Gli attacchi ISIS a Parigi
Esteri

Parigi, Stade de France: cronaca di una strage mancata

La terribile notte di Francia-Germania ricostruita "a freddo". Con una certezza: gli addetti alla sicurezza del cancello D hanno evitato un altro Bataclan

Davanti agli 80 mila spettatori sugli spalti, inclusi il presidente francese Francois Hollande e l'allenatore della Roma Rudi Garcia, Francia e Germania sono ancora sullo 0-0 quando l'uomo si presenta ai cancelli dell'ingresso D dello Stade de France. Biglietto alla mano, con tutta probabibilità conta su un rilassamento dei controlli, sul fatto che lo facciano passare "alla svelta", visto che si è già perso 15 minuti di gioco di quell'amichevole di lusso...

Un petardo... mortale
Per fortuna l'uomo perde però la sua scommessa. Per fortuna i responsabili della sicurezza all'ingresso - mentre echeggiano i cori dei tifosi, tra i quali si contano tanti bambini portati da genitori a nonni a vedere i "Les Blues" contro i campioni del Mondo - non vengono meno al loro rigido protocollo. E allora diventa difficile, praticamente impossibile, non accorgersi che quel ritardatario ha una cintura d'esplosivo in vita. Ci dev'essere comunque un attimo di sorpresa, di esitazione: abbastanza perché quello possa scappare tornando sui suoi passi, lontano dai cancelli e dagli spalti con gli 80 mila del tutto ignari del pericolo che incombe su di loro.

 

Cinque minuti dopo, quando il tabellone dello Stade de France segna circa il ventesimo di gioco e gli orologi di Parigi le 21.20, all'interno dell'impianto avvertono un boato e pensano al solito imbecille che non riesce a rinunciare a far esplodere un mega-petardo nemmeno in un'amichevole, più o meno di lusso che sia. Nessuno, in quella festosa serata di un venerdì che sta per diventare il più nero della storia di Francia dalla fine dell'ultima guerra, pensa a una bomba, tanto meno a un kamikaze dell'Isis che si fa esplodere a pochi metri di distanza, in quell'avenue (la Jules Rimet) dedicata a quel francese così sognatore da "inventare" la Coppa del Mondo.

L'unica vittima
Non ha invece proprio il tempo di pensarci il povero Manuel Dias, 63 anni, portoghese trapiantato a Reims, dov'è tra l'altro membro attivo della comunità lusitana. Di professione conducente di bus, sta passeggiando fuori dallo Stade de France dopo averci portato un gruppo di tifosi: magari si attende un boato della folla per un goal, certo non quello dell'esplosione innescata da quell'uomo che sta correndo verso di lui, lui che risulterà l'unica vittima tra i civili nella zona dello Stade de France.

La scelta dei ct
Dopo il primo, altri due kamikaze si fanno infatti esplodere nella zona dello stadio: uno sempre in avenue Jules Rimet alle 21.30, in prossimità del cancello d'ingresso H, un altro in rue de la Cokerie alle 21.53, non troppo lontano da dove i servizi di sicurezza fanno passare pochi minuti dopo l'auto di Hollande. Perché intanto è scattato l'allarme, anche se è lo stesso presidente francese a chiedere che non venga diffuso all'interno dello stadio per non creare panico in quella folla che però qualcosa inizia a sospettare, anche solo per gli sms in arrivo da parenti e amici. Hanno invece solo certezze i due ct, Didier Deschamps e Joachim Löw, che - avvisati della situazione, come si apprenderà in seguito - decidono comunque di non dire nulla ai giocatori e continuare il match... 

Un occhio al campo, un altro allo smartphone, la partita va così avanti fino al 90°, dopo il quale tanti spettatori affluiscono sul campo mentre iniziano a diffondersi le notizie degli attacchi a ristoranti e bistrot, preludio all'ultima e più sanguinosa esplosione di violenza del Bataclan. Che per fortuna sfiora solamente gli 80 mila dello Stade de France, inclusi quei 1.200 spettatori invitati dalla Lufthansa - pagando loro viaggio e biglietto - per ringraziarli di quanto fatto in occasione del disastro aereo della Germanwings. Altra folle tragedia di questo 2015 orribile non solo per la Francia.

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