Esteri

Perché la Chiesa copta è così importante per il Vaticano

Il viaggio di Papa Francesco e il recente attentato hanno riacceso i riflettori sulla più antica e vasta comunità cristiana del Nord Africa

Aspettando il nuovo papa copto

Orazio La Rocca

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Papa Francesco va in Egitto. Le bombe dell'estremismo islamico, che tra i cristiani Copti hanno causato la morte di decine di fedeli e centinaia di feriti durante i riti della Domenica delle Palme, non impediranno al pontefice di portare la sua solidarietà all'altro papa, Teodoro II, il Patriarca di Alessandria e guida spirituale della Chiesa Copta, la comunità cristiana più antica d'Egitto e dell'Africa.

Perché il Papa va in Egitto
Questo viaggio è un gesto di pietà e condivisione spirituale che i due leader religiosi si scambieranno nel corso della visita al Cairo il 28 e il 29 aprile. Questa missione di pace egiziana sta diventando sempre più importante per la Chiesa Cattolica perché la presenza di Francesco può rafforzare la svolta moderata del Imam di al-Azhar, il cosidetto "Vaticano sunnita", che dopo 10 anni di chiusura ha imboccato la strada di un dialogo interreligioso che, a sua volta, potrebbe disarmare quel conflitto culturale che alimenta il sedicente Stato islamico.

Perché è così importante la Chiesa Copta per il Papa
Le comunità cristiane in Medio Oriente e Africa sono quasi del tutto scomparse, costrette ad esodi a causa di una pressione costante, che spesso si traduce in persecuzione, in una vera e propria pulizia religiosa. A questo non scampa la comunità copta egiziana, che rappresenta una delle chiese cristiane più antiche e che conta più di dieci milioni di fedeli. Negli anni i copti hanno avuto rapporti non sempre distesi con la Chiesa cattolica rispetto alla quale mantiene la sua autonomia e distanza anche se, negli ultimi tempi ha cercato di sopravvivere al mondo islamico attraverso un ruolo di sostegno attivo d'ispirazione laica che ha guidato l’Egitto dalla seconda metà del secolo scorso ad oggi.

Chi sono i copti
I Copti d'Egitto risalengono all'anno primo dopo Cristo, quando, grazie alla predicazione dell'evangelista Marco, il cristianesimo si sviluppò lungo tutto il Nilo e tra le popolazioni egiziane. Intorno al IV-V secolo d.C. rappresentavano addirittura la stragrande maggioranza del Paese fino alla conquista da parte dei musulmani, ma che ora, malgrado secoli di oppressioni e di isolamento, è saldamente ancorata al 10-15 per cento degli egiziani, pari a circa 10-15 milioni di egiziani. Senza contare i copti presenti in Etiopia, in Eritrea, in Sudan, in Canada, negli Usa e in Australia.

Una Chiesa cristiana da oltre 15 secoli completamente autonoma dalla Chiesa di Roma, dalla quale si staccò – ancor prima del grande scisma d'Oriente dell'anno 1054 – intorno al quinto secolo in seguito alle decisioni prese dal Concilio di Calcedonia sulla delicata questione della natura divina e umana di Gesù Cristo. Un pronunciamento non condiviso da rappresentanti dei Copti, i quali proprio all'indomani di quel Concilio decisero di staccarsi dalla Chiesa latina e greca.

E da allora iniziò per i Copti d'Egitto un lungo cammino di isolamento che durò una quindicina di secoli con le gerarchie cattoliche. Isolamento che incominciò ad essere scardinato all'indomani delle risoluzioni del Concilio Vaticano II che ebbe proprio nell'ecumenismo uno dei suoi punti più caratterizzanti. Ecumenismo inteso come dialogo a tutto tondo con ogni comunità cristiana, Copti compresi. Dalla Conclusione del Concilio del 1965 inizia così un cammino di dialogo che porta all'incontro tra la Chiesa cattolica romana e quella copta solo otto anni dopo, dopo 15 secoli di lontananza assoluta.

Ma saranno necessari altri 15 anni di confronti e ulteriori incontri a livello di delegazioni e di commissioni bilaterali, per arrivare alla stipula di una dichiarazione comune tra le due Chiese con la quale si sanerà, sostanzialmente, la frattura teologica in materia di cristologia avvenuta dopo il Concilio di Calcedonia. Parole profonde e semplici che hanno sancito tra le due Chiese una ritrovata unità, pur con reciproca indipendenza strutturale ed organizzativa.

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