Schulz lascia il Parlamento Europeo: le conseguenze

La decisione del presidente che vuole candidarsi alle prossime elezioni tedesche. Ora scricchiola anche la poltrona di Jean-Claude Juncker

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L'ex presidente dell'europarlamento Martin Schulz, neopresidente Spd – Credits: EPA/STEPHANIE LECOCQ

Redazione

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Il presidente del parlamento europeo Martin Schulz chiuderà la sua esperienza politica a Bruxelles e si dedicherà alla politica tedesca. Lo ha confermato in conferenza stampa, non correrà per un terzo mandato. "Ho preso la mia decisione, l'anno prossimo correrò al Bundestag come capolista del mio partito, l'Spd, nel Land del Nordreno-Vestfalia. Continuerò a battermi per l'Europa dal livello nazionale.

"In tutto il mio mandato - ha detto Schulz - mi sono sforzato di rendere più influente il Parlamento, unica istituzione europea i cui membri sono eletti direttamente". Schulz ha ringraziato i colleghi deputati e il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker, "amico e vero europeo. Più che mai il mondo ha bisogno di un'Europa forte e unita - ha aggiunto - e la Germania, lo Stato più grande dell'Unione, ha una responsabilità tutta particolare".

E così scricchiola sempre di più anche la sedia di Jean-Claude Juncker alla testa della Commissione Ue. Conscio del rischio "effetto domino" che dall'Europarlamento potrebbe portare a far cadere tutte le teste ai vertici delle istituzioni Ue, negli ultimi mesi ha difeso strenuamente il terzo mandato di Schulz a Strasburgo. "Bisogna mantenere la stabilità che serve all'Europa", aveva affermato già a fine settembre, chiedendo di garantirla per le tre principali cariche Ue.

Il suo mandato al Berlaymont è stretto da una parte dalla pressione degli stati membri, divisi tra le forze centrifughe provenienti da Est, la Brexit e le debolezze derivanti dagli appuntamenti elettorali. A cui si aggiungono gli effetti di scandali come LuxLeaks e quello dell'ex presidente Josè Manuel Barroso alla Goldman Sachs. Dall'altra, resta il latente ma costante processo di "germanizzazione" dei posti di comando Ue di cui sono in tanti a lamentarsi, anche ai piani alti del Berlaymont, all'ombra dell'anonimato.

Una situazione aggravatasi con l'addio della responsabile al bilancio Kristalina Georgieva e la paradossale promozione del commissario tedesco Guenther Oettinger, da settimane nel mirino per frasi razziste e il suo sospetto ruolo nell'ok alla costruzione di una centrale nucleare in Ungheria da parte della Russia. Unica mossa in controtendenza, quella sulla politica di bilancio, dove il commissario francese Pierre Moscovici ha apertamente attaccato il falco tedesco Wolfgang Schaeuble. Segno che, forse, ci si prepara a un cambiamento. Sebbene la cancelliera Angela Merkel resti la miglior garanzia dello status quo a Bruxelles. (AGI/ANSA)

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