Perché nel mondo la democrazia liberale è in pericolo

L'attrazione per gli "uomini forti" e le pratiche di smantellamento delle regole e dell'equilibrio istituzionale da parte dei vincitori delle elezioni

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Claudia Astarita

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In questa fase storica, gli elettori nelle democrazie occidentali sembrano mossi da una potente spinta a rimescolare le carte, che sembra un tratto distintivo comune al di qua e al di là dell'Oceano.

Già con la Brexit erano emerse delle crepe evidenti in quello che forse è il frutto più importante dei decenni di democrazia posteriori alla Seconda Guerra Mondiale, ovvero l'Unione Europea. 

La strumentalizzazione del problema immigrazione

Contemporaneamente, il tema dell'immigrazione è stato cavalcato da forze politiche di ogni genere in tutta Europa: gruppi di estrema destra, movimenti ascrivibili alla fumosa categoria del populismo, partiti consolidati la impegnati a costruirsi un'identità "di lotta e di governo", come si diceva una volta. Forse il momento più eclatante è stata la scelta dell'elettorato statunitense di consegnare la superpotenza americana nelle mani di Donald Trump, con i cui pericolosi equilibrismi sulla scena internazionale abbiamo imparato a convivere.

Le procedure democratiche sono state svuotate di significato

Stiamo entrando dunque in un'epoca che gli analisti faticano a categorizzare, perché presenta elementi di innovazione inattesi e per certi versi indecifrabili. Da un lato, si può parlare di un successo della democrazia. Il nuovo potere che si è insediato nelle stanze dei bottoni dei Paesi occidentali, tutto sommato, è figlio delle urne e della volontà del corpo elettorale.

Ma il quadro non è così univoco e la democrazia non sta vivendo la sua stagione migliore. Da un lato, sempre più Paesi scelgono la propria classe dirigente attraverso procedure democratiche. Dall'altro, tuttavia, queste vengono svuotate di significato: si pensi alle modalità con cui si è svolto il voto in Turchia, ad esempio. Le organizzazioni come V-Dem che calcolano il livello di democraticità globale sono testimoni di un calo costante negli indicatori che utilizzano. Un calo che non è una novità (è dal 2012 che i valori sono in diminuzione), ma che sembra orami inarrestabile in maniera preoccupante.

Cosa dicono i sondaggi

Proprio i sondaggi condotti da V-Dem mettono in luce una novità molto rilevante: la disaffezione delle giovani generazioni nei confronti della democrazia. Nel 2018 si è raggiunto il numero massimo (finora) di giovani che vedono favorevolmente figure di "uomini forti" al potere e di quelli che non considerano importante il fatto di vivere in un regime democratico.

Il fenomeno è particolarmente accentuato negli Stati Uniti: nella classifica di V-Dem, la salute della loro democrazia è precipitata dal quinto al trentunesimo posto a livello mondiale. Un peggioramento reso ancora più significativo dal fatto che i valori medi sono calati. Persino in Danimarca, uno dei Paesi che tradizionalmente sono ai vertici della classifica, i valori democratici scricchiolano, a causa di un nazionalismo montante che ha visto l’adozione di leggi discriminatorie e l'ascesa di partiti che un tempo non avrebbero avuto diritto di cittadinanza perché portatori di agende troppo reazionarie.

Un regresso pericoloso e reale

Anna Luehrmann, ex parlamentare tedesca e vice direttrice di V-Dem, riassume la situazione così: "La maggior parte degli aspetti formali del processo elettorale vengono rispettati e sono migliorati in molti Paesi, ma il regresso è avvenuto proprio in quegli aspetti che danno un valore reale al voto".

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