Redazione

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La Turchia continua a bombardare sul territorio siriano l'Isis ma anche le forze curde alleate degli Stati Uniti.
Per Ankara, sono entrambi nemici, sullo stesso piano.

Tanto è vero che li combatte senza quartiere (i curdi da più tempo rispetto al Daesh, per la verità) sul proprio territorio ma anche oltre confine.

Centinaia di ribelli siriani sostenuti da Ankara sarebbero già ammassati nei pressi di Karkamis, in Turchia a ridosso della frontiera, in preparazione di un attacco alla città siriana di Jarablus controllata dallo Stato islamico.

Martedì il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, ha affermato che il suo governo è pronto a combattere sia i jihadisti dell'Isis sia le milizie curde "all'interno e all'esterno" della Turchia.

Parole che suonano come una messa in guardia contro le forze curde dell'Ypg che, dopo avere strappato all'Isis una decina di giorni fa la città di Manbij con la copertura area della Coalizione internazionale a guida Usa, potrebbero avanzare verso Jarablus.

Il timore della Turchia è quello che le milizie dell'Ypg, che accusa di essere affiliate ai separatisti curdi turchi del Pkk, possano saldare i loro territori nel nord della Siria arrivando a controllare centinaia di chilometri lungo la frontiera turca, in una sorta di Stato curdo in nuce.

Negli ultimi sei giorni anche il governo siriano, acerrimo nemico di quello turco, ha ingaggiato combattimenti senza precedenti contro le milizie curde nella città di Hasaka, sospesi solo nel pomeriggio di martedì grazie a un cessate il fuoco annunciato dai media ufficiali di Damasco.

L'accordo, secondo l'agenzia governativa Sana, prevede che i miliziani dell'Ypg tolgano il blocco imposto alla strada fra Hasaka e Qamishli, situata un'ottantina di chilometri a nord-est al confine con la Turchia, lasciando libero accesso alle truppe di Damasco.

Ma fonti vicine all'Ypg affermano che esso consente anche ai miliziani curdi di mantenere il controllo delle parti della città conquistate in questi giorni di combattimenti. Secondo l'Osservatorio nazionale per diritti umani in Siria (Ondus), i curdi si sono impadroniti ormai del 90 per cento della città, compresa l'area dove sorge la prigione centrale.

Intanto una calma tesa sembra essere tornata a Hasaka, nel nord della Siria, grazie a un cessate il fuoco tra gli stessi curdi e le forze governative di Damasco dopo sei giorni di combattimenti.

Ad Aleppo, invece, si continua per ora solo a discutere di una possibile tregua di 48 ore chiesta dall'Onu per fare arrivare aiuti umanitari ai civili e scongiurare quella che per il sottosegretario generale dell'Onu Stephen O'Brien potrebbe rivelarsi "una catastrofe umanitaria senza pari in oltre cinque anni di carneficina".

La tregua verrà annunciata "dopo che l'inviato Onu in Siria Staffan De Mistura" dirà che gli aiuti "sono pronti per essere consegnati agli abitanti della città", ha detto il vice ministro della Difesa russo Anatoli Antonov citato dalla Tass.

Mosca, ha aggiunto, "in cooperazione con le autorità siriane, è pronta a fornire assistenza nella consegna degli aiuti attraverso i corridoi umanitari che sono stati creati".

(Ansa)

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