Lo scioglimento di Al Qaeda e il futuro del Califfato

Al Nusra, succursale siriana di Al Qaeda, starebbe per fondersi con l'Isis con il placet di Al Zawahiri. Per il campo jihadista è la fine di un’epoca

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Ayman Muḥammad Rabīʿ al-Ẓawāhirī – Credits: Getty Imagines

Luciano Tirinnanzi

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Al Qaeda si scioglie e i suoi combattenti possono confluire nello Stato Islamico, dissolvendo il giuramento prestato. Se confermata, la notizia trapelata durante i giorni di Pasqua avrebbe del clamoroso. Ad averne dato informazione per primo è stato Al-Hayat, il quotidiano panarabo (ma stampato a Londra) proprietà di un principe saudita, Ayman Dean. Che, per la cronaca, prima di essere un editore è stato tra i fondatori di Al Qaeda alla fine degli anni Ottanta, prima di entrare a far parte dei servizi segreti britannici secondo lo stesso giornale.

 La fonte, dunque, è di quelle autorevoli ma “particolari”, e appare motivata anche se non direttamente proveniente dal numero uno di Al Qaeda, Ayman Al Zawahiri, il medico egiziano che ha ereditato dalle mani dello stesso Osama Bin Laden la leadership dell’internazionale del terrore. Secondo Al-Hayat, i miliziani di Jabhat al-Nusra starebbero per congiungersi con lo Stato Islamico in modo “ordinato e secondo piani stabiliti” e “la stessa Al Qaeda è destinata allo scioglimento entro la fine dell’anno”. Voci che già circolavano da tempo in Siria, dove gli stessi membri del fronte Al Nusra avrebbero confermato la notizia. Dunque, Al Zawahiri starebbe per ritirarsi e lasciare definitivamente libero il campo allo Stato Islamico di Abu Bakr Al Baghdadi, che ne beneficerà più di qualunque altra organizzazione terroristica.

L’alleanza strategica dei leader
Quando ISIS ha cominciato la sua marcia per la conquista di una larga parte dei territori di Siria e Iraq, nel giugno 2014, la Siria era già uno spettro e la guerra tra i governativi di Damasco e i numerosi ribelli infuriava sia nel sud del Paese che nel nord, intorno ad Aleppo.

 All’epoca, il presidente Bashar Al Assad aveva ancora saldo il controllo di buona parte del Paese, mentre oggi la situazione sul campo appare radicalmente mutata. Lo Stato Islamico, stabilitosi a est della Siria, ha ormai fatto di Raqqa la propria capitale siriana e una solida base dalla quale gestire numerose operazioni anche sul fronte iracheno.

 Sinora, gli uomini di Al Baghdadi si erano concentrati soprattutto sull’Iraq, nelle campagne militari volte a dominare le aree sunnite del Paese per sottrarle al controllo del governo sciita, al fine di inglobarle nel Califfato. Per non restare scoperti e non perdere terreno sul lato siriano, in vista di un comune obiettivo i miliziani di ISIS hanno perciò siglato un tacito accordo di non belligeranza proprio con Al Qaeda, che in Siria è rappresentata dalle milizie di Jabhat Al Nusra, il cui leader è Abu Muhammad Al Julani.

 Al Nusra, complice la fatwa di Al Zawahiri in persona, inizialmente osteggiava lo Stato Islamico per via della diretta concorrenza nel primato della jihad e per la differente visione circa la corretta applicazione della Sharia nel mondo islamico. Ma oggi, con la concretezza e la convenienza tipiche dei tempi di guerra, il gruppo di Al Julani ha gettato alle spalle la filosofia del braccio destro di Bin Laden, e ha iniziato a collaborare con ISIS per convergenza d’interessi.

 Da notare, che tanto Abu Muhammad Al Julani quanto il primo leader dello Stato Islamico Abu Musab Al Zarqawi erano entrambi membri di Al Qaeda in Iraq (AQI), da cui poi è originato il Califfato attuale.

