Luigi Gavazzi

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Sabato 27 febbraio 2016, a Mosca, migliaia di persone dell’opposizione al regime di Vladimir Putin hanno ricordato Boris Nemtsov, a un anno esatto dall’omicidio. E hanno chiesto pubblicamente verità e giustizia. 

Nemtsov venne assassinato con quattro colpi di pistola sparati alle spalle, su un ponte sulla Moscova, a pochi passi dal Cremlino.

Aveva 55 anni ed era il leader del partito Parnas, esponente di punta della galassia che si oppone alla politica del Cremlino. 
Nemtsov si era particolarmente esposto contro la guerra in Ucraina, nella quale, diceva, erano coinvolte direttamente truppe russe. Il conflitto veniva usato da Putin –non si stancava di ripetere– per sfruttare i sentimenti nazionalisti e imperiali a scopi propagandistici e rafforzare così il sostegno al governo e puntellare il regime.

Paranoia anti-americana
Il nazionalismo e la paranoia anti–occidentale (in particolare anti–americana), vengono usate da Putin per allontanare l’attenzione dalla corruzione e dalle ingiustizie; alla quale si aggiunge la repressione delle voci della dissidenza, attraverso intimidazioni e violenze, fino all’omicidio, appunto, come nel suo caso e quello di numerosi altri, per esempio quello simbolico della giornalista Anna Politkovskaja, assassinata a Mosca il 7 ottobre del 2006, il cui omicidio è restato impunito. 

Kadyrov
Per l’omicidio di Nemtsov, molte strade portano a Ramzan Kadyrov, l’uomo che governa la Cecenia per conto di Putin. E le indagini, per la verità, partirono subito spedite un anno fa, proprio in questa direzione. 

Putin affidò all’FSB (Federal’naja služba bezopasnosti Rossijskoj Federaci), i servizi di sicurezza russi, mandato di indagine e apparente libertà di muoversi liberamente. Bastarono tre giorni per identificare i sospetti dell’omicidio e arrestarne cinque, tutti ceceni, tutti con connessioni abbastanza evidenti con Kadyrov. In particolare, venne accusato dell’omicidio Zaur Dadaev, vice-comandante di Sever, una delle forze speciali cecene che prende ordini diretti da Kadyrov.

Dadaev, insieme ad alcuni degli arrestati arrivò anche a confessare, salvo poi rimangiarsi tutto, perché, disse, aveva parlato sotto tortura.

L’organizzatore
Le indagini dell’FSB, secondo Vadim Prokhorov, avvocato della famiglia Nemtsov, citato da Joshua Yaffa sul New Yorker, avevano individuato in Ruslan Gemereyev l’organizzatore dell’omicidio di Nemtsov. Gemereyev è un altro degli uomini al vertice di Sever e con legami molto stretti e diretti con Kadyrov.
Gli investigatori incaricati dell’indagine sarebbero andati -invano- due volte da Alexander Bastrykin, uno degli uomini del cerchio più stretto dei fedelissimi di Putin e responsabile del Comitato investigativo russo, un organo di indagine e controllo, a chiedere la firma per l’accusa formale a Gemereyev.

Bastrykin invece, nel gennaio di quest’anno, ha chiuso il caso dichiarandolo (quasi) risolto. Secondo queste conclusioni, l’organizzatore dell’omicidio di Boris Nemtsov sarebbe Ruslan Mukhadinov. Anch’egli del battaglione Sever, anche se di rango assai inferiore, visto che operava, in pratica, come autista di Geremeyev.

Arginare le indagini
Il documento di accusa non dice nulla sul movente dell’omicidio né su dove Mukhadinov avrebbe preso i soldi per organizzarlo.
In sostanza, sembra di capire che le indagini dell’FSB siano state “arginate” per evitare che si avvicinassero troppo a Kadyrov.

Putin forse non controlla più Kadyrov
Fra gli aspetti misteriosi della vicenda anche quelli relativi ai malumori del servizio di sicurezza rispetto alla mano libera che Putin ha concesso in questi anni a Kadyrov. Aspetti che, in alcuni casi, suggeriscono ad alcuni osservatori — interni ed esterni alla Russia — addirittura che il Cremlino abbia ormai perso il controllo sull’esuberante boss ceceno

Comunque, proprio i famigliari e gli amici di Nemtsov, non si rassegnano alle conclusioni dell’inchiesta. La parte dell’indagine che si occupa dei ‘mandanti’ di fatto è stata stralciata. E per Ilya Yashin, successore di Nemtsov alla guida di Parnas, ciò è accaduto quando è diventato evidente che la responsabilità era dei capi della Cecenia.

Se Putin mollasse il boss ceceno
Sabato Kadyrov si è esposto facendo la sua parte di duro senza paura. 
“Nemstov non mi preoccupava affatto e questo perché non era al mio livello”, ha detto in un’intervista.
In realtà, potrebbe esserci anche un’altra chiave di interpretazione della vicenda. Secondo il deputato di opposizione Dmitri Gudkov, le sparate di Kadyrov sarebbero dovute al fatto che il suo rapporto con Putin “è peggiorato”, tanto che recentemente si sarebbe addirittura recato a Dubai col pensiero di “restarci”. 
Adesso, le minacce all’opposizione sui social network, le dichiarazioni roboanti di natura militare sarebbero un tentativo di Kadyrov di “far pressioni su Putin”. “Ad aprile — ragiona Gudkov — scade il suo mandato e il Cremlino non ha ancora fatto sapere che opinioni ha al riguardo”. Morale: l’affare Nemtsov-Kadyrov-Putin potrebbe avere ripercussioni anche inaspettate da qui al prossimo settembre.

Il curriculum di Kadyrov
Fino a oggi i “meriti” di Kadyrov nel “difendere” la Russia e il suo capo dalle “minacce” degli americani e dell’occidente e soprattutto dai “nemici” interni al servizio dei primi, sono innumerevoli.

In Russia, negli ambienti dell’opposizione al regime si ricorda che il 31 gennaio di quest’anno Kadyrov ha offerto agli oltre 1.6 milioni di follower su Instagram una fotografia di Mikhail Kasyanov, un oppositore di Putin e ex primo ministro. Sulla fotografia è stato sovrapposto il mirino di un fucile di precisione visto dall’occhio del killer.
Pochi giorni dopo, in un ristorante di Mosca, alcuni ceceni hanno spalmato in faccia a Kasyanov un pezzo di torta, scena interpretata dagli oppositori di Putin come una esplicita minaccia di morte.
Minacce che richiamano il clima che ha preceduto l’omicidio di Nemtsov.

Vale poi ricordare sempre come Kadyrov avesse esplicitamente minacciato Anna Politkovskaja, chiamandola “nemica del popolo ceceno” e dicendole che avrebbe dovuto rispondere di questa colpa. Politkovskaja intervistò Kadyrov per la Novaya Gazeta poco dopo “l’incoronazione” –da parte di Putin– di Kadyrov alla “reggenza” della Cecenia dopo l’omicidio del padre nel 2003.

[cfr. The New Yorker, The Guardian, Ansa]

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