La strategia di Sarkozy-bis

L'ex presidente punta a riprendersi l'Eliseo e pregusta la vendetta

Sarkozy torna in campo

Nicolas Sarkozy e Carla Bruni arrivano a France2 per annunciare la candidatura bis dell'ex presidente all'Eliseo – Credits: ANSA/ETIENNE LAURENT

Anna Mazzone

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"Non solo ne avevo voglia, ma non ho scelta", con queste poche parole a metà tra il patriottico e il messianico Nicolas Sarkozy ha annunciato il suo ritorno sulla scena politica, e lo ha fatto di fronte a milioni di telespettatopti del tiggì delle 20 di France2.

Ma siamo così sicuri che Sarkò fosse realmente uscito dalla vita politica francese?. In realtà l'ex inquilino dell'Eliseo non ha mai smesso di dire la sua sulle questioni del Paese e ha abbondantemente occupato le prime pagine dei principali quotidiani d'Oltralpe per gli scandali giudiziari che lo hanno travolto. 

L'annuncio di Sarkozy di candidarsi alla presidenza del suo partito neogollista (Ump) è arrivato nel momento in cui François Hollande registra il suo punto più basso nel consenso dei francesi: il presidente non supera il 13% e Sarkò non perde tempo e affonda la spada: "Non ho mai visto una tale rabbia, una tale disperazione", dice l'ex presidente a France2, e accusa il suo successore socialista di aver detto una "lunga litania di bugie" e di aver portato la Francia sull'orlo di un abisso come non era mai successo prima. 

Secondo il quotidiano Le Monde nei suoi quaranta minuti di show su France2 Nicolas Sarkozy ha interpretato due ruoli opposti: quello dell'agnello e del lupo. L'agnello ha mostrato il lato seduttivo dell'ex presidente, che ha più volte sottolineato l'amore che nutre per il suo Paese e la sua volontà di sacrificarsi ancora una volta per salvarlo dal baratro della crisi. L'agnello-Sarkò vuole dimostrare di essere cambiato, di non essere più arrogante e sprezzante, e mostra il suo lato più umano. 

Poi, all'improvviso, arriva la zampata feroce del lupo che attacca l'attuale presidente e difende ogni centimetro del suo territorio. E sì, perché Sarkozy l'Eliseo lo considera ancora suo, nonostante abbia perso le elezioni del 2012. Ed ecco vederlo tornare alle sue antiche abitudini, quelle che gli hanno regalato una carriera stellare: la politica come lotta, sempre e comunque. In un attimo il lupo sbrana l'agnello e il "vecchio" Sarkozy torna a mostrarsi senza più pudore.

Ma, al di là del temperamento dell'ex presidente, quello che conta realmente è capire perché ha deciso di tornare in campo, al di là della retorica sul "Paese da salvare". Una "necessità" per i suoi sostenitori, una "sete di vendetta" per i suoi oppositori. Va ricordato che Sarkozy al momento è invischiato in una fitta rete di scandali e processi giudiziari, ma da lupo mostra le zanne ai giudici e gli fa sapere che non li teme.

Le contraddizioni che segnano il suo ritorno in politica sono così forti che è impossibile trovare una ragione sola per questa decisione. Per avere successo dovrà nuovamente combattere. E questa volta ha davanti a sé non solo i socialisti, sbriciolati e ammutoliti dall'impopolarità del presidente Hollande, ma anche e soprattutto la virago Marine Le Pen, che giorno dopo giorno consolida il suo peso nei sondaggi.

La strategia del ritorno di Sarkozy si articola in quattro punti: l'ex presidente vuole riprendersi il partito e sanare le fratture interne che lo hanno dilaniato negli ultimi due anni. Una volta ripreso in mano l'Ump partirà all'attacco frontale nei confronti di Hollande e del suo governo, senza esclusione di colpi. Le presidenziali ci saranno nel 2017. Prepariamoci a una lunghissima campagna elettorale.

Il secondo punto è vendersi come "soluzione" alla crisi proprio quando i giudici lo braccano su più fronti. Sarkozy ama accentrare tutto nelle sue mani e prendersi la responsabilità di quello che gli succede attorno. Per questo ai giudici francesi dice chiaro e tondo: "Io non ho paura", e gli lancia di fatto un guanto di sfida.

Il terzo punto della strategia del Sarkò-bis mira a incarnare il rinnovamento, necessario per superare la crisi. L'ex presidente parla di riforma fiscale e propone una medicina alla lunga malattia dell'economia francese. Una ricetta un po' fumosa - a dire il vero - visto che i suoi detrattori lo accusano di non avere avuto il coraggio di attuare le riforme necessarie quando era al potere.

Quarto e ultimo punto della strategia è quello "messianico". L'ex presidente promette di riportare la pace nelle istituzioni e si sforza di chiamare i suoi avversari politici come "amici". Promette di utilizzare maggiormente lo strumento referendario per ascoltare la voce del popolo e fa capire di essere favorevole a lavorare "tutti insieme" per ridare una speranza alla Francia.

Ma l'abito da agnello a Sarkozy si addice poco. L'ex presidente non è avvezzo al lavoro di squadra, ma tende invece a scivolare spesso e volentieri sulla buccia di banana del suo accentuato egocentrismo. Insomma, dopo due anni di purgatorio Nicolas Sarkozy è tornato ma è esattamente come prima: vuole il potere, tutto, ed è disposto a qualsiasi cosa pur di riprenderselo. Nessuna novità sotto il cielo di Parigi. 



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