Schulz contro Merkel: la sfida (quasi) impossibile

Perché il risultato delle votazioni del Nordreno-Westfalia la dice lunga sulla vittoria certa della CDU e sulla débacle annunciata del SPD

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JOHN MACDOUGALL/AFP/Getty Images – Credits: Martin Schulz leader del SPD - 14 maggio 2017

Alessandro Turci

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Negli ultimi quindici anni di storia l’Europa è uscita trasfigurata, Germania compresa. E oggi la CDU di Angela Merkel sa conquistare (maggioranza con 33% e +6,7% rispetto al 2002) la roccaforte dei socialdemocratici della SPD (minoranza con 31,2% e -7,9% rispetto al 2002) del Nordreno-Westfalia.

Una vittoria che solleva interrogativi sull’immediato futuro degli equilibri tedeschi e di quelli continentali. Il test era cruciale perché questo Land è il più popoloso di Germania e perché si trattava dell’ultimo voto prima delle elezioni generali del prossimo 24 settembre.

La difficile sfida di Schulz
Sul piano interno la sfida di Schulz alla leadership di Angela Merkel si fa ora davvero complessa. Per almeno due importanti ragioni.

La prima è la Große Koalition: una soluzione politica che in Germania, a differenza di altri paesi europei, non è vista come un compromesso al ribasso, ma anzi come il pragmatismo elevato all’arte del governo. E i meriti, che vanno dal 2005 a tutt’oggi, sono tanto della CDU quanto della SPD. In altre parole, Schulz non può criticare gli ultimi esecutivi tedeschi senza criticare se stesso e la sua storia.

La seconda è la circostanza che Merkel, di fatto, scavalca la SPD a sinistra, e lo fa senza forzature o opportunismi tattici, ma secondo una visione politica coerente. La rinuncia al nucleare civile, la politica di accoglienza verso i migranti, la mancata stretta di mano con Donald Trump, sono solo gli esempi più eclatanti e simbolici, per non parlare del welfare tedesco, che funziona e non si presta ad attacchi sul lato sinistro dell’impianto.

La crisi del socialismo europeo: un’onda lunga?
La teoria dell’onda lunga in politica non ci ha mai finito di persuadere. Chi ha visto una relazione tra la sconfitta del populismo olandese e quello francese, oggi potrebbe vedere una relazione tra il crollo del partito socialista francese e la battuta d’arresto di quello socialdemocratico tedesco. Ragionando allo stesso modo potremmo sostenere che il prossimo banco di prova sarà il destino del Labour nel voto inglese di giugno e quindi la gestione della Brexit?

Può darsi. Ora bisogna vedere, anche alla luce della ricetta Macron (nouvelle cuisine in salsa europeista), come Schulz, che ha appena dichiarato di “non essere un mago”, concepirà la strategia della prossima campagna elettorale per evitare alla SPD una sconfitta certa, e a noi la noia di assistere ad una vittoria CDU annunciata.

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