Ancora tensione in Palestina

Ecco perché slitta la riconciliazione fra Hamas e Al-Fatah

Credits: Afp/Getty Images

CHE COSA È SUCCESSO
Non è un caso che l’annunciata riconciliazione fra Hamas e Al-Fatah, i due movimenti più forti nel mondo palestinese, slitti ancora in vista del viaggio di Barack Obama in Israele e a Ramallah del 20 marzo. Gli Usa la vedono come fumo negli occhi, per non parlare di Israele. Hamas, che governa a Gaza, e Al-Fatah, in Cisgiordania, si sono scannati nel 2007 per il controllo della Striscia in una brutale guerra civile. Solo nel 2011 è stata siglata al Cairo una riconciliazione, ma sono rimaste le divisioni sulla spartizione del potere e sui rapporti con Israele. L’obiettivo è tenere elezioni credibili in tutti i territori palestinesi. Se fino a oggi Hamas e Al-Fatah incarceravano e torturavano i militanti rivali, l’8 e 9 febbraio si sono incontrati al Cairo per gli ultimi dettagli sulla «riunificazione». Gli incontri sono falliti su pressione Usa, secondo Hamas. Ma sul terreno sono iniziate le registrazioni dei votanti palestinesi per le elezioni, che potrebbero tenersi fra tre mesi.

CHE COSA HANNO SCRITTO

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«Secondo Hamas, la visita del presidente americano Obama influirà ingiustamente sui colloqui di pace con Al-Fatah» scrive il sito d’informazioni sul Medio Oriente Arabstoday, che parla di una possibile cancellazione dell’annunciato accordo fra i movimenti palestinesi. Per il quotidiano arabo Asharq al-Awsat il capo dei negoziatori di Al-Fatah, Saeb Erekat, non demorde: «Gli Usa possono anche non volere l’accordo, ma per il presidente Abbas (leader di Al-Fatah, ndr) la riconciliazione è interesse prioritario». Non ci crede Talal Okal, analista politico di Gaza: alla Reuters ha dichiarato che le «due fazioni non sono ancora pronte alle necessarie concessioni. Hanno ancora timore di spartire il potere». Forse ha ragione Naeem Doghmosh, palestinese, 56 anni, che si è registrato per il voto che dovrebbe scaturire dalla riconciliazione: «La speranza è minima. È come l’aspirazione di Satana di tornare in paradiso».

CHE COSA SUCCEDERÀ?
Una chimera. O solo l’ennesimo carrozzone burocratico che si crea attorno a un negoziato. La riconciliazione in casa palestinese ha il sapore di traguardo che non si raggiungerà mai. Hamas e Al-Fatah, divisi di fatto dal 2007, negoziano da anni senza arrivare mai al punto di rottura definitivo o all’accordo. In ballo ci sono il riconoscimento reciproco e la ristrutturazione del potere palestinese. Non è un dettaglio che il vero braccio di ferro sia sul voto. Soprattutto si dovrebbe rinnovare il parlamento dell’Olp. Ed è sul ruolo di Hamas in un’Olp riformata che è concentrato il confronto.

Il parere di Paola Caridi
analista del mondo arabo, autrice del libro Hamas (Feltrinelli).

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