Esteri

Il Pulitzer e i premi alle inchieste a sfondo sociale

Tra i temi, gli abusi sulle donne, la piaga dell'eroina, i poveri dell'Iowa, i dimenticati delle Filippine. A un rapper il premio per la musica

Redazione del New York Times

Marta Buonadonna

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Gli abusi sessuali perpetrati per anni da uomini potenti, dal mondo dorato di Hollywood alla Silicon Valley, passando per la politica, la devastazione degli incendi nel paradiso californiano del vino, le possibili conseguenze della costruzione del muro voluto da Trump tra Stati Uniti e Messico, il brutale impatto dell'eroina sulle famiglie di Cincinnati. Sono alcuni dei reportage che hanno meritato il premio Pulitzer, l'Oscar del giornalismo e della letteratura appena assegnato.

Russiagate e rap

Ci sono anche le inchieste del New York Times e del Washington Post sulle influenze russe sulle elezioni presidenziali del 2016 e i servizi dell'agenzia Reuters che hanno esposto le brutalità commesse nelle Filippine di Rodrigo Duterte nel corso della campagna di lotta alla droga voluta dal presidente. E poi organi di stampa meno conosciuti da questo lato dell'Atlantico, come il Des Moines Register, quotidiano dell'Iowa che ha documentato le conseguenze sui più poveri della privatizzazione di Medicaid, il programma federale voluto da Obama per aiutare le famiglie in difficoltà economica.

Quest'anno tra i premiati nella categoria musica, introdotta nel 1943, c'è perfino un rapper, Kendrik Lamar, il primo musicista non classico e non jazz a ricevere il prestigioso premio, perché le sue canzoni hanno saputo "catturare la complessità della vita afro-americana moderna". A Lamar era da poco sfuggito il Grammy per l'album dell'anno, al quale era candidato con DAMN. Per l'artista trentenne si trattava della terza nomination consecutiva, su quattro album pubblicati, ma il premio gli è stato soffiato da Bruno Mars. Ora ha decisamente di che consolarsi.

Dagli scandali a #MeToo

Ben lontane dai toni del gossip, le rivelazioni fatte da un team di giornalisti del New York Times e da Ronan Farrow del New Yorker su Bill O'Reilly, volto noto di Fox News, e Harvey Weinstein, superpotente produttore di Hollywood, hanno dato inizio a un movimento che ha portato allo scoperto abusi e prevaricazioni subiti dalle donne in tutti i campi professionali, ovunque nel mondo. Le donne hanno cominciato a condividere le proprie esperienze con l'hashtag #MeToo.

Poi è stata la volta della politica, e degli articoli con i quali il Washington Post ha svelato i trascorsi del candidato al Senato dell'Alabama Roy Moore, cioè le sue avance sessuali a ragazzine minorenni che risalgono a quando il politico aveva tra i 30 e i 40 anni. Le rivelazioni hanno avuto un ruolo determinante nel far vincere il suo avversario, il democratico Doug Jones.

Lavoro collettivo

Qualche volta sono giornalisti singoli o in coppia a firmare gli articoli giudicati meritevoli del premio. Altre volte il Pulitzer è assegnato a molteplici autori i cui lavori, presi nell'insieme, hanno contribuito a raccontare storie complesse dalle molte sfaccettature. E' il caso del team di oltre 60 giornalisti del Cincinnati Enquirer, e del loro racconto multimediale durato sette giorni nei quali hanno documentato le ferite inferte dall'eroina nella loro città: 18 morti e 180 casi di overdose sono stati registrati in una sola settimana. "Era la notizia più locale che si possa immaginare", ha dichiarato Dan Horn, uno degli autori. "Tutti erano coinvolti in qualche modo, forma o maniera".

101 anni e non sentirli

Il premio più ambito del giornalismo, e tra i più blasonati anche per quel che riguarda la letteratura americana, è stato fondato nel 1917 e assegna riconoscimenti in 21 categorie, tra cui anche fotogiornalismo, narrativa, saggistica, poesia, teatro.

Il premio principale, che merita la medaglia d'oro, è quello assegnato per il "servizio pubblico", che quest'anno è andato alle inchieste sugli abusi sessuali nel mondo del cinema e non solo. Questo premio viene assegnato al giornale, non ai giornlisti, ma i singoli autori del lavoro premiato possono essere citati nella motivazione.

In passato la medaglia, disegnata nel 1918 dallo scultore Daniel Chester French, è andata tra gli altri all'Arkansas Gazette per il suo lavoro sull'integrazione scolastica, all'indagine del Boston Globe sugli abusi sessuali da parte dei preti, al centro del film "Il caso Spotlight", a sua volta premiato con l'Oscar nel 2016, ai reportage del New York Times sulle conseguenze degli attacchi dell'11 settembre 2001. Lo scorso anno ad aggiudicarsi la medaglia erano stati New York Daily News e ProPublica per una serie di articoli che denunciavano l'abuso delle regole sugli sfratti da parte della polizia a danno soprattutto nelle minoranze povere.

A parte il premio per il servizio pubblico, che riceve la medaglia, i vincitori di tutte le altre 20 categorie ottengono un premio in denaro contante (15.000 dollari) e un attestato. I premi sono stati creati da Joseph Pulitzer, direttore del St. Louis Post Dispatch e del New York World all'inizio del XX secolo, come una forma di "incentivo all'eccellenza". Considerato uno dei fondatori del giornalismo americano moderno, Pulitzer era molto determinato nello scovare e contribuire a sradicare gli abusi del potere, un vero paladino della ricerca della verità.

Il suo credo è forse riassunto in questa frase, da lui scritta nel 1904: ""Una stampa abile, disinteressata, animata dallo spirito pubblico, con un'intelligenza addestrata a conoscere il giusto e il coraggio di farlo, può preservare quella virtù pubblica senza la quale il governo popolare è una finzione e una presa in giro".

Sul sito ufficiale trovate l'elenco di tutti i premi assegnati quest'anno e la lista dei vincitori della medaglia d'oro dal 1918 a oggi. 


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