Ahmad al-Mahdi, l'estremista islamico legato ad Al-Qaeda e accusato di aver guidato la distruzione di moschee e mausolei a Timbuktu, Mali, nel 2012, è stato condannato a nove anni di prigione dal Tribunale penale internazionale dell'Aja.

L'imputato ha ascoltato impassibile - martedì 27 settembre -  la lettura della sentenza da parte del giudice Raul Cano Pangalangan.

Ahmad al-Mahdi, sembra un intellettuale a guardarlo in tribunale: con il vestito grigio, la camicia azzurra e la cravatta blu. È fra gli estremisti islamici, uno di quelli che si sono accaniti e specializzati contro l'arte e la cultura.

In particolare, ha contribuito a distruggere una moschea e 14 dei 16 mausolei di Timbuktu, antica città del Mali, protetti dall'Unesco come patrimonio dell'umanità.

Per questo è stato processato all'Aja dal tribunale penale internazionale.

Il processo è cominciato lunedì 22 agosto e, quel giorno, l'imputato si è subito diligentemente dichiarato colpeveole. Si è trattato del primo processo al Tribunale dell'Aja nel quale la distruzione di artefatti culturali è stata indicata come crimine di guerra.

Mahdi era un insegnante e aveva studiato la legge islamica in una scuola finanziata dai sauditi in Libia. (Ha poco più di 40 anni; il New York Times indica come anno di nascita il  - "o attorno al" -  1975).

Nel 2012 i ribelli Tuareg attaccarono Timbuktu con il sostegno del gruppo legato ad Al-Qaeda che agiva nell'Africa settentrionale e con le armi in arrivo dalla Libia. I ribelli imposero la sharia, non permisero agli abitanti di suonare, cantare e ascoltare la musica, impedirono alle ragazze di frequentare le scuole e costrinsero le donne a indossare il burqa.

L'imputato viveva a 100 km da Timbuktu e si unì a jihadisti con responsabilità di comando. Catturato, venne consegnato al Tribunale internazionale dal governo del Niger. Secondo l'accusa, guidò anche un gruppo che agì come autoproclamata forza di polizia islamica per punire le violazioni, soprattutto di costume, alla sharia.

Secondo Fatou Bensouda, una mussulmana del Gambia che ha guidato l'ufficio dei procuratori del tribunale dell'Aja in questo caso, Mahdi era colui che identificava i siti da distruggere e procurava gli attrezzi - asce e sbarre di ferro - per farlo. Danneggiarono, ha detto Bensouda, luoghi di valore inestimabile per nessuna ragione che non fosse la loro visione del mondo estremista: secondo loro i mausolei erano frutto di culti idolatri.

Nell'udienza di avvio del dibattimento, Mahdi ha ammesso di provare pena e rammarico per quello che ha combinato e ha invitato i musulmani di tutto il mondo a non commettere atti come i suoi.

Ahmad al-Mahdi teoricamente rischiava una condanna a 30 anni, anche se, dopo l'ammissione di colpevolezza, era parso evidente che l'accusa avrebbe formulato una richiesta  di condanna più mite.

[Questo articolo, pubblicato la prima volta il 22 agosto 2016, è stato aggiornato il 27 settembre 2016]

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