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Referendum in Turchia: fine della democrazia liberale

Erdoğan, il "dittatore eletto", rivendica la vittoria con poco più del 51% dei consensi. L'opposizione contesta il risultato e chiede di ricontare i voti

Turchia Erdogan Referendum

Luigi Gavazzi

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Recep Tayyip Erdoğan ha dunque vinto il referendum che cambia la Costituzione turca e impone al paese una vera autocrazia: una democrazia "illiberale", in sostanza.

Il Sì ha ottenuto il 51,3%% dei voti, contro circa il 48,7% dei No.

Il Chp (Partito Popolare Repubblicano), la principale forza politica di opposizione, ha però contestato il risultato e ha chiesto un nuovo conteggio delle schede.

Procedure irregolari
L'opposizione in generale parla di brogli e in particolare di "schede da annullare e non contare perché mancanti di timbri ufficiali". 

Secondo la Commissione elettorale centrale il provvedimento contestato è invece ammesso. L'Osce (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) invece, sostiene le ragioni dell'opposizione. In pratica a operazioni di volo già avanzate, attorno alle quattro del pomeriggio, la Commissione ha deciso che le schede non ancora timbrate sarebbero state valide lo stesso. Il regolamento prevedeva invece che queste schede dovessero essere timbrate al momento nel quale venivano controllate.

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Secondo l’Osce inoltre, il referendum si è svolto in condizioni nelle quali i due schieramenti hanno avuto condizioni ineguali nel corso della campagna elettorale. Con giornalisti arrestati e media indipendenti sottoposti a pressioni incompatibili con condizioni di libertà democratiche.

 

Perché il referendum del 16 aprile è importante
Il referendum riguardava l'approvazione di 18 emendamenti alla Costituzione turca che cambiano il disegno istituzionale dello Stato, trasformandolo in una repubblica presidenziale ("presidenza esecutiva") nella quale il presidente ha tutto il potere esecutivo, senza contrappesi, perché controllerà, di fatto, anche il potere legislativo e quello giudiziario.

Gi emendamenti infatti - che modificheranno circa 70 leggi - riducono quasi tutti i poteri del parlamento. Come ha sritto l'Economist, ora Erdoğan potrà governare come un "dittatore eletto".

Viene così annullato il principale contrappeso istituzionale di bilanciamento del potere esecutivo, in una situazione nella quale il potere giudiziario è stato in questi anni notevolmente indebolito dall'azione di Erdoğan, in particolare con la gigantesca repressione successiva al tentato colpo di Stato del luglio del 2016.
La pressione sui giudici si è manifestata attraverso intimidazioni ripetute e una sterminata serie di rimozioni, usando come motivazioni le presunte connivenze con le forze guleniste che avrebbero organizzato il tentato colpo di Stato.

Inoltre, secondo la modifica costituzionale, la Corte costituzionale, che ha fra i suoi poteri l'eventuale possibilità di mettere il presidente sotto processo, avrà 12 dei 15 componenti di nomina presidenziale.

Anche la stampa, altro fattore di equilibrio liberale, è ormai quasi ridotta al silenzio, tranne le testate che sostengono la propaganda del governo.

Dal 2019 dunque la Turchia avrà una ordinamento costituzionale che la pone ancora più lontana dalle democrazie liberali e la colloca fra i paesi dove l'investitura elettorale garantisce all'uomo forte di turno un potere quasi incontrastato. Si affianca così, per esempio alla Russia di Putin.

Questa svolta politica, arrivata nel pieno dello stato di emergenza successivo al tentato golpe, e della repressione successiva - 50 mila arresti e 100 mila persone rimosse dagli incarichi di lavoro in uffici pubblici e privati - avrà conseguenze difficili da prevedere ma sicuramente pericolose anche per i rapporti con l'Europa, con il medio oriente infiammato dalla guerra in Siria e in Iraq. Renderà ancora più intransigente il governo turco nei confronti dei Curdi.

Le congratulazioni di Trump
Il Presidente Usa ha parlato ieri sera con il presidente turco congratulandosi per la sua vittoria nel referendum e discutere la risposta americana all'uso di armi chimiche da parte di Assad. Lo rende noto la Casa Bianca.

Il tycoon ha ringraziato Erdogan per il sostegno all'azione Usa e i due leader hanno ''concordato sull'importanza di ritenere responsabile Assad''. I due presidenti hanno discusso anche la campagna anti Isis e la necessità di cooperare contro tutti i gruppi che usano il terrorismo per raggiungere i loro fini.

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