Esteri

Russiagate: le prime ammissioni di Donald Trump

Il Presidente ha confessato di essere stato informato dell'incontro del giugno 2016 tra suo figlio e i russi

Donald Trump

Barbara Massaro

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Donald Trump sapeva. Il presidente, per la prima volta in assoluto ha ammesso di essere sempre stato a conoscenza dell'incontro avvenuto nel giugno 2016 tra suo figlio Donald Jr. e l'avvocato russo Natalia Veselnitskaya.

Il tweet di Trump

Il 5 agosto Trump ha twittato: "Altra Fake News, un’invenzione totale, dicono che io sia preoccupato per un incontro che il mio meraviglioso figlio Donald ebbe alla Trump Tower. Fu un incontro per ottenere informazioni su un avversario, completamente legale e molto frequente in politica. E non se ne fece niente. Io non ne sapevo niente!" 

Questa presa di posizione contraddice quella ufficiale della Casa Bianca che, sin dal 2017, aveva negato di essere stata informata di quel meeting nel corso del quale, così scriveva allora il New York Times, i russi avrebbero duvuto fornire a Trump informazioni riservate e compromettenti su Hillary Clinton in piena campagna elettorale.

Trump Jr., già nel 2017, aveva confermato l'avvenuto incontro sostenendo però che fosse avvenuto per parlare di adozioni internazionali e non per fornire informazioni circa la rivale politica del presidente. The Donald, però, non ne sarebbe stato al corrente. 

Cosa implica il cambio di versione di Trump

Il cambio di posizione di Trump (pur continuando a negare di essere entrato in possesso di quelle informazioni) nel cosiddetto  Russiagate arriva a 10 giorni di distanza dalle dichiarazioni di Michael Cohen, l'ex avvocato personale di Trump, determinato a non diventare il capro espiatorio dei guai del presidente.

La sua versione di quel che accadde in quei giorni d'intensi scambi con Mosca Cohen l'aveva fornita al procuratore speciale Robert Mueller, l'uomo chiave della vicenda, colui che sta indagando sulle eventuali ingerenze russe nell'elezione di Trump alla presidenza Usa. 

Secondo quanto riportato dalla Cnn Cohen avrebbe spiegato che a informare il presidente dell'eventuale incontro sarebbe stato il figlio maggiore Donald Jr. e Trump in persona avrebbe dato l'ok e il via libera ai successivi comunicati ufficiali di Washington.

Chi c'era alla Trump Tower

Cohen sarebbe stato presente al meeting dove, intorno a un tavolo, sarebbero stati seduti il genero di Trump, Jared Kishner e il figlio Donald Jr., insieme all'ex capo della campagna elettorale Paul Manafort. Gli uomini del presidente  incontrarono l’avvocato russo Natalia Veselnitskaya per entrare in possesso di - scrivono i media Usa- "Documenti ufficiali e informazioni che avrebbero incriminato Hillary e i suoi rapporti con la Russia e sarebbero stati molto utili al fine di vincere le elezioni".

La Casa Bianca, fino a ora, aveva sempre negato che il presidente sapesse dell'incontro alla Trump Tower tra il figlio e i russi e le dichiarazioni di Trump unite alle parole di Cohen cambiano per l'ennesima volta la prospettiva del Russiagate fornendo nuovi spunti al procuratore Mueller che potrebbe voler interrogare Trump in merito (sebbene la legge americana permetta al presidente di rifiutarsi di rispondere alle domande del procuratore speciale).

Cosa hanno detto gli avvocati di Trump

Nella serata di domenica l'avvocato di Trump Jay Sekulow, che aveva confermato l'estraneità di Donald Trump al famoso incontro, ha detto di aver "ricevuto informazioni errate", ma ha anche ribadito che nell'incontro tra Trump e l'avvocato Veselnitskaya non c'è mai stato nulla di illegale.

Il Presidente sarebbe disposto a rispondere alle domande di Mueller, ma i suoi legali starebbero cercando di dissuaderlo perché convinti che le informazioni ottenute potrebbero essere usate contro di lui. Inoltre sulla testa del presidente pende anche la spada di Damocle delle 100 registrazioni sequestrate dallo studio dell'avvocato Cohen che potrebbero contenere informazioni compromettenti per Trump.

La "scatola nera" di Michael Cohen

 Cohen, ad esempio, ha ceduto alla Cnn una registrazione in cui il fixer discuteva con il suo assistito circa la necessità di comprare il silenzio dell'ex coniglietta di Playboy Karen McDougal con cui Trump aveva avuto una relazione nel 2006 quando Melania era incinta di Barron.

Adesso gli audio sono al vaglio degli inquirenti che così avranno la possibilità di capire quante castagne dal fuoco Cohen abbia tolto a Trump in quasi 20 anni di servizio come avvocato personale di The Donald.

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