Esteri

Pakistan, la strage nella moschea

Oltre 50 morti nell'esplosione in un luogo di preghiera sciita, rivendicata da un gruppo integralista sunnita

Pakistan Shiite mosque bombing kills 43

Redazione

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Una bomba esplode violentissima in mezzo alla folla dei fedeli sciiti che escono dalla moschea, nel giorno della preghiera: a terra nel sangue restano decine di loro, almeno 55, fra cui almeno tre bambini, e 60 resteranno feriti. Questo il bilancio di un nuovo brutale attacco terroristico contro la comunità sciita nel Pakistan. 

 

L'attentato e' avvenuto a Shikarpur, nella provincia meridionale di Sindh, nel luogo dove si trova la Imam Bargah Maula Karballa (luogo di preghiera degli sciiti) ed è stato rivendicato dal movimento fondamentalista Jandullah (Soldati di Dio), autore in passato di molte altre azioni violente contro la minoranza musulmana. Secondo una prima ricostruzione, la strage è stata provocata da una bomba composta da circa cinque chili di esplosivo nascosta in una borsa abbandonata tra i fedeli che in quel momento erano riuniti per la Preghiera del venerdì. Ma la dinamica non è ancora del tutto chiara. Non è infatti del tutto esclusa la presenza di un kamikaze che potrebbe essersi mescolato tra la folla.

L'azione ha sollevato la rabbia di un'organizzazione sciita, chiamata Majlis Wahdat ul Muslimeen (Mwm), che ha proclamato tre giorni di lutto e che ha inscenato una protesta nella metropoli di Karachi contro il governo locale, accusandolo di non garantire abbastanza sicurezza nel luogo di culto. Anche il presidente Nawaz Sharif, in un comunicato, ha espresso una dura condanna contro l'attentato, che è uno dei più gravi contro la comunità sciita, considerata come eretica dalla maggioranza sunnita.

In un messaggio inviato ai giornalisti, un portavoce del gruppo estremista sunnita Jandullah ha detto che l'attacco "è stato contro gli sciiti perché sono i nostri nemici". La città di Shikarpur, circa 500 km a nord di Karachi, è stata teatro di diversi attacchi anti sciiti negli ultimi due anni. Nel maggio del 2013, un politico locale, Ibrahim Jatoi, era scampato a un attentato suicida. Sempre nello stesso anno, un religioso Pir Syed Hajan Shah, è stato ucciso da una bomba insieme ad altre tre persone in una dargah (santuario sufi). Fino a qualche tempo fa il gruppo Jandullah era considerato affiliato al movimento armato talebano del Tehrik-e-Taleban Pakistan (Ttp), ma quest'ultimo lo ha disconosciuto dopo l'attacco ad una storica chiesa di Peshawar nel settembre 2013 in cui sono morti circa 90 cristiani. (ANSA).

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