Panama Papers: Serghei Roldugin, il violoncellista ombra di Putin

Nello scandalo dei paradisi fiscali è coinvolto anche un vecchio amico del presidente russo. Ecco chi è, e perché il suo ruolo è importante

Massive document leak taints 140 international politicians, officials

Vladimir Putin e Serghei Roldugin – Credits: Ansa

Si chiama Serghei Roldugin, è un violoncellista molto conosciuto in Russia (dirige il conservatorio di San Pietroburgo) e da ieri anche in tutto il mondo. Non tanto per i suoi meriti artistici, ma perché è finito al centro dello scandalo Panama Papers. Roldugin infatti sarebbe stato, per conto di Vladimir Putin, il terminale di un trasferimento sotto banco di due miliardi di dollari ,partiti da Bank Rossiya per essere indirizzati poi a Cipro e nel paradiso delle Isole Vergini Britanniche.

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In una foto del 1985, pubblicata sul sito del "Guardian": da sinistra, Vladimir Putin (che ha in braccio la figlia Maria), Ira e Serghei Roldugin. – Credits: www.theguardian.com

Una vecchia amicizia

Per raccontare chi è Roldugin, il Guardian parte da una vecchia foto. È il 1985, al centro dell'immagine virata seppia c'è un giovane Vladimir Putin, che tiene in braccio sua figlia Maria. È il giorno del battesimo della bambina. A destra di Putin c'è la mama della piccola, Lyudmila, e alla sua sinistra ci sono Ira e Serghei Roldugin, scelti come madrina e padrino. Una scelta naturale, dal momento che Roldugin è il miglior amico di Putin: i due si conoscono da quando Vladimir frequentava la scuola di addestramento del Kgb con il fratello di Serghei. Il Guardian racconta come fu proprio Roldugin a far conoscere Putin e Lyudmila, che sarebbe poi diventata sua moglie, e spiega anche come l'attuale "mito" che in Russia circonda Putin sia dovuto, in gran parte, proprio ai racconti sulla sua giovinezza diffusi in abbondanza dall'amico Roldugin.

Qui sotto, il video realizzato dal Guardian per spiegare come Putin ha guadagnato miliardi attraverso le società off shore

Ricchezza

Con gli anni tutti gli uomini dell'entourage di Putin hanno avuto successo e si sono arricchiti. Ma Serghei Roldugin nel 2014 rilasciava un'intervista al New York Times in cui spiegava di condurre una vita quasi modesta: "Ho un'auto, un appartamento e una dacia. Non sono milionario". I fatti però dimostrerebbero il contrario: sempre secondo il Guardian avrebbe guadagnato anche lui milioni, grazie anche alla sua partecipazione alla più redditizia agenzia di pubblicità russa.

Un altro uomo di fiducia

Nei documenti di Panama Papers risulterebbero almeno cinque società off shore riconducibili a Roldugin e alla Rossiya Bank, struttura molto vicina a Putin dal 1990, quando San Pietroburgo si chiamava ancora Leningrado. Anche Yury Kovalchuk, uno dei maggiori azionisti e presidente della banca, è legato a Putin dal doppio filo dell'amicizia di vecchissima data e degli affari. Ancora un uomo di provata fiducia, a cui affidare con la massima sicurezza i propri interessi economici. E mentre, secondo le primissime ricostruzioni, probabilmente Roldugin aveva poco più della funzione di prestanome, senza essere l'ideatore delle operazioni finanziarie, sicuramente il ruolo di Kovalchuk e della sua bamca è stato più fattivo.

La banca-portafoglio

Tutto il network di società offshore legate a Roldugin è stato costruito proprio dalla Rossiya Bank, che il governo Usa da anni identifica come il portafoglio di Putin. La banca, attraverso lo studio legale di Zurigo Dietrich Baumgarten and Partners,  affidava ai legali di Missak Fonseca l'incarico di costituire e occuparsi delle società offshore. I soldi portati fuori dalla Russia e messi in salvo così dalla pressione fiscale, tornavano nel paese sotto forma di investimenti redditizia della società Ozon, anche questa legata in modo indiscutibile a Putin. Ozon ha realizzato, ad esempio, il gigantesco comprensorio sciistico di Igora, vicino a San Pietroburgo.

E mentre la ricostruzione degli affari di Putin fuori dalla Russia, in queste ore è al centro dell'interesse di tutta la stampa mondale, Serghei Roldugin, interpellato dai giornalisti, sì è limitato a rispondere che sono questioni "importanti e molto delicate".

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