Redazione

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Immigrazione, Islam, Cuba e lotta all'Isis: i candidati repubblicani alla Casa Bianca hanno messo in mostra tutte le loro differenze dal palco dell'università di Miami, a quattro giorni dalle primarie della Florida.

Ma stavolta niente insulti, niente eccessi verbali, niente attacchi personali: a regnare è il politicamente corretto, forse per rispondere a chi ha accusato la compagine del Grand Old Party di portare avanti una campagna elettorale volgare e violenta.

A far capire che la serata sarebbe stata molto diversa dalle altre è stato il numero uno del partito, Reince Preibus, che prima dell'inizio del dibattito ha respinto le ricostruzioni che parlano di caos tra i repubblicani: "Chiunque vincerà la nomination, noi lo sosterremo in maniera unitaria".

L'appello a non acuire le lacerazioni interne ha avuto effetto. Un dibattito così pacato tra Donald Trump e i suoi avversari non si era mai visto, a tratti soporifero.

A giocarsi tutto sono soprattutto Rubio e Kasich, che se dovessero perdere nei loro stati - Florida e Ohio - sarebbero praticamente fuori: "Queste elezioni sono le più importanti da generazioni. In gioco c'è la nostra identità. Dobbiamo fare la scelta giusta per l'America del futuro", l'appello in apertura del giovane senatore di origini cubane, subito dopo il minuto di silenzio per ricordare l'ex first lady Nancy Reagan.

La carta verde e l'Islam
È proprio Rubio ad attaccare maggiormente Trump. Sull'immigrazione, quando il tycoon per una volta non parla del muro, ma rilancia la proposta di sospendere la carta verde per i lavoratori stranieri: "Io la uso, ma non dovrebbe essere permesso. È un grande male per i lavoratori americani". Poi ancora l'Islam, quando si consuma l'unico vero battibecco della serata: "I musulmani ci odiano, molti di loro vogliono attaccarci, e questo è un problema", ribadisce Trump.

Pronta la risposta di Rubio, che accusa l'avversario di creare "un ambiente ostile": "Un presidente non puo' dire quello che vuole, perchè quello che dice ha conseguenze in patria e nel mondo".  "Io non sono interessato al politicamente corretto - la replica del tycoon - perchè dobbiamo risolvere il problema prima che sia troppo tardi. E io voglio risolvere il problema".

L'ISIS
Come vuole risolvere il problema dell'Isis, contro cui il tycoon sarebbe pronto a inviare 20-30 mila soldati.

Cuba
Dal dibattito di Miami non poteva essere assente Cuba, con le primarie della Florida che cadono una settimana prima lo storico viaggio del presidente Barack Obama a L'Avana. E se Rubio e Cruz - entrambi di origine cubana - ribadiscono il loro 'no' al disgelo ('aiuta solo il regime dei fratelli Castro'), per Trump è ora di cambiare politica: dopo 50 anni ci vuole "un grande accordo", ha detto.

Intanto da un sondaggio del Wall Street Journal emerge come la contrastata campagna elettorale per la Casa Bianca generi incertezza sul futuro dell'economia americana. E per l'80% degli economisti intervistati, se dovessero vincere Donald Trump o Bernie Sanders aumenterebbero i rischi di un peggioramento della situazione.

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