Chiara Degl'Innocenti

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Sulla proposta di legge anti-aborto il Parlamento polacco fa un passo indietro. Di fronte alle proteste degli scorsi giorni e la manifestazione di ieri di un folto gruppo di donne vestite di nero che si sono ritrovate a Bruxelles per chiedere il diritto all'interruzione di gravidanza, l'ondata ultraconservatrice in atto in Polonia e nei paesi dell'est è crollato. La Commissione giustizia e diritti umani della camera bassa del Parlamento polacco (Sejm) ha respinto il disegno di legge.

Vinta la prima battaglia, questo è da considerarsi un blocco alla norma che va contro all'aborto nel Paese. Con un voto in commissione parlamentare i conservatori al potere hanno respinto la proposta di legge che puntava a vietare completamente l’interruzione di gravidanza volontaria.

La Polonia in materia è considerata uno dei Paesi più rigidi con una legislatura tra le più restrittive in Europa, nata nel 1993 dal compromesso tra la Chiesa e lo Stato. Qui, da 23 anni la gravidanza può essere interrotta infatti solo in caso di incesto o stupro, gravi patologie del feto o rischi per la vita o la salute della madre limitando alquanto i diritti delle donne.

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Questa bocciatura invece, arrivata a 48 ore dalla grande mobilitazione di piazza, è un ripensamento del partito Diritto e Giustizia (PiS) che invece si era sempre dimostrato favorevole alla proposta. 

Le attiviste delle Ong riunite all'interno del parlamento Europeo ieri avevano denunciato il silenzio dei media polacchi sulle manifestazioni di lunedì e domenica scorsi, ricordando di essere scese in piazza insieme a centinaia di migliaia di persone non solo nelle città polacche, ma anche davanti alle ambasciate cittadine, oltre che nel resto dell'Europa e del mondo, da Londra fino all'Australia.

Solo in Polonia, ma solo secondo le stime della Polizia, sarebbero state circa 100mila le persone che hanno partecipato alle manifestazioni e alle marce organizzate, in occasione sia del “lunedì nero” che dello “sciopero delle donne”, organizzati dagli oppositori al divieto all'aborto.

Perché i numeri contano. Anzi, pesano e così sùbito dopo le proteste è arrivato il primo passo indietro, anche a parole, da parte della premier del partito conservatore Diritto e Giustizia, Beata Szydlo, al potere dal 25 ottobre 2015, che nonostante avevsse tenuto a sottolineare quanto la proposta fosse un’iniziativa popolare non solo portata dalle organizzazioni “pro vita”, ora si contiene in una frase che denota proprio il primo stop alla nuova legge: “Il governo non ha lavorato né lavorerà su una legge in vigore cambiando le attuali disposizioni in materia di aborto”.

"Noi rispettiamo tutte le voci e le opinioni sull'aborto" ha aggiunto il primo ministro Szydlo che ha anche annunciato un programma di sostegno del governo alle famiglie con i bambini handicappati. Parole che segnano e che determinano l'1 a zero per la libertà di scelta.

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