Esteri

Perché il vice presidente di Samsung è stato liberato

Il capo de-facto ha ottenuto, a sorpresa, la sospensione della pena a pochi giorni dalla partenza delle Olimpiadi invernali di Pyeongchang

Lee Jae-yong

Antonino Caffo

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La Corte di Giustizia di Seul ha accolto l’appello della difesa di Lee Jae-yong, vice presidente di Samsung Electronics, condannato lo scorso agosto a cinque anni di carcere. L’uomo, destinato a guidare il colosso sudcoreano dopo l’infarto (e seguente coma) che aveva colpito nel 2014 il padre Lee Kun-hee, è stato rimesso in libertà per effetto del dimezzamento della pena e di una sua sospensione.

Le porte del Seoul Detention Centre si erano aperte per l’imprenditore a seguito di una sentenza per corruzione, falsa testimonianza, appropriazione indebita e trasferimento illegale all’estero di beni sociali.

Cosa dice la decisione della Corte

A sorpresa, nella notte italiana tra il 4 e il 5 febbraio, la Corte ha prima ridotto da cinque a due anni e sei mesi il periodo di reclusione per poi sospendere del tutto la condanna, permettendo al vice di lasciare il carcere e tornare alla sua vita privata. Insieme a lui anche altri due dirigenti del più grande conglomerato del paese hanno beneficiato della stessa indulgenza, attuata da una giustizia che più di una volta si è mostrata clemente nei confronti dei crimini commessi da personaggi dell’alta imprenditoria.

Il Choi-gate

Il mandato di arresto di un anno fa è parte del cosiddetto Choi-gate, l’impeachment che ha coinvolto l'ex presidente della Corea del Sud, Park Geun-Hye, poi destituita. Nel merito del tassello Samsung (ve ne sono tanti altri), la donna avrebbe spinto il 49enne a elargire cospicue donazioni a due fondazioni controllate da Choi Soon-sil, sua amica, in cambio del beneplacito del fondo pensionistico pubblico, il National Pension Service, alla fusione tra Samsung C&T (parte del gruppo Electronics) e la firma tessile Cheil Industries.

L’effettiva realizzazione della mossa finanziaria ha permesso alla famiglia Lee di consolidare ancora di più il proprio potere all’interno dell’assetto chaebol (qui spieghiamo di cosa si tratta) della multinazionale.

Il lavoro della sciamana

Come detto, l’intreccio con Samsung è solo uno dei tanti dei quali Park Geun-Hye aveva tessuto le reti. Tra le altre compagnie interessate ci sarebbero anche LG Electronics e Hyundai, per un totale di circa 70 milioni di dollari spostati verso le fondazioni della sciamana Choi Soon-sil, perno centrale di tutto il Choi-gate.

Nessun viaggio all’estero

Nonostante la decisione di Seul apra, teoricamente, a un ritorno a pieni poteri di Lee alla poltrona di Samsung, che il 1 marzo perderà il suo attuale amministratore delegato Kwon Oh-hyun, pare che la Corte abbia imposto al vice presidente di rimanere in patria per un certo periodo, a meno che non ottenga un permesso dal giudice. Non c’è chiarezza intorno a tale clausola ma è quanto riporta lo studio legale Cho & Partners che, stando alla CNBC, avrebbe tra le mani i documenti della sentenza d’appello.

La casualità delle Olimpiadi

Come mai la giustizia si è espressa proprio in questo periodo circa il destino di Lee Jae-yong? Tra qualche giorno, esattamente il 9 febbraio, prenderanno il via i Giochi Olimpici Invernali di Pyeongchang, proprio in Corea del Sud. Samsung Electronics è partner principale dell’evento, tanto da aver lanciato l’app ufficiale creata assieme all’International Olympic Committee.

Coesione nazionale

Che dovesse tornare una certa sintonia tra azienda e governo era chiaro, soprattutto per mostrare una nazione unita agli occhi di chi guarderà le Olimpiadi, dal vivo o in televisione (o PC, smartphone, quello che sia). Che la nuova pace sia stata raggiunta spingendo la liberazione di Lee è tutto da dimostrare ma sicuramente ciò ha reso il clima più disteso, anche nell’ottica di una rinnovata coesione economica nazionale, visto che è Samsung il conglomerato che più di altri partecipa al Pil del paese, con un cospicuo 17%.

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