Olivia Wicki

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Il rapporto annuale dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, l'UNHCR (qui il testo integrale) lascia senza parole. I numeri del dramma dell'immigrazione per motivi politici sono impressionanti: nel 2015 il numero degli sfollati è cresciuto fino a 65,3 milioni, il più alto mai registrato.

Questa cifra comprende 3,2 milioni di persone che erano in attesa di asilo e 21,3 milioni di rifugiati ufficiali oltre a 40,8 milioni di persone che sono ormai senza una dimora, ma ancora dentro i confini dei loro paesi d'origine. A livello globale una persona ogni 113 è "un richiedente asilo, sfollato o rifugiato". Più della metà dei rifugiati nel mondo sono bambini.

Il rapporto è stato pubblicato nella Giornata dei rifugiati che si celebra dal 2000. Per l'occasione l'UNHCR ha lanciato una petizione #WithRefugees che chiede ai paesi che ospitano queste persone di garantire loro l'accesso al lavoro e all'educazione.


Il rapporto spiega anche che sono tre i paesi del mondo che producono la metà dei rifugiati esistenti: solo la Siria ne produce 4,9 milioni, l'Afghanistan 2,7 milioni e la Somalia 1,1 milioni.

La maggior parte degli sfollati lo è a causa della guerra e delle persecuzioni, e questo è già molto preoccupante. Ma il vero problema è che i fattori che mettono i rifugiati a repentaglio si stanno moltiplicando”, ha spiegato Filippo Grandi, l'Alto Commissario per i rifugiati delle Nazioni Unite.

Il rapporto indica tre motivi principali legati al loro aumento: le guerre di lunga durata, come quelle in Somalia e Afghanistan, i nuovi conflitti (negli ultimi 5 anni basta citare Siria, Yemen e Ucraina) e la mancanza di una loro soluzione.

Che di certo, ha detto Grandi, non può passare per la chiusura delle frontiere. "La buona volontà degli Stati di lavorare insieme non solo per i rifugiati, ma per l'interesse generale dell'uomo e che si sta testando oggi è lo spirito di unità che deve prevalere".

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