Salah Abdeslam: come gestire uno stragista

L’ipotesi di non estradarlo, le polemiche con il difensore, le accuse tra polizia francese e belga. C’è molto dietro all’arresto del terrorista

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A sinistra, Salah Abdeslam nel video diffuso dall'Isis dopo gli attentati di Parigi – Credits: Isis

Luciano Tirinnanzi

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Per Lookout news

 

Le autorità francesi inoltreranno immediatamente al Belgio una richiesta di estradizione di Salah Abdeslam e sicuramente la otterranno", ha annunciato il presidente francese Francois Hollande all’indomani della cattura del super ricercato per le stragi di Parigi del 13 novembre scorso, Salah Abdeslam.

 È tutto qui il nodo centrale di una storia di terrorismo internazionale che dura da quattro mesi e che è solo all’inizio della fine di un incubo che ha tenuto sveglie le polizie di mezz’Europa, con code polemiche infinite circa la loro scarsa capacità di reazione. Sul banco degli imputati, infatti, oltre a Salah Abdeslam finirà presto anche la collaborazione tra la polizia francese e belga, soprattutto se l’estradizione annunciata da Hollande non dovesse trovare un seguito immediato.

 E d’indizi in tal senso ve ne sono più d’uno. Intanto, Sven Mary, il difensore del terrorista, ha già annunciato di voler denunciare il procuratore di Parigi François Molins, perché colpevole di aver reso noti alcuni dettagli circa l’interrogatorio del suo assistito. “La lettura di parte dell'udienza di Abdeslam in una conferenza stampa è una violazione”, ha dichiarato l’avvocato penalista, annunciando che a seguito di questo passo falso del procuratore presenterà istanza dinanzi al giudice nel primo giorno di primavera.


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Le polemiche reciproche sulla cattura
Sono solo le prime schermaglie di una battaglia che si annuncia ancora lunga e che ha già visto velati scambi di accuse tra gli inquirenti dei due paesi: i francesi per aver permesso al fuggitivo di circolare liberamente a poche ore dalla strage parigina (è stato fermato e identificato a Cambrai la sera dell’attentato, ma per ben due volte ha potuto proseguire la sua fuga) e i belgi per aver mancato la cattura del terrorista lasciandogli il tempo di fuggire a causa di un cavillo legale (secondo la legge belga, che lo aveva individuato prima di Natale, non si può effettuare un blitz tra le 23 e le 5 del mattino).

 La stessa cattura è avvenuta in maniera piuttosto casuale, dal momento che il 15 marzo, quando sei poliziotti sono entrati in un appartamento di Bruxelles che credevano vuoto, nel quartiere di Molenbeek, hanno invece trovato tre uomini armati che hanno risposto al fuoco. Uno dei tre, l’algerino Mohamed Belkaid, è stato ucciso sul posto da un tiratore scelto, mentre gli altri due, tra cui lo stesso Salah, sono riusciti a scappare sui tetti in maniera rocambolesca. Il successivo arresto di Abdeslam in rue des Quatre Vents è stato infine reso possibile da un’intercettazione.

L’esposizione mediatica del caso
Ma la battaglia si annuncia controproducente tanto per il Belgio quanto per la Francia, soprattutto per la grande esposizione mediatica di un caso che rischia seriamente di mettere l’una contro l’altra le due nazioni amiche: tanto per capire il clima in nord Europa, voci fuori controllo sui quotidiani locali hanno parlato persino di un’orgia in un commissariato a Bruxelles nelle stesse ore del mancato blitz pre-natalizio.

 Va detto poi che l’avvocato Mary non è un penalista belga qualunque, ma un principe del foro capace di trasformare ogni caso in un evento: conosciuto come l’avocat des crapules, ovvero il difensore dei delinquenti, Mary ha già difeso personaggi del calibro di Fouad Belkacem, il predicatore islamista fondatore di Sharia4Belgium, fino ai più noti e odiati criminali belgi, come il re delle evasioni Murat Kaplan e il complice del pedofilo Marc Dutroux, Michel Lelièvre. Il che la dice lunga sull’esposizione mediatica che avrà questo caso giudiziario.