 In questo modo, Stato Islamico e Jabhat Al Nusra hanno potuto crescere e proliferare nelle rispettive aree d’influenza, inglobando giorno dopo giorno le numerosissime sigle minori del jihadismo salafita, che imperversano su un territorio vastissimo alimentando il caos e l’anarchia. Un territorio che, peraltro, non si limita solo a Siria e Iraq ma che raggiunge finanche lo Yemen.

 


Gli uomini del Califfo hanno dato un’ulteriore prova di capacità tattica e diplomatica, se è vero com’è vero che la presa di Yarmouk è stata possibile grazie ad Al Nusra

Damasco e il campo profughi di Yarmouk
Oggi, il Califfo Al Baghdadi si è spinto fino a cercare di raggiungere l’obiettivo più alto mai tentato sinora dal proprio esercito, sfidare Damasco per rovesciare definitivamente la Siria. È anche così che si spiega l’ultima conquista dello Stato Islamico, il campo profughi di Yarmouk. Ed è proprio qui che si sostanzia l’alleanza tra Jabhat Al Nusra e Stato Islamico. Ed è sempre da questo nuovo fronte che sapremo se e per quanto tempo Al Qaeda riuscirà a fondersi con l’ISIS. Non è un caso che la notizia dello scioglimento di Al Qaeda sia concomitante alla comparsa dello Stato Islamico fin dentro Damasco.

 Finora, il presidente siriano Bashar Al Assad si sentiva moderatamente al sicuro perché nessun gruppo era riuscito a penetrare in maniera così eclatante e concreta nella capitale siriana. Ma gli uomini del Califfo hanno dato un’ulteriore prova di capacità tattica e diplomatica, se è vero com’è vero che la presa di Yarmouk è stata possibile grazie ad Al Nusra. Un esempio per gli altri miliziani che, seppure diffidano della barbarie dello Stato Islamico, prima o poi verranno a loro volta inglobati o trucidati. Anche perché i metodi di Al Baghdadi sono chiari: o con noi o contro di noi (per capirlo, basta osservare le fosse comuni a Tikrit).

La presa del campo di Yarmouk può significare che presto i jihadisti cercheranno di occupare una parte di Damasco come già accaduto con Aleppo, usando la popolazione civile come scudi umani. Bisogna solo capire quanti sono e di quante armi al seguito dispongono i miliziani. Se fossero più di qualche brigata, magari un'intera divisione, significherebbe che l’ISIS è lì per restare e che questa battaglia sarà un vero bagno di sangue. Perché difficilmente la coalizione internazionale vorrà bombardare un campo profughi. Mentre Assad ha già cominciato.

 

Il futuro del Califfato
Tutto ciò non significa che il Califfato sia destinato a proliferare e vincere in Siria. Del resto, in Iraq sta perdendo terreno. Ma certamente avere a disposizione anche le milizie di Jabhat Al Nusra, le più forti e meglio organizzate della galassia jihadista, potrebbe corrispondere a una svolta importante in proprio favore, soprattutto considerato il fatto che le stime più prudenti indicano in almeno 10 o 15mila gli uomini di Al Nusra. Quasi quanto sono gli uomini di Al Baghdadi solo in Siria.

 Raddoppiare il proprio esercito, per il Califfato potrebbe significare da un lato un’estensione delle operazioni militari, in particolar modo tra Siria, Libano e Giordania. Dall’altro, potrebbe convincere i suoi nemici a intensificare le operazioni di guerra per estirpare definitivamente il pericolo ISIS.

 Non è un caso che proprio oggi re Abdullah II di Giordania abbia espresso il pieno appoggio della Giordania all'Iraq nella lotta al terrorismo e offerto il suo sostegno nelle prossime operazioni militari nella regione di Anbar e a Mosul.

 

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