Esteri

La destra spagnola di Casado

Dopo le elezioni, a Madrid esce di scena il leader di Ciudadanos, Albert Rivera. E si impone con toni da statista il nuovo presidente dei popolari, Pablo Casado.

With 99.85% of the vote counted, the Socialists secure 120 seats, the PP 88, Vox 52, Podemos 35 and Cs 10

Le elezioni spagnole, le quarte in quattro anni, hanno fatto la prima vittima. Albert Rivera, il presidente del partito Ciudadanos, l'11 novembre ha rassegnato le dimissioni. Dopo il disastroso risultato della sua formazione liberale di centro, che nelle urne del 10 novembre aveva ottenuto solo 10 seggi (contro i 57 conquistati solo sei mesi fa), il leader ha annunciato: «Lascio la politica».

Alla guida del movimento liberale dal 2006, Rivera aveva fatto diventare Ciudadanos la terza forza politica spagnola. Al punto che, dopo il tonfo dei popolari nel giugno 2018 in seguito agli scandali che avevano portato alle dimissioni dell’ex premier Mariano Rajoy, si vociferava che Rivera potesse mettersi alla guida di una coalizione di centro-destra.
Invece il giovane catalano, che compirà 40 anni il prossimo 15 novembre, è stato l'artefice della sua caduta. Avendo escluso dopo il voto del 28 aprile ogni possibilità di andare al governo con il socialista Pedro Sánchez (nel timore di perdere consensi a destra), ha contribuito a portare il Paese a quelle nuove elezioni che ne hanno decretato la fine politica.     
Il voto del 10 novembre ha invece segnato, oltre all'exploit dell'estrema destra di Vox, anche la rinascita del Partito popolare. La formazione conservatrice ha recuperato 22 seggi dalla disastrosa elezione dello scorso aprile, quando aveva toccato il minimo storico. Passata da 66 a 88 deputati, si è imposta come il secondo partito del Paese. E Pablo Casado, presidente del Partito popolare dal 21 luglio 2018, si è imposto a tutti gli effetti come il leader indiscusso del centro-destra spagnolo.

Monarchico liberal-conservatore, 38 anni, il volto nuovo dei popolari spagnoli ha recuperato terreno grazie alla sua svolta moderata. Come ha scritto El Pais, dopo il fallimentare risultato elettorale del 28 aprile, Casado ha fatto un'«inversione a U». E si è spostato dalle iniziali posizioni di estrema destra, non così lontane dal partito Vox, a un più rassicurante centrismo. Emblematico il suo nuovo slogan elettorale: «Centrados en tu futuro» (Centrati sul tuo futuro).

Con i toni moderati che ormai lo contraddistinguono, dopo il suo exploit nelle urne Casado ha per prima cosa sottolineato l'abisso che lo separa dal socialista Pedro Sánchez, che pur essendo arrivato primo anche a queste elezioni (120 i seggi ottenuti, tre in meno rispetto ad aprile), non ha i 176 seggi necessari per governare. «Oggi il Pp ha ottenuto un buon risultato elettorale, ma il Paese non ha ottenuto un buon risultato» è stato il commento di Casado, che ormai ha assunto toni da statista.

Dal canto loro, i socialisti hanno confermato la loro opposizione a una grande coalizione con i popolari, sostenendo di aspirare a un governo «a carattere progressista». Casado non s'è scomposto: «La palla adesso è nella sua metà del campo» ha detto riferendosi a Sánchez. In seconda battuta, però, il leader popolare ha anticipato che ascolterà le proposte di Sánchez e che poi agirà «con senso di responsabilità».

Esclusa la grande coalizione, resta da capire se Casado lascerà la porta aperta a un eventuale appoggio esterno. Ma a Madrid si parla anche di una possibile astensione parlamentare per agevolare l’ascesa di Sánchez alla presidenza del consiglio. La palla, insomma, ora è anche un po' nella metà campo di Casado.

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