Esteri

Raid e curdi martellano l'Isis a Kobane, decine di morti

Gli Usa paracadutano armi e aiuti, la Turchia concede il passaggio ai Peshmerga per raggiungere la città assediata

Kurdish-Islamic State conflict in Kobane

Redazione

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Decine di jihadisti morti in poche ore, uccisi dalle armi dei peshmerga curdi e dai razzi sparati dai caccia nei raid aerei della coalizione: sono pesanti le perdite subite dai combattenti dello Stato Islamico (Isis) nella strategica città curdo-siriana di Kobane, al confine con la Turchia, divenuta il simbolo della resistenza curda e dove da un mese si combatte strada per strada, casa per casa, con tecniche da guerriglia urbana.
Secondo un bollettino dell'ong Osservatorio siriano per i diritti umani (Ondus), solo nelle ultime ore l'Isis, che combatterebbe ancora in circa metà della città, ha perso 31 miliziani, di cui 15 nei bombardamenti aerei alleati.

Delle ultime ore la notizia che l'esercito americano ha paracadutato armi, munizioni e materiale medico ai curdi in Siria assediati nella città e

Kobane resiste

In oltre un mese di combattimenti intensi, l'Isis - che ora controlla in Iraq l'80% della provincia a maggioranza sunnita di Al-Anbar - non è riuscita a infliggere una sconfitta decisiva ai curdi a Kobane. Pur essendo riusciti per un breve periodo ad occuparne gran parte del territorio, i jihadisti - nelle cui file militano migliaia di mujaheddin stranieri, anche da Paesi occidentali - si troverebbero in difficoltà e nelle ultime settimane hanno inviato rinforzi nella città frontaliera, nella speranza di rovesciare le sorti di una battaglia che per il Califfato ha un alto valore strategico e simbolico.

Sempre secondo l'Ondus, ma anche a detta di vari altri osservatori, l'Isis, che resiste nel centro della città mentre i curdi stringono da est, tenta di tagliare l'accesso alla frontiera turca a nord, l'unica via di approvvigionamento per i curdi e unica via di fuga per i civili.

La fuga degli abitanti

Di questi, solo negli ultimi tre giorni, almeno 300.000 sono stati costretti a lasciare la città e i dintorni, 200.000 dei quali riparati nella vicina Turchia, gli altri fuggiti in Iraq. Ma ancora migliaia sono intrappolate all'interno di Kobane, fra l'incudine dell'Isis e il martello dei raid aerei alleati. Questi ultimi, oltre ai combattenti e ai mezzi dei miliziani estremisti, stanno prendendo di mira anche alcune infrastrutture petrolifere, nel tentativo di assestare un colpo al contrabbando di greggio con cui lo Stato islamico si finanzia per un valore potenziale che oscilla fra uno e tre milioni di dollari al giorno.

Oggi il presidente Usa Barack Obama si è sentito telefonicamente con Erdogan e i due hanno convenuto che occorre "rafforzare la lotta contro l'Isis". Al termine del dialogo, la Turchia ha dato ai combattenti peshmerga della regione autonoma del Kurdistan iracheno il via libera per transitare attraverso il territorio turco per recarsi a Kobane, rispondendo positivamente a una richiesta presentata dal presidente curdo Massoud Barzani.

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