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Iniziate venerdì con l'irrituale iniziativa dei deputati dell'opposizione di occupare l'aula della Camera bassa (Sejm), costringendo i colleghi a spostarsi in un'altra sala per approvare la legge di bilancio, sono proseguite anche ieri e oggi, in Polonia, le manifestazioni in difesa della libertà di stampa, che da Varsavia si sono estese a tutto il Paese.

Tutto è iniziato dopo che la maggioranza del PiS (il partito Legge e Giustizia) ha deciso di ridurre, dal prossimo anno, gli accrediti per i giornalisti che seguono i lavori parlamentari. Solo due a testata, con il divieto tassativo di scattare foto o girare video dei lavori dell'Aula. Un sistema per impedire che vengano immortalate eventuali violazioni delle regole, come l'attività dei cosiddetti "pianisti" (i deputati che votano anche per i colleghi assenti) polacchi.

Il presidente polacco Andrzej Duda, esponente del PiS di Jaroslav Kaczynski, dal quale si è però dichiarato indipendente, si è offerto di mediare con l'opposizione. Oggi non si sono però registrati progressi e un nuovo incontro è previsto per domani.

Jaroslav Kaczynski - il gemello del presidente Lech, deceduto quando il suo aereo si schiantò al suolo in Russia nel 2010 in un incidente vicino a Smolensk - dopo aver sbaragliato l'opposizione e conquistato la maggioranza assoluta, dall'ottobre 2015 ha dato il via ad una serie di controverse riforme, finite nel mirino dell'Unione Europea. A ottobre la Polonia aveva rigettato le raccomandazioni europee, riguardanti soprattutto Corte costituzionale e media.

Il braccio di ferro tra Bruxelles e Varsavia sullo stato di diritto continua: i commissari dell'Unione affronteranno la questione mercoledì, nell'ultima riunione dell'anno. Il punto è stato inserito in agenda su richiesta del presidente dell'esecutivo comunitario, Jean-Claude Juncker.

In alternativa alla prosecuzione della "via del dialogo", l'esecutivo polacco potrebbe trovarsi di fronte alla prima volta nella storia dell'Unione in cui si fa ricorso all'articolo 7, che prevede anche la perdita del diritto di voto al Consiglio europeo. Una decisione possibile in via teorica, perché tutti i passaggi della relativa procedurasono sono già stati compiuti. È però probabile che Bruxelles voglia da un lato inviare un segnale di presenza alla protesta filo-europea, senza tuttavia arrivare ad una vera 'rottura' col governo di Beata Szydlo.

(Ansa/Agi)

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