Esteri

Perché si è dimesso il premier turco

I contrasti con Erdogan hanno spinto il primo ministro a lasciare l'incarico di capo del governo e segretario dell'Akp

Davutoglu

Il premier turco Davutoglu parla alla conferenza di Londra sulla Siria – Credits: Dan Kitwood - WPA Pool/Getty Images

Si è dimesso, al termine di un vertice di tutto il gruppo dirigente dell'Akp, il primo ministro turco Ahmet Davutoglu. Le dimissioni, ha spiegato, «non sono una mia scelta ma una necessità» determinata probabilmente, secondo la stampa turca, dall'esigenza di preservare l'unità del partito in vista del congresso straordinario del 22 maggio che dovrà eleggere il suo successore alla guida del partito.

Non è un mistero che tra Davutoglu  e il presidente Erdogan non correva buon sangue, benché il premier dimissionario - che ha dichiarato di essere pronto a tornare alla sua vita accademica - abbia negato in più occasioni che siano state proprio le frizioni con il presidente a provocare la sua decisione di lasciare i suoi due incarichi. Ma i quotidiani turchi hanno ricordato un episodio molto chiaro: il 29 aprile, il massimo organo decisionale dell’Akp, la Commissione centrale per la decisione e l’attuazione (Mkyk), volle assegnare a sé, sollevando Davutoglu, il potere di nominare i dirigenti provinciali, come era stato fino alla elezione a premier di Tayip Erdogan. Quella decisione - l'ultima di una serie di decisioni che hanno innalzato la tensione con il presidente - avrebbe indotto definitivamente Davutoglu al passo indietro. Rimanere in carica, a dispetto di tutto e a dispetto di Erdogan, sarebbe stato obiettivamente impossibile, pena il rischio di uno scontro istituzionale senza precedenti dagli esiti imprevedibili.

Secondo gli osservatori l’ultima mossa del Mkyk - considerata uno schiaffo politico al primo ministro - è stata in qualche modo pilotata da Erdogan, il quale - dopo aver piazzato tutti i suoi fedelissimi nella Commissione a discapito dei nomi proposti dal premier - ha di fatto posto un aut aut al suo compagno di partito. Ribadendo quello che la stampa indipendente turca ripete ormai da anni: l'Akp è ormai il partito-feudo del presidente Erdogan. Chi si mette contro di lui non può fare strada.


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