Romania: vince la piazza, via il decreto salva-corrotti

Di fronte alle manifestazioni e alle critiche dell'Ue, il governo ritira la legge a favore dei politici corrotti. Ma la protesta continua

 

Ha vinto l'opposizione, ha vinto la piazza che, da una settimana, aveva invaso Bucarest e le altre grandi città rumene nella speranza che il nuovo governo di coalizione tra socialisti e liberali, insediatosi dopo le elezioni dell'11 dicembre, ritirasse il cosiddetto decreto salvaladri, una controversa riforma del codice penale di cui avrebbero beneficiato di fatto tutti i politici romeni indagati, condannati e sospettati di corruzione e di abusi di potere.

Di fronte a una protesta sempre più massiccia e diffusa, il primo ministro socialista Sorin Grindeanu ha dovuto ritirare il provvedimento: "Non voglio dividere il Paese" ha detto il premier, prefigurando l'immediato ritiro del  decreto, come per altro gli aveva suggerito di fare, la scorsa settimana, la Commissione europea nelle vesti del presidente Jean Claude Juncker.

La protesta popolare si è trasformata in festa. Quella che è stata definita la Primavera rumena - cui ha partecipato anche il capo dello Stato Klaus Iohannis, un conservatore-moderato europeista vicino ad Angela Merkel e definito dai rumeni Il signor Mani Pulite - si è conclusa con una vittoria della società civile. la riforma approvata senza dibattito parlamentare che avrebbe derubricato a semplici reati civili gli illeciti per somme sotto i 48mila euro è stata ritirata.  La piazza però non si è ancora sciolta e continua a chiedere a gran voce, nelle principali città rumene, le dimissioni del governo.

La Romania è il Paese demograficamente ed economicamente più importante dell'area balcanica. È anche uno dei Paesi più corrotti dell'area esteuropea. È vero che ha beneficiato in questi anni di un'impetuosa crescita economica, la più alta di tutta l'Ue, dovuta  essenzialmente alla deregulation, al costo del lavoro sempre più basso, agli aiuti europei e ai forti investimenti francesi, italiani e tedeschi, ma è anche vero che si è trattato di un modello di sviluppo fragile che ha creato profonde disuguaglianze economiche e sociali, con un cittadino rumeno su tre a rischio povertà, e con un'emigrazione di massa verso i Paesi dell'Europa occidentale che non si è mai arrestata.

Il ricordo nel 1989 dell'abbattimento del tiranno, Nicholai Ceausescu, lo storico dittatore stalinista del Paese, cui seguì un periodo di governi autoritari e di torbidi, ha avuto un suo peso nel determinare il risultare il braccio di ferro che si, per ora, concluso con ritiro del  provvedimento salva-corrotti. Il partito socialdemoratico al governo, che aveva vinto le elezioni di dicembre promettendo nuove politiche inclusive e di welfare, ha dovuto fare macchina indietro, anche per la pressione esercitata dall'Unione europea, da cui dipende gran parte del futuro economico del Paese. Ma non è affatto scontato, ora, che la piazza smobiliti.

L'obiettivo dei manifestanti restano le dimissioni dell'intero esecutivo e il passo indietro definitivo  del carismatico leader socialista, Liviu Dragnea, sotto processo per un abuso di 24mila euro. Ancora ieri, nonostante l'annincio del ritiro del decreto, c'erano 500 mila persone in piazza, 2-300mila a Bucarest, 40 mila a Timisoara, 45 mila a Cluj-Napoca. Festeggiavano la prima vittoria ma ora l'obiettivo sembra essere ormai un altro, a dimostrazione della posta in gioco: le dimissioni dell'intero esecutivo.

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