Evitare l’estradizione, la linea della difesa
Per evitare il più a lungo possibile l’estradizione in Francia, la difesa di Abdeslam potrà per prima cosa tentare di ritardare le pratiche per i prossimi tre mesi, un tempo sufficiente agli inquirenti a perdere il vantaggio acquisito di aver finalmente arrestato un terrorista internazionale legato allo Stato Islamico.

 Quanto alle confessioni che potrà fare l’unico sopravvissuto alle stragi del 13 novembre scorso a Parigi, si può ragionevolmente credere che Abdeslam dirà tutto ciò che sa sulla dinamica degli attentati e su come si è giunti a organizzarli, se non altro per farsi giudicare in Belgio e non essere spedito in Francia.

 Se è vero come è vero che il giovane radicalizzato ha sì sparato e ucciso ma all’ultimo ha preferito non immolarsi per la causa e non si è lasciato esplodere, le sue intenzioni potrebbero essere davvero quelle di offrire piena collaborazione alle autorità. La sua voglia di vivere, insomma, potrebbe giocare un ruolo determinante. Tutto per restare in Belgio e non finire in mano ai servizi francesi. “Mi torturerebbero” ha dichiarato.

 In ogni caso, Salah Abdeslam è stato accusato dalla giustizia belga di “stragi terroristiche e partecipazione ad attività di un gruppo terroristico”, ma le pene sarebbero certo inferiori che presso una corte parigina. Si noti, in proposito, che in Belgio le forze di sicurezza, unico caso in Europa, dipendono dal ministero di Giustizia e non dalla presidenza del consiglio. Questo che sembra un particolare ininfluente, potrebbe invece essere decisivo ai fini della collaborazione o della chiusura da parte degli inquirenti belgi nei confronti dei colleghi francesi.

 

Molenbeek, il quartiere al centro delle polemiche
La chiosa va, infine, su Bruxelles e sul quartiere di Molenbeek, al centro di roventi polemiche per aver fatto quadrato intorno al terrorista. Salah Abdeslam ha solo 26 anni, è un francese naturalizzato belga di origine marocchina, ma ha potuto contare su una rete amicale e di famiglie che per ben 127 giorni lo hanno protetto, accudito, sfamato e vestito. In questi mesi, Abdeslam ha cambiato casa più d’una volta e ha avuto il tempo anche di andare dal barbiere per camuffare la propria identità.

L’ambiente in cui è vissuto non è certo dei migliori. Le due donne appartenenti alla famiglia che ha dato rifugio al giovane terrorista, Fatima e Najima Aberkan, erano state condannate rispettivamente a 8 e 10 anni di carcere nel luglio del 2015 perché colpevoli di aver reclutato aspiranti combattenti da spedire in Siria (tra loro figurava anche la mente degli attentati parigini, Abdellhamid Abbaoud): “Attraverso la costante esaltazione dell’ideologia jihadista le due donne hanno lavorato per corrompere la mentalità dei giovani di Molenbeek, finendo per contaminare il loro intero entourage” erano state le parole usate del giudice nel condannarle.

 Al momento dell’arresto di Salah, i residenti di Molenbeek non hanno certo esultato, non si sa se per complicità, stanchezza o disperazione. Certo è che quel quartiere ha potuto offrire riparo e favorire la latitanza di un super ricercato, fatto di non poco rilievo che dovrà far riflettere il governo e il comune di Bruxelles, anche se va detto che la popolazione islamica di Molenbeek è appena il 30% e non il 90% come assurdamente si vuol far ritenere.

In ogni caso alcuni abitanti, nonostante le innumerevoli perquisizioni, i sopralluoghi e i blitz hanno potuto garantire al terrorista in fuga una logistica adeguata - Salah si è spostato almeno due volte tra Molenbeek e il quartiere di Schaerbeek - e una copertura notevole.

 La battaglia contro il terrorismo per Francia e Belgio, insomma, è tutta da combattere in casa propria. Senza contare che Najim Laachraoui, appena confermato dal DNA come complice di Abdeslam, è ancora in fuga.

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