Referendum sull'indipendenza della Scozia: vincerà il sì?

A due settimane dalla storica consultazione cresce il numero dei favorevoli al distacco da Londra. Secondo gli ultimi sondaggi sono il 47% degli scozzesi

– Credits: Getty Imagines / Jeff Mitchell

Michele Zurleni

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Anche Paul MacCartney si è aggregato al coro. "Let's stay together", rimaniamo insieme. L'ex Beatles ha firmato a Londra una lettera aperta agli scozzesi. Con lui tante altre personalità, da Mick Jagger a Stephen Hawking, da Helen Bohan Carter a Michael Douglas, e 50.000 altre firme. Stiamo insieme, non ve ne andate.

A due settimane dallo storico referendum sull'indipendenza della Scozia, questo appello sembra essere più che giustificato. Il numero di coloro che vogliono la separazione dall'Inghilterra è aumentato. Bye Bye London? La consultazione del 18 settembre sarà la rivincita degli Highlander?

David Cameron è preoccupato

Il primo ministro David Cameron è teso e nervoso in vista dell'appuntamento con le urne. Ufficialmente mostra una certa serenità: la maggioranza silenziosa degli scozzesi è unionista, è la sua tesi. Ma, in realtà, è piuttosto preoccupato. Due anni fa pensava che una consultazione popolare fosse il modo migliore per scrivere  la parola fine alle pretese degli indipendentisti.

Nel 2012, dopo che lo Scottish National Party aveva vinto le elezioni ed era diventato il primo partito nel parlamento di Edinburgo, Cameron siglò un accordo sulla consultazione con Alex Salmond, il primo ministro scoezze e leader del partito separatista. Pensava che mai e poi poi avrebbe vinto il sì. Ora, a due anni di distanza, il leader dei conservatori, teme di andare incontro a un disastro politico dalle storiche conseguenze e proporzioni.

Gli ultimi sondaggi

Gli ultimi sondaggi indicano infatti che i secessionisti sono al 47%. Una percentuale molto vicina a quel terribile o agognato 50% più uno che consegnerebbe la vittoria a chi vuole abbandonare Londra. I favorevoli alla separazione sono aumentati anche grazie alle buone performance televisive di Salmond. L'ultimo confronto, trasmesso della Bbc, lo ha visto affermarsi contro l'uomo che rappresenta il fronte avverso; Alistair Darling, ex ministro del Tesoro britannico, il quale ha un difficile compito: lui, laburista, in nome dell'unione con Londra, deve difendere le stessi posizioni di David Cameron.

Davanti alle telecamere e a milioni di spettatori, Alex Salmond è apparso molto più convincente su i temi che stanno più a cuore agli elettori: l'economia e lo stato sociale, e in particolare la sanità. Salmond ha attacco sui tagli promessi dal governo di Londra. "Migliaia di bambini scozzesi saranno ridotti alla povertà" - ha urlato in faccia a Darling. Il laburista ha cercato di parare il colpo, ma non è stato così efficace come nel primo appuntamento televisivo.

Anche sulla questione della moneta, Salmond è apparso solido, molto più del primo faccia a faccia durante il quale era sembrato in difficoltà. Per spaventare gli scozzesi, David Cameron ha sempre detto di non voler fare un'unione monetaria sotto la sterlina nel caso in cui Edimburgo decidesse per l'indipendenza. "Non è un problema, ho già tre piani B per risolvere la questione" - ha detto il numero uno degli indipendentisti davanti alle telecamere della Bbc.

Il duello si vince sull'economia

La vittoria o la sconfitta dei separatisti si gioca tutta sulla ricchezza e la povertà degli scozzesi. Secondo gli unionisti, il distacco da Londra provocherà delle ripercussioni negative su tutta l'economia britannica, ma chi ne pagherà l peggiori conseguenze sarà proprio la Scozia indipendente.

Per Alex Salmond, è esattamente il contrario: "Per oltre la metà della mia vita, la Scozia è stata governata da partiti che non abbiamo eletto a Westminster - ha detto il primo ministro britannico - Ci hanno dato di tutto, dalla tassa elettorale alla tassa sulle camere da letto e sono le stesse persone che con il "progetto paura" ci vogliono far credere che questo Paese non può gestire da solo i suoi affari".

Le categorie produttive si sono divise sul tema. 120 top manager hanno firmato un appello per il no. Sono uomini d'affari del calibro di Dougls Flint, presidente della banca Hsbc, Niall Booker, amministrore delegato della Cooperative Bak, Andrew Mckenzie, ad del gruppo minerario Bhp Billiton. Oltre ai banchieri, anche i rappresentanti di settori strategici come l'ittico, l'hi-tech e gli alcolici sono schierati contro la separazione.

La risposta a questa iniziativa è arrivata dal manifesto sottoscritto da 200 imprenditori che, invece, sono certi del fatto che l'indipendenza porterà nuovi posti di lavoro (secondo Cameron, ci sarà invece almeno un milione di nuovi disoccupati) e l'opportunità di sfruttare energie e risorse che finora sono state utilizzate a beneficio dei britannici e non degli scozzesi.

Padroni (e ricchi) a casa nostra, si potrebbe dire, parafrasando uno vecchio slogan della politica italiana. Vedremo quello che accadrà. Già il fatto che a due settimane dalla consultazione si possa pensare a una vittoria degli indipendentisti è un qualche cosa che diversi mesi fa sembrava impossibile. Let's stay together, canta Paul MacCartney. Vedemo se gli scozzesi lo ascolteranno

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