Redazione

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Senza dover affrontare drammatici "viaggi della speranza" attraverso il Mediterraneo,  tra il 27 e il 28 aprile 125 profughi, per la maggior parte siriani, hanno raggiunto Roma con due aerei di linea Alitalia, provenienti dal Libano. Sono uomini, donne e bambini vulnerabili, a cui - secondo l'UNHCR – potrà essere riconosciuto lo status di rifugiati nel nostro Paese: persone che hanno subito abusi e violenze, minori non accompagnati, famiglie con figli anche piccoli, donne e ragazze sole, anziani, persone malate.

Il progetto Corridoi Umanitari

A sottrarli all'incerto destino delle "carrette del mare" - i cui naufragi, nel solo 2017, hanno già causato oltre 1000 morti - è stato il programma Corridoi umanitari avviato dalla Comunità di Sant'Egidio, dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) e dalla Tavola Valdese, in coordinamento con il governo italiano.

Il primo esempio in Europa

Si tratta del primo e unico esempio concreto in Europa di un progetto di reinsediamento dei profughi, in fuga dalla guerra e dalle persecuzioni, realizzato e totalmente finanziato dalla società civile in coordinamento con le istituzioni. L'obiettivo prioritario dell'operazione è quello di garantire ai rifugiati più vulnerabili, un percorso di ingresso sicuro nel nostro Paese, senza che rischino di essere inghiottite dal Mediterraneo attraversandolo su imbarcazioni di fortuna.

Entro la fine del 2017 verrà offerta accoglienza a 500 persone che attualmente si trovano in paesi di transito come il Libano, il Marocco e l’Etiopia.

Le storie dei profughi arrivati in Italia

Fatem, 28 anni, madre di due bambini, arrivata il 28 aprile a Roma con il gruppo di siriani accolti da Oxfam, ha dichiarato: "Vogliamo solo avere una vita normale. I miei figli meritano la possibilità di un futuro migliore."

"In Libano non riuscivamo a trovare lavoro", aggiunge Ayman, 42 anni, padre di tre figli, "e quindi pagare un affitto, per il quale non ci venivano certo fatti sconti. Mio figlio è disabile, garantirgli una casa in cui vivere è il minimo che posso fare".

L'inadeguata risposta europea e il ruolo delle Ong

All'iniziativa Corridoi umanitari ha aderito Oxfam, che accoglierà 60 profughi, tra cui numerosi bambini, fuggiti dalle atrocità che insanguinano la Siria, in piccoli appartamenti situati in Toscana. La ong fornirà loro anche assistenza legale, corsi di lingua italiana e formazione professionale. 

"Le persone che tentano ogni giorno di raggiungere l'Europa, per fuggire da guerra e fame, sono alla disperata ricerca di sicurezza e dignità per sé stessi e per le proprie famiglie", ha detto il direttore generale di Oxfam Italia, Roberto Barbieri, che giudica inefficace la risposta alla crisi migratoria approntata dall'Unione Europea, limitatasi a politiche di chiusura delle frontiere per fermare gli ingressi irregolari, facendo invece "ben poco per garantire canali di accesso regolari". 

L'intervento delle Ong, in questi giorni sulla graticola per non meglio precisate accuse di collusione con le organizzazioni degli scafisti, "cerca di colmare il divario tra l'inadeguatezza delle politiche europee e l'azione necessaria a rispondere ad una delle più gravi crisi umanitarie degli ultimi decenni". In mancanza di canali di ingresso sicuri e regolari, per arrivare in Europa moltissime persone sono costrette a utilizzare percorsi sempre più pericolosi: "Per impedire che le persone siano costrette a rivolgersi ai trafficanti di uomini per raggiungere le nostre coste, non serve a nulla chiudere le frontiere, al contrario dobbiamo offrire loro alternative reali”, conclude Barbieri.

L'appello di Oxfam ai governi europei

In questo contesto, Oxfam invita perciò i governi europei a migliorare al più presto le procedure per l'accesso alla protezione internazionale, anche attraverso la concessione di visti per motivi umanitari. La Ong ritiene necessarie politiche più flessibili anche per i ricongiungimenti familiari e altri programmi di reinsediamento per il 10% dei profughi siriani entro la fine del 2017.

Oxfam chiede inoltre la creazione di diversi e più ampi canali in grado di permettere l'accesso regolare per motivi di lavoro, non restringendoli soltanto a settori altamente qualificati, ma adottando un approccio più progressivo in grado di creare in modo sicuro e trasparente diverse opzioni (temporanee o permanenti) per i migranti in tutti i settori.

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