Esteri

Poligamia, come funziona e perché favorisce violenza e guerre civili

Migliaia di uomini condannati al celibato si arruolano tra gli jihadisti, trasformando la loro disperazione in violenza sulle donne

poligamia

Eleonora Lorusso

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Esiste un legame tra poligamia, diffusione delle guerre civili e violenza sulle donne: a sostenerlo è uno studio della London School of Economics. Una tesi che trova conferme nei numerosi disordini civili in molti i Paesi nei quali sono tradizionalmente diffusi i matrimoni multipli, come il sud Sudan, le regioni di Haiti e Indonesia dove è seguita la poligamia, ma anche la Nigeria o Paesi asiatici nei quali si sta reintroducendo la possibilità di avere più mogli, come Kyrgyzstan o Turkmenistan.  

Perché la poligamia alimenta disordini civili

Generalmente la poligamia presuppone che un uomo appartenga a un ceto medio-elevato, in modo da poter mantenere il proprio harem. Ma non sempre nella realtà è possibile: solo il 10% dei poligami dispone di 4 mogli, mentre nel 30% dei casi il marito non è in grado di sostenere economicamente un matrimonio.

Questo genera una forte frustrazione in molti giovani di fede islamica, che rischiano di sentirsi emarginati in una società che non li considera "uomini" fino a che non si sposano e hanno figli. Per prendere moglie, però, occorre pagare al padre della donna una sorta di "pegno", il cui valore aumenta nelle società dove le potenziali mogli sono scarse, proprio a causa della poligamia.

In Sud Sudan, ad esempio, è necessario versare l'equivalente di un certo numero di capi di bestiame, che varia da 30 a 300 animali: un costo molto più elevato di quanto un giovane medio possa realmente permettersi di sostenere con mezzi legali. 

Da qui il ricorso alle armi, per procurarsi il bestiame necessario per sposarsi, sia tramite blitz che spesso causano vittime e faide sanguinose, sia tramite l'arruolamento volontario da parte di ragazzi celibi presso formazioni armate di ribelli: la ricompensa, tramite "bottino di guerra", permette loro di sposarsi. A confermare questa realtà è anche uno studio della Texas A&M University e dell'università di Yale, secondo cui proprio il costo di un matrimonio "predispone i giovani uomini a entrare a far parte di organizzazioni criminali violente, politicamente orientate", di cui si servono gli jihadisti.

La mano dell'Isis

Uno dei terroristi che misero a segno l'attentato di Mumbai del 2008, costato la vita a 166 persone, ammise di essersi "arruolato" per pagare la somma necessaria al matrimonio delle sorelle. Secondo The Economist, durante il periodo del suo massimo splendore l'Isis è arrivato anche a offrire ai propri militanti stranieri veri viaggi di nozze a Raqqa, l'ex fortino dello sedicente Stato Islamico.

In Nigeria, dove la poligamia è particolarmente diffusa, Boko Hamam organizza invece matrimoni poco costosi per i propri affiliati.

Dove è più diffusa la poligamia

Ovunque la poligamia sia una realtà (nel sud Sudan interessa il 40% della popolazione) tendono a verificarsi disordini sociali. Non è un caso che nei 20 Stati considerati più deboli al mondo viga la poligamia, in forme più o meno stringenti, che spesso porta ad aumentare il livello di scontro con le realtà confinanti, vittime di invasioni e aggressioni. Un allarme arriva, però, dagli Usa: secondo una ricerca Gallup, il numero di americani che considera la poligamia "accettabile" è passato dal 5% del 2006 al 17% dello scorso anno.

L'Egitto in controtendenza

Di recente il governo egiziano ha intrapreso una vera campagna, anche tramite social network come Facebook, per modernizzare il matrimonio: il 2 ottobre scorso è stato presentato un disegno di legge per modificare le normative, introducendo ad esempio l'approvazione scritta della prima moglie, nel caso in cui un uomo voglia contrarre seconde nozze, diventando poligamo. Una novità che, come riferito a Al-Monitor da Abdel Moneim al-Alimi, parlamentare e membro del comitato Legislativo e Costituzionale, va di pari passo con un progetto di sensibilizzazione social al tema.

Il dibattito, però, ha risollevato proprio la questione della sostenibilità economica delle nozze plurime nel Paese: come spiegato da Ahmed Khalil, leader del partito Nour, il Parlamento dovrebbe prima occuparsi di mettere in condizione i giovani di potersi sposare almeno una volta per poi affrontare l'idea di arrivare fino alle 4 nozze, come previsto dalla sharia islamica.

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