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Mentre nel nord della Francia, con il trasferimento delle donne con figli, si stanno concludendo oggi le operazioni di smantellamento del centro di accoglienza temporanea Jules-Ferry di Calais, nella capitale della Francia, a meno di 300 chilometri dalla cosiddetta "Giungla", un altro accampamento improvvisato vede crescere il numero di migranti presenti, aumentati in pochi giorni da 2 a 3 mila. Si tratta, in particolate, di eritrei, afghani e sudanesi.

Accade nella zona nord-orientale di Parigi, dove sotto un ponte ferroviario tra le stazione della metropolitana di Jaure's e di Stalingrad, lungo l'Avenue de Flandre, è nata una vera e propria tendopoli dove si attende il futuro in condizioni disperate. Secondo le associazioni - smentite però dalle autorità - molti dei nuovi arrivati provengono proprio dal campo profughi di Calais. Si tratterebbe, in particolare, di coloro che si sono rifiutati di essere trasferiti nei centri di accoglienza e orientamento (Cao) dello Stato.

Dopo che le associazioni umanitarie hanno lanciato l'allarme sul numero sempre più importante di rifugiati e richiedenti asilo accampati nell'area, il presidente François Hollande, e il ministro dell'interno, Bernard Cazeneuve, hanno annunciato nei giorni scorsi che entro breve anche questo accampamento verrà chiuso. 

Nei mesi scorsi il sindaco di Parigi, Anne Hidalgo, ha promesso un centro di accoglienza nella capitale entro la fine dell'estate. "Lo stanno aspettando tutti, e presto effettivamente verrà aperto - ha spiegato però la volontaria Clémence Moinard, intervistata dall'ANSA nella tendopoli - ma non facciamoci illusioni: si tratta di strutture da massimo 400 posti. Tutti gli altri dove li mettiamo? Qui sono già in tremila".

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