Iran: i dieci marinai americani sono stati rilasciati

La cattura delle imbarcazioni Usa nel Golfo persico ad opera dei Pasdaran si risolve in poche ore, come avevano garantito ieri sera Teheran e Washington

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Imbarcazioni nelle acque del Golfo – Credits: Mark Wilson/Getty Images News

 

I dieci marinai americani fermati ieri sera dai pasdaran iraniani nelle acque del Golfo Persico sono stati rilasciati. Lo riferisce la televisione panaraba Al Jazira citando a sua volta la televisione di Stato iraniana.
Lo sconfinamento di due navi americane in acque territoriali iraniane è stato provocato da “problemi meccanici” ai sistemi di navigazione delle imbarcazioni e la “questione si sta risolvendo”: lo ha detto il generale Ali Fadavi, comandante della Marina della Guardia Rivoluzionaria iraniana.

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Bloccate da navi militari dei Pasdaran mentre si trovavano nel Golfo Persico tra il Kuwait e il Bahrein, a qualche chilometro dalle acque territoriali iraniane, le due imbarcazioni Us Navy sequestrate ieri da Teheran  sono state dirottate verso le isole Farsi.

I dieci marinai a bordo, tra cui una donna, stanno bene secondo fonti diplomatiche. E, secondo quanto riferito ieri dal ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif, saranno presto liberati, senza che questo incidente comprometta il percorso di riavvicinamento tra Stati Uniti e Iran intrapreso dall'amministrazione Obama e dal nuovo governo riformista di Teheran.

I toni sul filo del telefono tra Kerry e Zarif almeno erano questi. Non c'è nessuna intenzione, né da parte degli iraniani né da parte degli americani, di trasformare un incidente - come ne avvengono molti nelle acque del Golfo persico - in un casus belli che rimetta in discussione il piano strategico della Casa Bianca. 


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La domanda, semmai, riguarda le ragioni che avrebbero spinto l'Iran  una tale provocazione, tanto più se le due piccoli imbarcazioni americane stavano navigando, come sostiene il Pentagono, fuori dalle acque territoriali iraniane.  La risposta sta nel fatto che i Pasdaran non rispondono - nell'architettura istituzionale teocratica-democratica dell'Iran - al ministero degli Affari esteri, diretto oggi da una colomba come Zarif, ma semmai dall'ayatollah Khamenei. E che è in corso a Teheran - come a Washington e al Congresso - una furiosa battaglia interna sul piano di riavvicinamento Washington-Teheran, che l'ala intransigente del regime, rappresentata dai Pasdaran, mira a sabotare. 

La tempistica del sequestro delle due imbarcazioni confermerebbe questa lettura. A febbraio sono previste in Iran elezioni chiave per eleggere il nuovo parlamento che poi dovrà rinnovare il consiglio chiamato a eleggere il successore dell'ayatollah Khamenei. Il sequestro si inserisce in questo quadro. Ma né KerryZarif paiono avergli dato un peso eccessivo: l'accordo sul nucleare iraniano - del quale mancano tuttora le importantissime clausole applicative - proseguirà. E i marinai - salvo fatti imprevedibili - saranno rilasciati.

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