Esteri

Quando Beppe Grillo esaltava Obama

Obamista e antiputiniano ieri, filotrumpiano e favorevole all'uomo del Cremlino oggi: l'ultima giravolta del comico

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Paolo Papi

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Ora che è salito sul carro di Donald Trump, dipinto nella sua intervista esclusiva rilasciata al settimanale francese Journal du Dimanche come un «moderato» che ha compreso la necessità di un'alleanza strategica con la Russia di Vladimir Putin, qualcuno potrebbe essere tentato di ripescare i vecchi post con cui Beppe Grillo salutava l'elezione di Barack Obama nel 2008 e nel 2012. Detto, fatto.

Non mancano, anche in questo caso, le sorprese e i linguaggi iperbolici, ma non mancano soprattutto gli osanna entusiastici all'elezione del primo presidente nero nella storia degli Stati Uniti, all'uomo che oggi, nell'intervista alla rivista francese, definisce invece  l'artefice di una politica estera guerrafondaia che ha prodotto «un assoluto disastro» in Medioriente e nell'Europa dell'est.

Scriveva, allora, nel 20008, il comico e fondatore del M5S. 

 Obama ha vinto. Sono contento, ma soffro più di prima. Obama ha dichiarato: “Gli Stati Uniti sono il posto dove tutto è possibile”. Guardo il mio Paese dove niente è possibile. Un piduista capo del Governo. Un’opposizione indecente. L’informazione sotto controllo. E mi viene il magone. Obama, giovane, colto, slanciato, intelligente, di colore, parla di futuro, di innovazione. “Il cambiamento è arrivato”, ha detto. “La nostra vittoria è partita dal basso”. Da noi quando arriverà?  

Qualcuno potrebbe obiettare che allora, ai tempi della prima elezione di  Obama, non era ancora chiara a nessuno la cifra politica della sua presidenza e che Grillo, come molti prima e dopo di lui, stava semplicemente partecipando emotivamente a un evento che apparve comunque storico.

Eppure è lo stesso spartito che Grillo scelse di suonare nel 2012, dopo quattro anni di presidenza Obama quando la guerra in Siria era già iniziata e Gheddafi era già stato abbattuto, affidando al campione della sinistra liberal americana Michael Moore sul suo blog il commento sulla seconda rielezione. I toni, ovviamente, sono egualmente entusiasti. 

Il titolo, modesto, è La maggioranza siamo noi, che campeggia sopra l'immagine di un affettuoso abbraccio tra Barack e Michelle. Scriveva Moore sul blog di Grillo.

Complimenti a tutti! Questo paese è veramente cambiato, e credo che non ci sarà modo di tornare indietro. L'odio oggi ha perso. Questo è di per sè sorprendente. E tutte le donne che sono state elette stasera! Un rifiuto totale di quegli atteggiamenti da uomo di Neanderthal.

Obamista ieri (2012) e ieri l'altro (2008), trumpista e putiniano oggi (2017). A favore dell'elezione di Stefano Rodotà ieri, campione dei diritti universali nel 2013, favorevole al protezionismo economico e assai critico verso le politiche dell'accoglienza europea oggi. Il fatto è che la rete - come sovente capita di sentirgli dire - ha la memoria lunga. Quanto a Putin,  definito oggi «l'unico leader che abbia le idee chiare in politica estera», basti ricordare che cosa scriveva dello zar del Cremlino lo stesso Beppe Grillo nel 2007.

Putin è stato eletto “Person of the Year” dal Time. Molti sono perplessi, ma non sanno che al secondo e al terzo posto si sono classificati lo Yeti e l’incredibile Hulk. Non c’era scelta e ha vinto a mani basse l’ex tenente colonnello del KGB. Esiste del resto un precedente. Nel 1939 il Time premiò Stalin alleato dei nazisti. L’ex seminarista che aveva occupato la Polonia per liberarla dai reazionari ufficiali polacchi con un proiettile nella nuca nelle fosse di Katyn. L'anno prima il Time aveva indicato Adolf Hitler come uomo dell'anno... Se il Time propone Putin, questo blog premia come “Woman of the Year” Anna Politkovskaja, la giornalista uccisa a Mosca nell’ottobre del 2006.

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