Per la prima volta, da quando ha deciso di candidarsi come indipendente alla presidenza della Repubblica francese, Emmanuel Macron supererebbe Marine Le Pen, secondo l'ultimo sondaggio realizzato da Harris Interactive per la tv pubblica francese, persino al primo turno delle presidenziali del 23 aprile prossimo. Il vantaggio che l'ex ministro dell'Economia francese del governo Valls avrebbe nei confronti del candidato del Fronte Nazionale  è soltanto di un punto (26% vs 25%), non tale dunque dunque da metterlo al riparo da eventuali controsorpassi, ma al ballottaggio del 7 maggio non ci sarebbe comunque storia: il 65% dei cittadini francesi sceglierebbe lui, contro il 35% di Donna Marina, un gap di venti punti che, anche al netto di eventuali nuovi errori, non lascerebbe speranze alla figlia del fondatore del FN.

Dopo aver incassato l'endorsement di François Bayrou, il candidato centrista al quale i sondaggi assegnavano poco meno del 10% dei voti prima che decidesse di ritirare la candidatura, Emmanuel Macron - che si definisce né di destra, né di sinistra e ha un profilo politico che potremmo definire social-liberale ed europeista - ha dalla sua una capacità espansiva presso l'elettorato di centrodestra e di centrosinistra che nessun altro candidato del primo turno può vantare. Giovane, dinamico, moderno, con alle spalle una solida esperienza professionale in alcune delle più importanti banche d'affari francesi, Macron raccoglierebbe sin dal primo turno, secondo Harris Interactive, il 42% dei voti dell'elettorato socialista (la medesima percentuale del candidato ufficiale del PSF, Benoit Hamon), il 16% dell'elettorato gollista, il 31% dei voti potenziali degli elettori liberali di UDI, quasi i due terzi dei voti di Bayou, come si evince dal grafico realizzato dalla casa sondaggistica francese.

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Sposato con la sua ex insegnante dei tempi del liceo, di vent'anni più anziana di lui, Emmanuel Macron è finora riuscito anche a minimizzare gli effetti della campagna di fango messa in piedi, secondo larga stampa transalpina, dai servizi segreti e dai media moscoviti, interessati a screditarne l'immagine e a favorire Marine Le Pen nella corsa verso l'Eliseo.  Non sembrano infatti aver sortito i loro effetti né le voci sulla sua presunta omosessualità, né quelle sui suoi non meglio definiti «rapporti opachi con le banche d'affari americane», rapporti che potrebbero arricchirsi - a ridosso del voto - di nuove scottanti rivelazioni messe in circolo da Julian Assange e del suo wikileaks, divenuto ormai secondo molti uno strumento nelle mani del Cremlino per influenzare il voto nei Paesi occidentali. La forza espansiva di Macron - che lavorò come tecnico anche nello staff dell'ex direttore del Fmi Dominique Strauss-Kahn quando nel 2012 provò a presentarsi alle elezioni presidenziali francesi - può essere riassunta in alcuni punti che lo rendono attualmente il candidato più credibile e forte per sconfiggere Le Pen.


1) A differenza di Fillon, il vincitore delle primarie golliste la cui candidatura si è molto indebolita dopo lo scoppio del Penelope-gate, Macron ha un elettorato trasversale  ed è potenzialmente in grado di raccogliere molti consensi tra socialisti e conservatori delusi al primo ma soprattutto al secondo turno. La sua «freschezza» postideologica e la sua competenza tecnica - in materie economiche - lo rendono più attraente, in un momento di grave crisi dei partiti tradizionali e di antipolitica, per larga parte dell'elettorato centrale francese. 

2) Emmanuel Macron è relativamente forte,  come rivela l'ultimo sondaggio HI, anche presso l'elettorato giovanile tra i 18 e i 35 anni, dove gode del 24% dei consensi, quanti quelli assegnati a Marine Le Pen, e molti di più di quelli che dovrebbe prendere Francois Fillon, fermo al 10% dei voti. 

3) Emmanuel Macron è l'unico candidato decisamente europeista. A differenza di Fillon, che godrebbe oggi del 20% dei consensi, una percentuale comunque non sufficiente per arrivare al ballottaggio, l'ex ministro di Valls non è inoltre sospettabile di simpatie filorusse né di fare leva su un progetto utopistico o demagogico, come il neocomunista Jean-Luc Mélenchon (12%) o il socialista radicale Benoit Hamon, fermo al 14% delle potenziali preferenze. 

4) Pur essendo un ex banchiere, con un profilo tecnico molto accentuato, il suo laicismo vagamente progressista e modernizzante rende Emmanuel Macron più appealing in vista del secondo turno contro Le Pen, soprattutto verso quell'elettorato di sinistra che al primo turno voterà Hamon o Melenchon ma che non è mai stato insensibile al richiamo del voto utile contro il pericolo populista rappresentato da Marine Le Pen quando bisognerà votare al ballottaggio. Non si può dire lo stesso, almeno non nella stessa percentuale, di Fillon, al quale al secondo turno una buona percentuale di elettori di sinistra potrebbero voltare le spalle.

5) Per l'elettorato conservatore classico attaccato ai valori della Republique Macron è considerato il male minore, quando ci sarà il ballottaggio. La capacità espansiva del FN presso porzioni di elettorato non di destra o di estrema destra è sempre stato uno dei problemi più grossi del partito di Marine Le Pen. La figlia del fondatore del FN è riuscita in questi anni a riposizionare almeno parzialmente il Fronte, allontanandolo dalle parole d'ordine classiche antisemite e filofasciste del padre Jean Marie, evitando persino di usare in campagna elettorale parole come destra e preferendo battere su temi sociali e populisti - dalla lotta all'immigrazione alla fuoriuscita dall'euro, fino ai toni sprezzanti nei confronti della Germania - ai quali non è insensibile una parte dello storico elettorato rosso, specie delle aree periferiche francesi. Ma il cambio di abito effettuato da Marine - in un Paese dove l'attaccamento verso le istituzioni  è più forte che in altri Paesi dell'area sud del Mediterraneo - ha sortito effetti ancora parziali, nonostante la presa di distanza dal vecchio fondatore del Fronte.





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