrebbe sembrare una tortura, roba da far inorridire le mamme italiane, ma nelle scuole svedesi, finlandesi e norvegesi questo è un must. Le verande degli asili all'ora di pranzo si affollano di culle e passeggini. I bimbi sembrano dormire sereni anche a -10 e, secondo gli insegnanti, il freddo li fortifica e impedisce che siano vittime dei mali di stagione.

Insomma, il pisolino ghiacciato, per quanto possa essere considerato spartano, rende più forti i bambini di fronte ai raffreddori invernali e, secondo le testimonianze degli insegnanti nordici, garantisce loro anche un break salutare dalle aule di scuola, dove sono rinchiusi per la maggior parte delle ore durante il giorno. E anche i genitori sono d'accordo.

Passeggiando per le strade di Stoccolma, Oslo ed Helsinki è frequente vedere dei passeggini parcheggiati fuori da locali, uffici e supermercati all'ora di pranzo. Dentro ci sono bambini che dormono sereni tra montagne di neve. E i nonni condividono questa "politica del ghiaccio" e sostengono che anche loro, ai primi del '900, dormivano tranquillamente all'aperto e questo li ha resi più forti e anche più longevi. Chapeau!

Difficile farlo mandare giù alle mamme del Sud, ma tant'è. Così come è difficile immaginare dei ragazzini palestinesi intenti a studiare la lingua ebraica. Eppure sta accadendo a Gaza City, dove Hamas ha deciso di far partire per la prima volta i corsi di lingua ebraica, la "lingua del nemico", come la definiscono gli studenti.

E il loro apprendimento è veloce, soprattutto rispetto all'inglese, che viene ritenuto più ostico. Le sonorità dell'ebraico, invece, si avvicinano molto di più all'arabo e i ragazzi non hanno difficoltà nell'impararlo e parlarlo sin da subito.

Prove di dialogo a mezzo linguistico? Da Hamas fanno sapere che il loro intento è esattamente l'opposto: conoscere il nemico (attraverso quello che dice) per prevenire ogni sua mossa e ogni suo attacco. E questo è anche quello che credono gli studenti, che si dicono più sereni nel poter comprendere quello che si dicono gli israeliani davanti ai loro occhi.

Il punto è che di israeliani a Gaza ce ne sono pochini, a dir la verità, e l'unico momento per mettere alla prova la propria conoscenza linguistica gli studenti ce l'hanno quando vengono visitati dai medici dello Stato ebraico che operano nella Striscia di Gaza. Ma è già un buon inizio, e chissà che il parlare la lingua del nemico un giorno non renda quel nemico un po' più vicino.

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