Resistere a Kabul, nonostante tutto

Un'autobomba che esplode vicino a casa. La voglia di mollare, ma anche di far partire la sua scuola per cantastorie in Afghanistan. Il diario di una cooperante in prima linea

Bambini alla finestra

Kabul 1995. Gruppo di bimbi affacciati ad una finestra di una scuola elementare semidistrutta dal lungo conflitto armato (Credits: www.raffaeleciriello.com)

Selene Biffi

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Un’autobomba esplosa nel quartiere dove abito, di prima mattina.  L’edificio dove dovrei aprire la scuola che cade a pezzi, dove non c’è acqua, elettricità o riscaldamento. Due insegnanti che se ne vanno, ancora prima di cominciare. La stufa che si rompe e io che finisco per dormire con il cappotto addosso, tant’è il freddo di questi ultimi giorni.

Questo potrebbe essere il bilancio della mia prima settimana a Kabul. Non manca davvero nulla, non c’è che dire.

Il lavoro per aprire The Qessa Academy – la scuola per cantastorie – si sta rivelando molto più difficile di quanto previsto: tra burocrazia, inerzia e lassismo generale, si fa spesso fatica a capire che strada imboccare, e il tempo sembra dilatarsi all’infinito per ogni piccola cosa.

Eppure, solo tre anni fa, mi sembrava tutto molto diverso qui. Forse perché lavoravo all’ONU e avevo tutto più semplice, mentre adesso mi tocca fare da sola. O forse perché mancano ormai meno di dieci giorni all’apertura della scuola, e mi sento come in un turbinio di cose da fare, con liste infinite e giornate lavorative troppo brevi. Anche se inizio alle otto del mattino e finisco ben dopo la una di notte.

Non posso mollare proprio adesso però, non voglio. Ci ho messo tre anni a recuperare i fondi necessari per il progetto, e non è il momento di gettare la spugna. Almeno, non ancora.

E allora, mi preparo come meglio posso per domani: nuova settimana, nuove sfide. Tra banchi da far fare e materiale vario da acquistare, lezioni da preparare, inviti da spedire e cerimonia di apertura da organizzare. Sperando di riuscire a fare tutto, con un po’ di pazienza.

Già, pazienza… questa è la volta buona che imparo cos’è.

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