Parla la talpa dei servizi polacchi in Vaticano - Esclusivo

Tomasz Turowski, 68 anni, ex maggiore dei servizi segreti polacchi si racconta: "Io, accanto a Papa Wojtyla"

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Papa Giovanni Paolo II saluta gli oltre 20 mila ragazzi riuniti in piazza San Pietro in occasione dell'incontro con i giovani il primo aprile 2004 – Credits: ANSA / FILIPPO MONTEFORTE

Redazione

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"La mia missione iniziale era ottenere documenti top secret della Nato. Mi mandarono a Roma, ci rimasi dal 1977 al 1980. Il mio nome in codice era Dzierzon, cioè “colui che tiene in pugno qualcosa con sicurezza”. E il mio codice di rapporti era 10682".

Parla così Tomasz Turowski, 68 anni, ex maggiore dei servizi segreti polacchi entrato in Vaticano sotto copertura come novizio gesuita, in un’intervista esclusiva che il settimanale Panorama pubblica nel numero in edicola da giovedì 8 dicembre.

"Ricevevo istruzioni grazie a un radioricevitore che avevo nascosto in camera" racconta Turowski a Panorama. "Inviavo messaggi via posta, con testi cifrati occulti, nascondendoli nelle fotografie, in strati fotosensibili, o in pellicole di microfilm. In casi importanti arrivavano corrieri dalla Polonia".

Nel 1978 Karol Wojtyla viene eletto Papa. E Turowski spiega che "L’elezione cambiò la mia missione, perché le autorità polacche erano interessate ai piani “politici” del Papa e alla sua sicurezza".

Panorama chiede: volevano ucciderlo? Turowski risponde: "No, volevano garantire la sua incolumità perché i segretari del Partito comunista sapevano che se fosse successo qualcosa al Papa, i primi sospettati sarebbero stati loro".

Turowski aveva frequenti contatti con Giovanni Paolo II. Che forse ebbe qualche sospetto: "Una volta" dice l’ex 007 a Panorama "mi chiese: Tomasz, qual è la tua vera missione? E io risposi: servire la patria e badare alla sicurezza del Pontefice".

Turowski sostiene che l’attentato del 1981 a Karol Wojtyla sia stato ordito dal "terrorismo islamico" e che comunque "forse nemmeno Ali Agca sa chi sia stato il vero mandante".

Infine, Turowski rivela a Panorama che in Vaticano c’erano e ci sono altre talpe: «Uno, il cui nome in codice era Russo, ha lavorato fino a poco fa per Papa Francesco».

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