Rohani a Parigi: il provincialismo italiano, l'orgoglio francese

Il protocollo diplomatico non si cambia, anche di fronte a un prestigioso ospite: Hollande dà una lezione anche al governo italiano

FRANCE-IRAN-DIPLOMACY

Francoise Hollande e il suo omologo iraniano Rohani a Parigi – Credits: BERTRAND GUAY/AFP/Getty Images

Paolo Papi

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Nel novembre 2015, quando fervevano i preparativi per la visita di Hassan Rohani all'Eliseo, visita che sarebbe stata poi annullata a causa del pericoli di nuovi attentati in Europa, la Repubblica iraniana chiese per pranzo un menù halal e no alcol in nome della fede musulmana del prestigioso ospite di Francoise Hollande. La risposta del presidente francese fu netta, come è netto il sentimento nazionale francese, che si tratti del divieto di indossare il velo nelle scuole pubbliche oppure di ricevere un capo di Stato straniero, fosse esso musulmano, indù, vegano o semplicemente astemio: «Una buona bottiglia di vino non mancherà mai sulla nostra tavola» commentarono all'Eliseo, spostando semplicemente l'orario del faccia-a-faccia Hollande-Rohani al pomeriggio. È così  - commesse milionarie o meno - che decidono negli Stati orgogliosi di sé e della propria storia.

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LA VIGNETTA DI LE MONDE
C'è una vignetta, pubblicata stamane su Le Monde, che esemplifica bene i timori del ceto intelletuale francese di fronte alla visita odierna del presidente iraniano. Vi sono raffigurati il presidente francese e il suo omologo iraniano Hassan Rohani, mano nella mano su un palchetto col microfono e la bandiera dei due Paesi. I ruoli sono però invertiti: il padrone di casa porta una tunica ed un turbante  in omaggio agli usi e costumi dell'ospite venuto da lontano, mentre Rohani è vestito in giacca e cravatta all'occidentale. Quando il maggiordomo dell'Eliseo entra in scena con due bottiglie di Champagne, accorgendosi della gaffe protocollare, trasforma il suo slancio entusiasta Champ! in un timido Pardon. Naturalmente non è accaduto nulla di tutto ciò. E la vignetta, più che un affondo contro Hollande, è stata giustamente interpretata per quello che era: una polemica sottile contro Roma e quelle statue di corpi nudi coperte, per provincialismo dioplomatico, ai Musei Capitolini, durante la conferenza stampa del presidente iraniano.

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La vignetta apparsa su Le Monde

TE' E PASTICCINI
In Francia, quando sono in gioco i simboli della Republique, non c'è protocollo che possa essere cambiato in ossequio di un ospite, chiunque esso sia, anche quando giunge come Rohani, simbolicamente, con una valigia piena di soldi e commesse. E così, per evitare imbarazzi, e forse anche per ridacchiare francesemente alle spalle dei loro cugini meridionali e caciaroni (cioé noi), il cerimoniale francese ha risolto il problema del vino, obbligatorio nel menù delle cene ufficiali offerte all'Eliseo, invitando Rohani nel pomeriggio - come a novembre - per una pausa con té, croissant e succhi di frutta. Lo champagne può rimanere nella ghiacciaia. E nessuno in Iran, tanto meno Rohani, ha inarcato offeso il sopracciglio.


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